Personalità fragili

Come si possono riconoscere le persone fragili? In che modo gli anziani delle congregazioni possono approcciarsi alle personalità fragili della congregazione?

La fragilità ha molti volti. Nell’immaginario collettivo la fragilità assume il volto della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e priva di senso. Invece nella fragilità si nasconde il volto della sensibilità e della delicatezza, della gentilezza e della dignità, della vulnerabilità e dell’umanità inerme. La fragilità è parte della vita, quella che facilmente si spezza e che rende precarie le nostre emozioni, le nostre inquietudini, le nostre speranze.

Fragili sono anche le parole con le quali vorremmo aiutare chi soffre. Fragili sono le parole che altri ci dicono quando stiamo male. La fragilità nasce e si sviluppa nell’ambiente in cui viviamo ed è connessa con le persone con le quali interagiamo. Uno fra questi è la congregazione cristiana dove le nostre fragilità sono uno specchio dell’anima ed esposte apertamente a tutti.

In questo luogo di comunanza spirituale, di fede, di religione, di Dio, siamo accettati, riconosciuti, ascoltati, aiutati. Quando questo non avviene i rapporti fraterni si oscurano, dilatano le fragilità, le insicurezze, le debolezze, le vulnerabilità. Il rischio è che si spezzi quanto di più importante e delicato è in noi.

In congregazione abbiamo a che fare soprattutto con le parole: fredde e calde, leggere e pesanti, invasive e discrete, incoraggianti e deprimenti. Le parole fragili hanno significati inattesi, luminosi e oscuri. In molti casi provengono dagli abissi della sofferenza, dalla disperazione del cuore e danno voce a un infinito bisogno di conforto e speranza. La parola non può fare a meno del silenzio.

Per ascoltare chi è fragile, l’anziano deve avere un atteggiamento accogliente ai bisogni emotivi e spirituali. Spesso durante una visita pastorale o un incontro dopo le adunanze, gli anziani devono saper distinguere nei gesti, nelle parole e nei silenzi la personalità fragile e bisognosa di assistenza. Nella vita non tutto è sempre decifrabile, limpido, esprimibile, spiegabile. Talora la parola che tace è più significativa della parola che parla. Sono tutti segni che l’anziano perspicace deve saper interpretare, anche quando chi è fragile si chiude in un silenzio enigmatico.

Ci sono ferite dell’anima inesprimibili e invisibili agli occhi di una mente troppo ragionatrice e calcolatrice. A volte il silenzio di chi sta male deve essere accompagnato dal silenzio di chi sta bene. In questi casi è meglio non farci prendere dalla voglia di riempire il silenzio con il rumore delle parole senza prima intuirne le motivazioni. E’ necessario attendere, non fare nulla se non scambiarsi un sorriso.

Purtroppo si sono verificati casi in cui la fragilità di alcuni proclamatori è stata vista come una forma inutile, un peso, un ostacolo al proprio progresso spirituale. Una vita, quella fragile, considerata debole, malata e nel migliore dei casi degna solo di compassione. La fragilità umana è un’esperienza che non passa mai e non si spegne in vita. Si vede soltanto quando gli occhi sono bagnati di lacrime. Non permettiamo alla fragilità di diventare inattività per mancanza di sensibilità e di amore cristiano.

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