“Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge”

Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, fra il quale lo spirito santo vi ha costituiti sorveglianti, per pascere la congregazione di Dio, che egli acquistò col sangue del suo proprio [Figlio]. Atti 20:28

I sorveglianti delle congregazioni devono prestare attenzione prima a se stessi e poi a tutto il gregge. Se non prestano attenzione a ciò che fanno come possono aver cura delle pecore di Cristo?

La scrittura non dice “prestate attenzione al gregge e se potete anche su voi stessi”. L’anziano deve prima stare attento a se stesso, perché dal suo atteggiamento dipende la capacità di cura e di amore nei confronti della congregazione. Molte traduzioni della Bibbia, traducono “prestate attenzione” con “vegliate” o “vigilate”.

Vigilare significa letteralmente stare sveglio. Indica anche sorvegliare o seguire con attenzione lo svolgimento di un’azione o il modo di comportarsi di una o più persone. Il sostantivo greco per sorvegliante, viene tradotto “vigilare attentamente”, letteralmente “si astengono dal sonno”. (Eb 12:15). Di qui un senso metaforico: lottare contro il torpore e la negligenza per giungere alla meta prefissa (Prov 8:34). I sorveglianti cristiani “vigilano sulle [nostre] anime”, nel senso che se notano qualcosa nel nostro atteggiamento o nella nostra condotta che potrebbe mettere in pericolo la nostra spiritualità, sono pronti a darci i necessari consigli con l’obiettivo di ‘ristabilirci’. (Galati 6:1) Ribadiamo: un loro intervento è previsto solo in casi di pericolo e non devono intromettersi in faccende che non li riguardano o in altre piccolezze. Naturalmente devono essere un esempio sotto questo punto di vista, altrimenti si perde l’efficacia del consiglio per mancanza di libertà di parola.

Vigilare ha relazione anche con il comunicare. Primo dovere di ogni sorvegliante è di conservare cordialità, rispetto, buon umore, pacatezza ed equilibrio. Vedere un sorvegliante minaccioso, arrabbiato, iperattivo, indaffarato, genera in chi lo osserva ansia e preoccupazione. Il sorvegliante deve saper indicare la strada e condurre volenterosamente le persone durante il loro cammino spirituale. La pecora non conosce la strada ma il pastore sì. Se le pecore non seguono il pastore, il problema non sono le pecore ma il pastore. Probabilmente c’è qualcosa in lui che non va bene.

In Atti 20:30 si parla di alcuni che avrebbero detto cose perverse o storte. Tra queste stranezze, cose poco lineari e distorte, ci sono la rigidità dei principi cristiani, la superficialità degli insegnamenti, l’esagerazione sulla morale e sulle opere di devozione. Si tratta di imposizioni assurde e illogiche. La Bibbia “esorta” non “impone”. Esortare vuol dire consolare, incoraggiare, supplicare, perché ci si vuole bene. Ogni esortazione va fatta con dolcezza, delicatezza e premura. Gli anziani devono far sentire ai fratelli la misericordia di Dio. Non devono far sentire la loro strapotenza, la loro capacità organizzativa, ma la misericordia. Devono essere ragionevoli, non chiedere troppo, non devono prevaricare la congregazione. I sacrifici dei fratelli devono essere spirituali, non rituali esteriori, devono coinvolgere il cuore e il desiderio di sentirsi liberi di offrire a Dio le loro cose migliori e non le cose che l’uomo stabilisce siano le migliori. La nostra adorazione è spirituale, non mira all’abilità, alle capacità personali, alla propria gloria.

Ci si vanta spesso delle proprie virtù, dimenticando che siamo imperfetti e pieni di vizi. La vera umiltà consiste nello stimare gli altri più di se stessi. La Bibbia non insegna a perseguire un assurdo egualitarismo. Ognuno ha i suoi doni e ciascuno deve donarli al suo prossimo. Ciascuno faccia ciò per cui è stato chiamato. Una di queste chiamate ha che fare con i “lontani” dalla congregazione. Nessuno in congregazione è senza colpa riguardo a coloro che si perdono.

Nelle congregazioni si nota un certo timore nell’aiutare chi si è perso. L’organizzazione è capace in molti aspetti ma non riesce a notare la mancanza di coraggio degli anziani e dei proclamatori nell’offrire una mano ai lontani. A volte, la sua testa è impegnata altrove. Gli manca il coraggio di svegliare dal sonno certi anziani. Forse come Elia, molti anziani sinceri sono sopraffatti dai troppi impegni, dal lavoro estenuante, possono sentirsi sviliti per gli scarsi successi ottenuti o dalla mancata riconoscenza del loro impegno, addirittura come Elia desiderano morire. (1 Re 19:4,5) Lasciamo perdere gli anziani ottusi che non meritano di occupare quel posto di sorvegliante, ma questi anziani sinceri, che ce la mettono tutta per curare il gregge, forse hanno bisogno che un angelo li svegli dal sonno della stanchezza e dello scoraggiamento affinché siano rinvigoriti in modo da riprendere con forza la loro opera pastorale. Come con Elia, anche oggi Dio non abbandona i suoi servitori che lavorano strenuamente per la sua causa.

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