Poco sicuri di sé

A dominare la scena, anche nelle congregazioni, sono coloro che hanno la parlantina facile, quelli che si “sanno vendere”. Sfruttano ogni occasione per apparire. I timidi, invece, non fanno altro che perdere occasioni per mettere in mostra le loro qualità. Troppo preoccupati a ciò che pensano i fratelli di loro.

Nella società attuale, contraddistinta da un individualismo sempre più marcato, molti cercano di apparire per non sprofondare. Se stai iniziando a leggere questo articolo è perché probabilmente rientri nella categoria dei timidi. Lo smargiasso appena legge il titolo passa ad altro. Lui è troppo sicuro di sé stesso. Non si lascia intimorire da nessuno. Neanche una emoticon come quella di copertina lo scioglie. Troppo impavido per soffermarsi a disquisire sull’insicurezza.

Torniamo a noi. L’insicurezza procura un po’ di disagio, altrimenti non stareste a leggere quest’articolo nella speranza di trovare un aiuto per superare timori e blocchi. Avevamo già trattato l’argomento timidezza (Mostrate considerazione ai timidi e agli insicuri), perché consideriamo la timidezza una delle preoccupazioni che possono condizionare la fede di alcuni proclamatori fino farli diventare inattivi.

La timidezza non è una cosa di cui vergognarsi. I fratelli timidi (in particolare i giovani) pur essendo svantaggiati nel relazionarsi con altri, dispongono di buone probabilità per avere successo nella vita, una volta che hanno imparato a cogliere le varie opportunità. Se vi può consolare, moltissimi testimoni di Geova sono timidi. Sembra un paradosso, considerando che la loro opera principale è quella di sapersi relazione con persone sconosciute.

Ma anche in congregazione non è semplice nemmeno commentare alle adunanze o salire sul podio per un discorso o una dimostrazione. Tutti, perlomeno all’inizio, provano un certo timore, anche gli oratori più esperti o i sorveglianti di circoscrizione. Chi non prova una certa ansia probabilmente è insensibile a ciò che lo circonda. Troppo impegnato su sé stesso e cieco a chi gli sta di fronte.

È normale essere timidi. Siete mai stati ad un’assemblea dietro un podio, prima di salirvi per una parte, una dimostrazione, un’esperienza, un commento? L’aria che si respira può essere affettata con un coltello. Non immaginate neanche le orazioni a Geova che vengono fatte affinché vada tutto bene. Nemmeno un orante sumero le eguaglia. L’unico rumore che si sente tra il silenzio e il bisbiglio sono “le farfalle” nello stomaco. E se questo succede ai “professionisti” del palco, figuratevi a chi ha il terrore del microfono.

Eppure, la timidezza può essere un tratto caratteriale molto apprezzabile. Gli uomini trovano attraente una donna timida e viceversa. I timidi sono in genere acuti osservatori e sanno ascoltare bene. Sono empatici, gradevoli, non si “accendono” durante le discussioni, non si impongono sui fratelli e sanno mostrarsi rispettosi. Molti timidi hanno un solo difetto: sanno occuparsi benissimo del prossimo e hanno poca cura di sé. Non difendono a sufficienza i loro bisogni.

Circolano tante voci su questi cari fratelli. Ad esempio, un ottuso potrebbe scambiare la loro timidezza come una scarsa propensione spirituale ad assumersi certe responsabilità teocratiche. Il loro disagio nell’accettare certi compiti viene visto come un atteggiamento poco spirituale.

Se non commenta alle adunanze, alcuni pensano che non si è preparato bene lo studio. Se parla poco in predicazione viene visto come uno svogliato, un disattento, qualcuno poco interessato alla predicazione. La poca sicurezza viene interpretata come mancanza di fede in Geova, in Gesù, nello Spirito Santo, negli angeli e chi più ne ha più ne metta.

