Perdersi e ritrovarsi

pascilemiepecorelleGesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu più di questi?” Gli disse: “Signore, tu sai che ho affetto per te”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. – Giov. 21.15

Prima di fare alcune riflessioni su questa conversazione tra Gesù e Pietro, è bene ricordare il contesto che precedette la morte di Gesù. Se Pietro fosse stato davanti a un comitato giudiziario per essere giudicato di alto tradimento e per aver ripudiato Gesù, i capi di accusa sarebbero stati pesantissimi:

1. Abbandono e fuga dal Getsemani, dopo aver rischiato di provocare gravi disordini con la reazione inconsulta della spada;

2. Eccesso di difesa e gravi lesioni allo schiavo del sommo sacerdote;

3. Mancanza di coraggio e di spirito di iniziativa nell’impostare la difesa di Gesù nel rispetto della legge;

4. Messo nella condizione di confessare apertamente chi era Gesù, l’imputato rinnega vergognosamente il Figlio di Dio, in circostanze banali dove non c’era alcun bisogno di farlo;

5. Non ha fatto nulla per salvare Gesù. Sarebbe bastato radunare alcuni testimoni per farli parlare, radunare gli altri apostoli e far suscitare alla folla di seguaci un’opinione pubblica favorevole al fine di ottenere il rinvio del processo e attendere che non fosse Pilato e il Sinedrio a giudicarlo, ma un giudice onesto e imparziale. Egli era l’unico che in quei momenti concitati aveva il dovere di farlo. Eppure non lo ha fatto, lasciando ai farisei di farlo in versione accusato

Pietro si rese quindi corresponsabile della condanna del suo Signore.

Sentenza del comitato giudiziario: “Pietro non è degno di fiducia. Non è stato all’altezza del suo compito e si è dimostrato incapace di guidare gli altri discepoli. Inoltre, nel momento più difficile si è dato alla fuga rinnegando ripetutamente le sue opere e il suo Maestro. Di conseguenza si prendono i dovuti provvedimenti disciplinari:

1. Sia allontanato dalla futura congregazione nascente;

2. Sia privato del saluto e della compagnia degli altri discepoli;

3. Fra un paio di anni se si mostrerà ubbidiente alle direttive che saranno impartite dalla nuova classe dirigente e farà i passi necessari per un suo ravvedimento, potrà essere di nuovo accolto, ma privato di cariche importanti, affinché la gente non inciampi e non dica: “Predica ma in pratica non ha fatto nulla”.

4. Pertanto si dovrà valutare il suo pentimento e in seguito se sarà riammesso dovrà farsi “vedere” il meno possibile. Niente parti, incarichi e responsabilità fin quando non avrà riottenuto la fiducia completa della congregazione.

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Invece Gesù cosa fa? Restituisce a Pietro quella fiducia che aveva perso. Perdersi e ritrovarsi: è in questo ambiente che Gesù si muove e lo fa in modo apparentemente paradossale e illogico dal punto di vista umano. Restituisce la fiducia a Pietro in modo costruttivo e non punitivo. Gesù lo riporta alla stima di sé e alla capacità di essere di nuovo qualcuno. Non lo interroga alla maniera di un comitato giudiziario, ma fa appello all’amore. Scava nel cuore di Pietro per cercare il meglio e non il peggio, perché sa che in fondo Pietro non è venuto meno, malgrado l’evidenza dei fatti.

“Sai amare?” gli domanda Gesù. E’ su queste parole che si gioca il destino di un uomo e della futura congregazione cristiana. Gesù non pone tre diverse domande: una sulla mancanza di coraggio, un’altra sulle capacità organizzative e infine una sul pentimento. Fa le stesse domande per affermare ciò che più conta nella vita cristiana: l’amore agape, l’amore come dono. E’ l’amore di Dio, quello che crea la possibilità di amare, rendendo a sua volta l’altro capace di amare. Dal processo a Gesù, Pietro ha imparato a conoscere le sue debolezze, le sue cadute, le sue umiliazioni. Gesù parte da questa consapevolezza di Pietro per ricostruirgli una nuova personalità.

Gesù non dice: “Ami la congregazione?” “Ami i tuoi fratelli?”. Si accontenta di dire: “Ami me?”. Gesù non espelle Pietro cacciandolo dai suoi discepoli, non lo rimuove dall’incarico e non lo disciplina. Al contrario, gli affida una grande missione: “Pasci tutto il mio gregge di pecore e agnelli”. Gesù sa bene che Pietro lo ama molto ed è in grado di assolvere questo incarico. Vede oltre i fatti. Pietro era un pescatore, ma Gesù in questa circostanza usa la metafora del pastore. Il pastore è un po’ padre e un po’ madre del gregge. Non è un amministratore di beni materiali come gli immobili, non è un contabile dei rendiconti economici delle varie Sale del Regno, né gestisce le contribuzioni dei fratelli e delle sorelle, non è un abile organizzatore di grandi congressi o delle filiali mondiali e non è nemmeno un videoman.

A chi gli è molto perdonato, molto ama

Il pastore ha rapporti di profonda, affettuosa e amichevole responsabilità con ciascuna pecora, attraverso una serie di impegni basati sull’amore. Se da una parte ci si può perdersi (tentennanti, inattivi e disassociati) dall’altra (anziani e sorveglianti) devono essere consapevoli che più incarichi assumono più diventano fragili e manchevoli. E’ facile perdersi negli incarichi diventando disinteressati, egoisti, narcisisti, ripiegati sul proprio orgoglio, preoccupati del comando piuttosto che dell’amabilità tra fratelli.

Gesù interroga sull’amore che ognuno manifesta e poi affida a chi sa amare i suoi discepoli. Nessuno come Gesù poteva comprendere quanto fosse grande o piccolo l’amore di Pietro nei suoi confronti. Inoltre, Gesù sapeva bene che chi passa per la prova e gli è molto perdonato se sbaglia, molto ama. Pietro si è perso e Gesù lo ha aiutato a ritrovarsi. Ha vissuto il ministero che Gesù gli ha affidato non come conseguenza di una punizione o una disciplina, ma come una grande missione vissuta con tanto amore: “Pascere con tenera cura le pecore di Cristo”.

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Commenti (1)

  • Anonimo Anonimo1

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    Gesù disse che L’ AMORE avrebbe dimostrato di essere suoi discepoli e non la predicazione e non le costruzioni e non i comitati giudiziari dove di amorevole non cè nulla. Quando uno commette un peccato è una questione tra lui e Dio e nessun altro. I comitati sono illegali e poco amorevoli, anzi umiliano solo chi ci capita.

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