Perché sentiamo il bisogno di andare OLTRE?

Oltre ogni spiegazione plausibile, oltre ogni interpretazione fatta, oltre la realtà che viviamo, oltre la verità che conosciamo…

Le ovvietà e le superficialità non soddisfano appieno il desiderio umano di realizzarsi e di appagare la sete di conoscenza. C’è una forza straordinaria e misteriosa che si muove in lui e lo spinge ad andare oltre, a cercare altrove, sempre e ovunque.

Dio ha messo nel cuore umano il concetto di eternità affinché non trovi l’inizio delle sue cose (Ecclesiaste 3:11). Vive nella natura umana una ricerca senza fine del nuovo e del diverso. Abbiamo bisogno di credere in qualcosa di impenetrabile, di distante, in una realtà nuova, in una visione della vita che plachi il senso di esplorazione interiore. Siamo dotati di una mente straordinaria che si spinge oltre la nostra immaginazione.

Quando sorgono nuove interpretazioni, diverse verità, differenti storie e punti di vista, sentiamo la necessità di uscire fuori dagli schemi che ci siamo costituiti, dalle verità che conosciamo, dalla realtà in cui viviamo. Quando qualcosa non va, quando gli interrogativi della nostra esistenza premono forte nella nostra mente, proviamo il desiderio di evadere, di aprirci a nuove idee, a nuove prospettive.

Senza rendercene conto stiamo chiedendo aiuto, sentiamo di avere nuove esigenze da soddisfare, vuoti da colmare. Abbiamo bisogno che qualcuno risponda alle nostre domande, qualcuno che ci spieghi perché non ci è stata raccontata tutta la verità. In noi si agitano vorticosamente dubbi e perplessità. Proviamo una sete di conoscenza che non si placa nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti e alla sua logica.

Cerchiamo in continuazione una verità che vada oltre la verità, un Dio che vada oltre Dio. “OLTRE”, un semplice avverbio che ci spinge ad andare avanti, sempre più in là, senza soste e senza interruzioni. La natura dell’uomo è quella di spingersi in avanti, proiettarsi nel futuro, non fermarsi mai di fronte all’immensità dell’infinito.

Andare “oltre” è superare ogni punto ideale, ogni limite, ogni speranza, varcare il semplice credere. C’è sempre qualcosa da aggiungere all’oltre. L’oltre non finisce mai. E allora, cosa viene dopo Dio? Cosa succede a quelli che dopo essersi allontanati da Dio si sentono smarriti e sono ancora alla ricerca di un nuovo Dio e in una nuova verità?

Molto spesso, l’uomo deve rinunciare al suo passato se questi pregiudica il nuovo. Kearney, nel suo libro Ana-teismo, Tornare a Dio dopo Dio, scrive “Attraverso il disorientamento può dunque nascere un riorientamento. In questa nuova prospettiva di ricerca, “cercare Dio dopo Dio si può interpretare come un desiderio di ritrovare una relazione autentica con lui: una relazione diversa dalle “liturgie senza trascendenza” e da un modo di adorare Dio senza Dio”.

Anche noi scrivemmo: “Ci chiamiamo fratelli e chissà se ci conosciamo davvero come fratelli e sorelle. Serviamo lo stesso Dio eppure siamo così diversi nel servirlo. Crediamo di adorare Dio con fede ma non sempre è così. Nonostante tutto, Dio è sempre lo stesso Dio. Lui non cambia, salvo che non sia lui a volerlo. Egli può concedere a chiunque lo desidera una seconda disponibilità per ritornare a lui, provvedendo, se necessario, una fede oltre la fede. Una fede vitale in grado di tornare a Dio dopo Dio”. (Tornare a Dio dopo Dio)

Quand’è allora che ci si spinge troppo in là?

Riguardo ai limiti del mare, in Giobbe 38:8-11 leggiamo: “Chi ha sbarrato con porte il mare, quando impetuoso è uscito dal grembo, quando l’ho vestito di nubi e l’ho avvolto nella fitta oscurità, quando gli ho posto un limite e gli ho messo sbarre e porte, dicendogli: ‘Puoi arrivare fin qui, e non oltre; qui si fermeranno le tue orgogliose onde’?” Se persino il mare, nella sua vastità, ha un limite, tanto più ce l’hanno gli uomini imperfetti.

Per il tuo bene “non andare oltre ciò che è scritto”. 1 Corinti 4:6

L’uomo ha troppi limiti, troppi confini e linee terminali. Troppo grande è la divisione tra uomo e creazione, tra uomo e Dio. Per quanto ci sforziamo di oltrepassare questo limite, senza Dio e la sua Parola, non raggiungeremo mai la completezza che bramiamo. Si dice che oltre certi limiti la libertà degenera in anarchia. Vivere senza limiti è pericoloso, perché la vita umana è fatta di limiti e di leggi fisiche, nonché di leggi morali e spirituali.

Adamo ed Eva cercarono di andare oltre ciò che Dio aveva loro stabilito. E conosciamo le conseguenze di quella scelta. In una circostanza l’arcangelo Michele ebbe una disputa con il Diavolo per il corpo di Mosè. Riconobbe un suo limite e lasciò che fosse Dio a emettere il giudizio. Mentre ci sono uomini limitati che parlano in modo offensivo di ciò che non capiscono, come animali privi di ragione (Giuda 9,10).

Andare oltre non sempre è vantaggioso per alcuni. Per altri invece è profittevole. Molto dipende dallo spirito con cui si cerca di andare oltre certi steccati e cosa si spera di trovare una volta arrivati oltre. 

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA