Più sei intelligente più soffri?

Le sofferenze non guardano in faccia nessuno, «TUTTA la creazione geme ed è in pena fino ad ora» (Romani 8:22)

Inoltre, non c’è nessuna garanzia che individui dal QI elevato producano persone migliori e una società migliore. Spesso sono le persone dotate di un’intelligenza fuori dal comune a causare guerre e sofferenze.

In passato qualcuno che voleva selezionare una razza super intelligente, morì in un bunker nazista alla fine della seconda guerra mondiale.

Essere intelligenti non significa essere immuni dagli inganni. Le persone troppo “sveglie”, non necessariamente più colte, sono spesso anche le più credulone, questo perché sono portate a razionalizzare ogni cosa.

Cercano in continuazione spiegazioni logiche, vogliono avere ragione, razionalizzano persino l’irrazionale e questo può portarle a conclusioni sbagliate e ad accettare paradossalmente informazioni false. Ci sono cose che vanno al di là di ogni ragione, perciò bisogna farsene una ragione.

Gli intelligenti, vittime delle fake news, a differenza degli stupidi, si ricredono e riescono a uscire dalla gabbia dell’inganno.

Una mente sveglia è una risorsa preziosa. Ma potrebbe tramutarsi in uno svantaggio se l’individuo cominciasse ad avere eccessiva fiducia in se stesso o un’esagerata opinione di sé, specialmente se altri si profondono in lodi o lo adulano.

Un intelletto equilibrato è da preferire a un intelletto superiore alla norma. Valicata una certa soglia, la conoscenza intellettiva diventa stucchevole, noiosa e dottrinale.

 INTELLIGENZA SENZA EMOZIONI

L’emozione ci definisce in quanto esseri umani. Essa è decisiva per stare bene o male. Chi è intelligente, ma incapace di provare empatia, emozioni, è una persona priva di qualità, un uomo azzoppato. Un’intelligenza priva di emozioni è destinata alla tristezza. L’intelligenza è importante in molti settori della vita. Se è accompagnata da sane emozioni può diventare formidabile per aiutare il prossimo.

INTELLIGENZA E VERITA’

Scrivendo alle congregazioni, Giacomo pose questa domanda: “Chi è sapiente e intelligente fra voi?” (Giacomo 3:13). Gli uomini potrebbero essere sapienti secondo la sapienza di questo mondo, ma nell’esercizio delle loro facoltà mentali spesso non tengono conto di Dio. Se sono credenti non considerano quello che Dio richiede da loro.

Potranno ottenere ricchezza, potere, influenza o popolarità, ma quale profitto trarranno? La loro sapienza non è di una natura durevole. “La sapienza dei saggi perirà” (1 Corinti 1:17-27) . I ragionamenti di coloro che non tengono conto di Dio sono futili e di valore non permanente.

Il sapiente è colui che cerca la sapienza dall’alto. (Giacomo 3:15-18) Non occorre avere una grande intelligenza. Geova è pronto a darci la sua sapienza indipendentemente dalle origini o dall’istruzione che abbiamo.

Solo se siamo umili e modesti, pronti ad ammettere che non sappiamo tutto e che le nostre opinioni non sempre sono corrette, possiamo ricevere da Dio sapienza celeste. L’intelligenza che Dio approva deve essere pura, che cerca la pace, non necessariamente razionale ma sicuramente ragionevole, facile a persuadersi, che abbia un interesse effettivo per gli altri, una compassione che produca azioni gentili.

Inoltre, deve essere un’intelligenza che non tende a parziali distinzioni, che non simula, né imbroglia e che sia in grado ‘afferrare fermamente la vera vita’, una vita senza sofferenze nel nuovo mondo di Dio (1 Timoteo 6:19).

La capacità d’intendere con l’intelligenza è un dono di Dio. Non fate diventare inattiva questa capacità.

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