Perdersi per sentirsi bruciare nell’amore di Dio

Dalle storie che riceviamo, quasi tutte dicono che nella perdizione, molti fratelli e sorelle lontane, hanno sentito bruciare le mani di Scritture. Sono scesi nelle profondità del loro spirito e hanno trovato le fiamme di Iah ardere dentro. Pubblichiamo una di queste storie scritta da un fratello “lontano”, dove esprime i suoi sentimenti sulla sua condizione spirituale e che rispecchia quella di molti altri “inattivi”. Le parole virgolettate sono prese dal Cantico dei Cantici. 

Là dove le «espressioni di tenerezza sono migliori del vino», un vessillo dell’amore tenero di Dio fa sentirci «come un asfodelo della pianura costiera, un giglio dei bassopiani», un amore la cui «sinistra è sotto la mia testa; e la sua destra mi abbraccia» per stringermi delicatamente al suo petto.

«La stagione delle piogge è passata, il rovescio di pioggia è finito, se n’è andato. I fiori stessi sono apparsi». Il mio Dio è mio e io sono suo. Ritorno a Dio, solo a Dio. Troppe notti ho cercato «colui che la mia anima ha amato. Lo cercai ma non lo trovai». Destati o vento del nord, vieni vento del sud, soffia nel giardino del mio cuore. «Ho cercato, ma non l’ho trovato».

Come posso accogliere Dio nella mia perdizione? E quando lo trovo come accoglierlo in piena notte oscura? Fremo di gioia per quel momento, ma quando oso andare alla porta, aprirò il mio cuore? Scomparirà e non ci sarà? Mi alzai dalla notte oscura «e le mie stesse parti divennero tumultuose dentro di me. Mi levai e aprì» le porte del mio cuore. Il mio Dio non si era ritirato e non era passato oltre. Lo cercai e lo trovai. Lo chiamai e mi rispose. Sono malato di Dio.

Io sono del mio Dio e il mio Dio è mio. Torno a te, torno per guardarti o mio Dio. E il suo sguardo fu verso di me. L’amore di averti ritrovato nelle pagine delle Scritture mi ha risvegliato a nuova vita. La passione brucia le mie mani, e ora siamo uno. «Il suo divampare è come il divampare del fuoco, la fiamma di Iah, le cui acque non possono estinguere l’amore, né i fiumi stessi possono travolgerlo». Torno a te, mio Dio amato, tu mi hai saccheggiato il cuore. Io non ti vedo, mio Dio, nei privilegi, nelle nomine, nell’abbondanza delle parole. Io sono povero e afflitto, innamorato di te. Altri hanno molto di altri, io ho solo te per me. Mi hai saccheggiato il cuore, mio Dio.

Un fratello lontano

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