Non permettiamo a nessuno di prendere il posto di Dio nella nostra vita

Laddove le persone ci appaiono “grandi”, Dio ci appare “piccolo”

Il cristiano, che in maniera eccessiva, considera importante il fratello che occupa un incarico di sorveglianza in congregazione o nell’organizzazione di Geova, rende – in maniera inconsapevole – quell’uomo così grande da non accorgersi di vedere Dio troppo piccolo. Questo atteggiamento, motivato dal timore dell’uomo o da un’eccessiva ammirazione per il ruolo che occupa, può in un certo senso, avere nella vita una tale importanza da dare retta più a lui che a Geova.

Perché molti cristiani dipendono dagli altri? Perché si dà così tanta rilevanza a ciò che la congregazione pensa di lui? Perché molti proclamatori si lasciano condizionare da certi nominati al punto da dipendere dai loro giudizi? E’ un problema di egocentrismo? Si tratta di un modo sbagliato di relazionarci con Dio e con i fratelli? Il timore di quello che pensano gli altri è maggiore di quello che pensa Dio?

Il problema è che molti tdG pensano di stare al centro della propria realtà e che tutti gli altri devono girare intorno ad essi per soddisfare i loro bisogni. Si dimenticano che ciò che conta è lodare e glorificare Geova. Invece di mostrare un sano e reverenziale timore di Dio, molti si lasciano condizionare dal timore dell’uomo. Alla base di questo modo errato di sano timore, c’è una mancanza di profonda conoscenza di Dio e delle sue qualità. Manca la meditazione e, la lettura della Bibbia è fatta in modo superficiale.

Gli esseri umani non sono il Creatore e non vanno percepite come un dio. Anche se dotate di una certa autorità, non per questo dobbiamo attribuire loro qualcosa che appartiene a Dio. Elevare alcuni nominati a eroi ed averli al proprio fianco fa sentire meno soli. Identificarsi con tali eroi gratifica il proprio ego. Questo è il paradosso dell’autostima: chi ha una scarsa stima di sé ha un concetto troppo elevato di sé. Si pensa di meritare più di quanto si vale.

Si bramano anche pochi minuti di visibilità e pur di averli, attraverso parti, dimostrazioni ed esperienze da raccontare in Sala o alle assemblee, si è disposti all’adulazione e all’esaltazione del proprio eroe. Si pecca di idolatria. Più cariche prestigiose si occupano e più si adorano. Permettiamo a certe persone o a certi privilegi di entrare nella nostra vita e di prendere il posto di Dio nell’adorazione.

Siamo passati da Dio agli idoli moderni, i nostri “vitelli d’oro”. Ci siamo creati un dio addomesticabile, da manipolare secondo i nostri desideri. Un dio da gestire in modo da concederci tutto ciò che vogliamo. E non un dio che non riesce a stare al passo dei nostri desideri.

Non vogliamo un dio che non possiamo controllare. Vogliamo un dio inattivo, libero dalle sue responsabilità. Vogliamo un uomo da idolatrare così evitiamo Dio. Il “vitello d’oro” serve a questo scopo. Più grande è il vitello più piccolo è Dio.

Prendere il posto di Dio – prima parte

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