Il pesce che si credeva uno squalo

TIPI STRANI IN CONGREGAZIONE. Si aggira nelle congregazioni così impettito che si riconosce subito.  Altre volte è difficile distinguerlo immediatamente perché si maschera dietro una finta umiltà. Poveri fratelli che incappano in lui. Stiamo parlando di fratelli affetti dal complesso di superiorità. In particolare di quell’anziano che cerca di rimediare alla sua insicurezza facendo sentire gli altri degli incapaci. Anziano che si crede dotato di particolari poteri divini. In realtà è simile al pesciolino che si convince di essere uno squalo solo perché si è appiccicato sopra una pinna farlocca.

Questo strano tipo è convinto (da tempo) di essere qualificato per ulteriori privilegi. E chi i privilegi se li è meritati e ha a che fare con lui, ne esce quasi sempre frustrato e sminuito. Anzi, lo “squalo tarocco” fa di tutto per togliere i privilegi a chi li ha acquisiti con virtù. 

Chi cerca di sentirsi superiore ai fratelli nasconde un complesso di inferiorità. Il concetto di superiorità non dovrebbe nemmeno esistere in congregazione. E chi ha certe abilità naturali e capacità spirituali ottenute nel corso di un’esemplare vita cristiana non sente il bisogno di esibirle, né di farle pesare agli altri. C’è sempre qualcuno “migliore” di noi.

Lo “squalo farlocco” è un fissato psichico. Lo si nota perché fa di tutto per mettersi in mostra, anche quando ha di fronte a sé “un vero squalo”. Brama una parte all’adunanza e all’assemblea. Si accontenta anche di fare il “totem” durante una dimostrazione, pur di farsi notare. Cerca di dialogare con i sorveglianti come se fosse un sorvegliante, con anziani capaci come se fosse capace, con fratelli medici parlando di medicina come se fosse a un consesso, senza accorgersi quanto sia ridicolo. Il problema è che se qualcuno cerca di ragionare con lui delle sue limitazioni, non solo non capisce e non si rende conto delle sue lacune, ma cerca in tutti i modi di dimostrare che è proprio chi gli parla (o il fratello oggetto di discussione) a essere un incapace. E’ difficile aiutarlo. Si possono cambiare opinioni e idee anche radicate, ma lui è quasi impossibile schiodarlo dalla convinzione di essere un “grande”.

Un anziano autorevole o un sorvegliante di circoscrizione che gli dà retta è come se gli desse importanza e questa assertività lo convince ancora di più di essere alla pari con lui. Per lui discutere con un anziano autorevole significa ragionare alla pari, nel senso che anche lui si crede autorevole. Il suo convincimento è che lui vale quanto te. Paradossalmente può succedere che il fratello autorevole venga manipolato e condizionato nelle sue scelte. Alla fine pur di non avere rogne lo si accontenta un po’.

Dare troppa importanza ai privilegi e alla visibilità è come  mettere troppo sale sulle proprie parole e sul cibo spirituale di Geova

Un serio problema si verifica quando questo strano tipo attacca il proclamatore. Come difendersi dal pesciolino-squalo? Non farti sentire una nullità se cerca di tirare fuori tue debolezze o difetti che vede solo lui. Non perdere la fiducia anche quando ti sminuisce. Non offrirti come preda. In fondo la sua bocca è quella di un pesce piccolo. Evitalo e mantieni un certo distacco. Cerca fratelli di mente aperta se per caso costui ti ha creato problemi di coscienza. Non tutti i fratelli sono come lui.

Invece di cercare in tutti i modi di attirare l’attenzione su di sé, la persona umile e modesta apprezza le buone qualità e i pregi degli altri. Filippesi 2:3 afferma: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso”. (CEI) E in Galati 5:26 si legge: “Non dobbiamo quindi più essere gonfi di orgoglio e provocarci a vicenda invidiandoci gli uni gli altri”. — Parola del Signore.

La ricerca esasperata di vanagloria può portare alla pazzia, come successe a Nabucodonosor, re di Babilonia. La Bibbia ci incoraggia a imitare l’attitudine mentale di Cristo “il quale, benché esistesse nella forma di Dio, non prese in considerazione una rapina, cioè che dovesse essere uguale a Dio. No, ma vuotò se stesso e prese la forma di uno schiavo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:5-7). Inoltre, “ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo in ciò che è bene per la sua edificazione. Poiché anche il Cristo non fece piacere a se stesso”, anzi fu ricoperto di biasimi (Romani 15:1-3).

Chi ha un atteggiamento positivo e modesto riesce a essere felice anche in situazioni molto difficili. Chi ha un atteggiamento vanaglorioso non è mai contento, nemmeno quando, obiettivamente, la vita gli sorride.

Chi ha questo problema come può correggersi? E’ scritturale fare progresso e crescere nella maturità. Anzi chi cerca di non progredire manifesta un atteggiamento errato. Chi è sincero e ha a cuore il benessere dei fratelli e desidera davvero aiutarli, Dio può dare la forza e la sapienza per cambiare atteggiamento. Paolo aggiunge: “Se sotto qualche aspetto avete un’altra inclinazione mentale, Dio vi rivelerà la suddetta attitudine” (Filippesi 3:15).

Inoltre, dobbiamo fare la nostra parte: studiare con devozione la Parola di Dio e coltivare la giusta attitudine di Cristo. Si può imparare anche da altri servitori fedeli, meditando sul loro esempio in modo da correggere i propri errori. Non si deve mai attribuire a Dio o ai fratelli “nulla di sconvenevole”. (Giobbe 1:22) Il pesciolino-squalo che soffre, non deve lamentarsi attribuendo a Geova o ad altri la responsabilità delle sue difficoltà. Non deve giustificarsi, ricordando che a prescindere dai privilegi che possiamo avere nel servizio di Geova siamo “schiavi buoni a nulla” ( Luca 17:10). Sarebbe una vergogna irritarsi per cose che in realtà dovrebbero rallegrare.

 

Chi ebbe l’approvazione di Dio: il fariseo vanaglorioso o l’umile esattore di tasse?

 

 

Pesciolino-squalo, chiediti: “Hai qualcosa di cui vantarti?”. Come ti senti se qualcuno ti dice: “Io sono più bravo di te”? Pensaci un attimo. Siamo stati noi a fare il nostro cervello? E’ stato Dio a dartelo. E quasi tutte le cose che sai le hai imparato da altri. E anche se hai compreso qualcosa da solo, come ci sei riuscito? Usando il cervello che Dio ti ha dato. Non dimenticarlo. Senza il cervello che Geova ti ha dato non avevi né arte e né parte. Se dunque c’è qualcosa di cui vantarti, vantati di Dio.

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