Se poi glielo si fa notare con modi bruschi e arroganti, il timido comincia a chiudersi in sé stesso e ad affliggersi. Si fustiga ogni giorno dandosi 40 colpi meno uno (2 Corinti 11:24). Sembra un “capriolo impaurito”. Eppure, nonostante la difficoltà iniziale in un contatto, i timidi sono molto disponibili a un rapporto interpersonale.

Sono riservati ma non isolati dal resto del mondo o della congregazione. Molti sono timidi in un contesto sociale dove c’è la presenza di autorità, di estranei e di persone dell’altro sesso. Possono soffrire di timidezza anche persone insospettabili, molto conosciute.

I fratelli e le sorelle timide non sono affatto dei “perdenti nati”. La timidezza è giudicata in maniera negativa perché i timidi, in certe situazioni sono talmente in difficoltà da apparire antipatici o poco spirituali. Sono costretti a pagare il prezzo di questa condizione, anche quando hanno Geova nel cuore. C’è poca pazienza nei loro confronti, hanno bisogno di tempo per “acclimatarsi” e trovare la fiducia necessaria per agire.

Come membri della congregazione, dobbiamo tenere in mente che i timidi soffrono di un doppio conflitto di avvicinamento ed evitamento. Da una parte si sentono spinti a stabilire un contatto, dall’altra temono di essere offesi, criticati o rifiutati. Sono combattuti tra il desiderio di individualità e quello di conformarsi alle esigenze e alle norme della congregazione, tra l’accettazione del proprio essere diversi e il desiderio di assomigliare agli altri proclamatori.

Ti senti così anche tu? Ti emozioni quando sei in compagnia di estranei o di persone che occupano posizioni di responsabilità? Ti senti avvampare quando ti fanno un complimento? Ti viene il batticuore quando sei davanti a un gruppo di persone? Non riuscendo a parlare, cominci a sudare visibilmente?

La Bibbia narra che Mosè rifiutò timidamente di fungere da portavoce di Dio per la nazione d’Israele, usando ogni scusa che riuscì a trovare per sottrarsi all’incarico. (Esodo 3:11, 13; 4:1, 10, 13) Sembra che anche il discepolo cristiano Timoteo fosse timido e avesse timore di parlare ad alta voce e di far valere la sua autorità. — I Timoteo 4:12; II Timoteo 1:6-8. Fatti dunque coraggio! Non sei diverso dagli altri ed è possibile fare qualcosa al riguardo.

La timidezza è un modo di comportarsi, di reagire a una situazione. Denota quello che fai, non quello che sei. Ha relazione con quello che pensi di te stesso. È un modello di comportamento che hai acquisito in seguito alle tue esperienze con altri. Ma quello che si impara o si acquisisce si può anche disimparare.

La timidezza perciò rivela semplicemente il tuo pensiero o la tua convinzione d’essere diverso, strano o inferiore agli altri. Pensi che gli altri diano dei giudizi negativi su di te, che gli altri siano migliori o più normali di te. Pensi che tutte le cose ti andranno storte se cercherai di stabilire un rapporto con altri. Quindi ti comporti come se tutto questo fosse vero. Non hai fiducia in te stesso; pensi d’essere inferiore.

Se qualcuno in congregazione si comporta male nei tuoi confronti, devi capire che è lui ad avere il problema. La Bibbia mette la cosa in questi termini: “Chi disprezza il suo prossimo è privo di senno, l’uomo prudente invece tace”. (Proverbi 11:12, CEI) Gli altri possono fare delle errate valutazioni sul tuo conto. Ma quelli che vale la pena di avere come amici non giudicano dalle apparenze. Ti giudicano invece dai principi che sostieni, da quello che hai nel cuore e nella mente.

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APPROFONDIMENTO:

L’arte di stare con gli altri: superare timidezza e paure sociali

 

  1. Valorizzare l’empatia, l’ascolto e l’attenzione
  2. Apparire sicuri di sé
  3. Dimostrarsi aperti ai contatti
  4. Non sentirsi a disagio
  5. Essere in grado di sostenere i conflitti
  6. “Sapersi vendere”
  7. Avere la parola facile
  8. Non temere di essere al centro dell’attenzione

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