Privilegiamo non gli errori ma il positivo che la vita ci dissemina

Abituiamoci a pensare e a sentire lo Spirito di Dio che opera dentro di noi il volere e l’agire.

Come cristiani tdG diciamo e facciamo molte cose perché ci crediamo. Pensieri che si trasformano in idee, che si traducono in parole che diventano azioni. Tutte fra loro si rincorrono e ritornano senza sapere bene dove finisce l’uno e cominciano le altre. Ciò che pensiamo e proviamo escono da noi come scatole vuote che ritornano piene di contenuti. E’ la legge del ritorno, quella che si raccoglie ciò che si semina. (Gal 6:7) Ciò è confermato quando pensiamo aspetti negativi e dopo averle lasciato penetrare nella nostra mente, ci fanno sentire pervasi di negatività e stiamo male.

Se proviamo prima a pensare, seduti comodamente e poi a pronunciare respirando lentamente parole come amore, apprezzamento, buonumore, calma, energia, fiducia, gioia, pace, rinnovamento, serenità, silenzio, sorriso e volontà, ci accorgiamo che dentro di noi qualcosa cambia. Avvertiamo un benessere generalizzato che ci trasforma. Tutto ciò non è altro che un importante principio della Bibbia: “Infine, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose di seria considerazione, tutte le cose giuste, tutte le cose caste, tutte le cose amabili, tutte le cose delle quali si parla bene, se c’è qualche virtù e qualche cosa degna di lode, continuate a considerare queste cose. Le cose che avete imparato come pure accettato e udito e visto riguardo a me, praticatele; e l’Iddio della pace sarà con voi”. – Filippesi 4:8,9.

Dobbiamo considerarci positivamente e smettere di condannarci o di sentirci condannati. Una giusta autostima ci permette di stare fermi durante le prove. A chi non si apprezza non si può chiedere nulla. Non serve dire a un inattivo i passi che deve fare per ritornare a Geova se prima non lo si aiuta a comprendere quanto lui sia importante agli occhi di Geova e della congregazione. Si diventa vitali e vitalizzanti quando si comincia a prendere consapevolezza delle proprie qualità. Ciò non significa negare il passato. Certe cicatrici rimangono per sempre. Significa, invece, utilizzare come lezioni di vita quelle esperienze che ci hanno ferito o fatto allontanare da Geova.

Bisogna prendere atto che la vita è un processo costellato di alti e bassi, di passi avanti e indietro. Viviamo in un precario equilibrio. Comunque, noi siamo migliori o peggiori di quanto pensiamo e sembriamo. Conoscere questa verità non significa essere in conflitto con il proprio passato, ma accettare la realtà e la natura di come siamo fatti. Il passato non è più nelle nostre mani, a noi ci appartengono il presente e il futuro.

Gli errori aiutano a conoscersi meglio. Spesso quello che pensiamo di aver rimosso o represso non è mai stato completamente rimosso o represso. Gli errori ci costringono a confrontarci con una realtà diversa da quella che abbiamo immaginata. Gli errori ci restituiscono una preziosa verità di quello che veramente siamo.

Certi errori, insegnano a chi è disposto, a essere più comprensivo e indulgente. Aiutano a capire quanto siamo forti e fragili nello stesso tempo: capaci di scalare una montagna ma anche di inciampare su un sassolino. Quando sopraggiunge la tentazione di mollare tutto e tutti, allora è il momento di ricordarsi dove un tempo abbiamo cercato e trovato la felicità. E’ là che bisogna cercare di nuovo la felicità, facendo ogni sforzo per trovarla. Se alla fine abbiamo fatto tutto il possibile e non abbiamo trovato nulla di quello che cercavamo, solo allora, è il caso di cercare altrove. Questo, per non tradire in primo luogo noi stessi.

 

Foto in alto: Il ramo di mandorlo in fiore di Van Gogh

E’ un dipinto che Van Gogh dedicò al nipote appena avuto notizia della nascita. Dipinse uno dei suoi soggetti preferiti: grandi rami in fiore, teneri e delicati, contro un cielo azzurro turchese. Come simbolo della giovane vita scelse i rami di un mandorlo, dipinti con una forte intensità cromatica, bianchi e ravvivati da un tocco di rosso, protesi verso un cielo più azzuro che mai come se volessero restare in eterno. Muore l’inverno, stagione del letargo e nasce in primavera lo spettacolo della vita. Pur sfiorendo in breve tempo, il mandorlo è il simbolo della speranza e della rinascita; di un risveglio alla vita delicata e bella ma pur sempre fragile nella sua umanità. Van Gogh rappresenta la vita con serenità escludendo di proposito le sue angosce e le sue sofferenze. Non c’è nulla di drammatico, di oscuro in questo dipinto. Soltanto serenità e gioia di vivere dove ogni fiore sboccia per rimanere eternamente nella memoria di chi lo osserva.

In ebraico il nome mandorlo significa letteralmente “uno che si sveglia” ed è molto appropriato perché è uno degli alberi che sbocciano prima e che annuncia in anticipo la primavera. Nella Bibbia viene usato in diverse illustrazioni vigorose. Per esempio il profeta Geremia vide in visione un germoglio, o ramo di mandorlo che rappresentava Geova: “Vigilo riguardo alla mia parola per metterla in atto”. (Geremia 1:11, 12) Geova vigila per compiere la sua volontà. Non è sbagliato provare di tanto in tanto dubbi e incertezze riguardo alle promesse di Geova. Ciò che è sbagliato è non svegliarsi da qualsiasi torpore spirituale, privilegiando gli errori e non il messaggio positivo che Geova dissemina nei cuori sinceri dell’umanità.

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Sugli errori:

EVVIVA L’ERRORE! Occorre cambiare l’approccio verso gli sbagli, le imperfezioni e i passi falsi,  se vogliamo che diventino momenti cruciali e formativi nella nostra vita.

 

L’errore. L’errare. L’errante.  Dio sembra prediligere certe storie quando sono al declino o in prossimità del baratro della disperazione. A volte l’errore è necessario per perdersi e poi ritrovarsi.

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