Piante e alberi che resistono al freddo: una metafora per non diventare «inattivi»

L’inverno, con il suo gelo, sta passando e presto gli alberi metteranno di nuovo le foglie. Gli aceri, le querce, i faggi, hanno bisogno delle foglie per nutrirsi. Come fanno a sopravvivere così a lungo senza nutrimento?

In autunno, la caduta delle foglie rende l’albero spoglio. Il metabolismo rallenta e per così dire, vanno in letargo come alcune specie di animali. L’albero ha la capacità di resistere e vivere pur se privato di fotosintesi, perché durante il tempo favorevole, ha accumulato nel suo tessuto amido (che poi si trasformerà in zuccheri).

In questo stato di sospensione, le attività cellulari rallentano. Con la primavera, la ripresa delle funzioni vegetative dipenderà molto dalla capacità delle cellule rimaste di ripristinare le proprie funzioni rigenerative.

Quando la pianta sente che le giornate stanno per cambiare dà fondo agli zuccheri immagazzinati, necessari per la ricrescita delle foglie. Sembra strano, ma alcuni alberi perdono volutamente le foglie perché in inverno è troppo rischioso mantenerle.

Prima della caduta delle foglie la pianta avvia un processo di recupero, in particolare della clorofilla. Che una foglia morta sia attaccata dai parassiti interessa poco all’albero. Potrebbe trattarsi di un effetto collaterale di scarsa utilità per la sopravvivenza dell’albero. (Fonte: Focus marzo 2021). Succede così perché l’albero è stato creato così.

Se dunque un albero o una pianta è stata creata così, che dire dell’uomo fatto a immagine di Dio? Se il Creatore ha dotato la natura di processi vitalizi per resistere e vivere, non ha fatto altrettanto con l’umanità?

A causa del confinamento nelle nostre case, si è preso consapevolezza dell’importanza delle piante da appartamenti. Anche se prima non tutti ci facevano caso, hanno scoperto che le piante non sono solo lì per abbellire l’arredamento. A dispetto della loro apparente fragilità, gli organismi vegetali si adattano molto più di noi. Ad esempio, alcune specie, quando stanno per morire, fioriscono esageratamente per trasmettere le ultime risorse vitali alla formazione dei semi che cresceranno in seguito.

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