Proattività o reattività?

Si dice spesso che prevenire è meglio che curare. Anche se alcune malattie non si possono evitare, si può fare molto per rallentare l’insorgere di una malattia o evitare di ammalarsi. E’ questo il senso del detto, che può applicarsi anche in congregazione alle azioni teocratiche da compiere prima del sopraggiungere della malattia spirituale. 

Il Testimone che ha un approccio proattivo lo si vede da come sa organizzare in anticipo le varie attività di congregazione. Lui conosce alla svelta dove possono portare eventuali problemi e pianifica in anticipo le mosse giuste da adottare per evitare che alcuni cristiani si allontanino dalla congregazione. 

Chi è proattivo non si lascia condizionare da fattori esterni, ha una “mentalità innovatrice” e cerca fratelli che manifestano una tale attitudine.

Il Testimone reattivo è colui che in genere è in grado di reagire bene a un evento sfavorevole, ma si tratta di un’azione momentanea e provvisoria e comunque non preventivata. Chi è reattivo si accorge di una situazione solo quando questa è già accaduta e non sempre è capace di trovare una soluzione o alternative adeguate. I reattivi si interessano solo del momento, poiché in loro è assente la ricerca del nuovo. Agiscono solo al presente e a volte quando oramai è troppo tardi.

Per quanto riguarda i fratelli inattivi, è lodevole l’iniziativa del Corpo Direttivo di inserire nel programma delle adunanze una parte su come incoraggiare un inattivo in occasione della Commemorazione. I fratelli devono sempre e comunque incoraggiare gli altri conservi nella fede, non soltanto in occasione di un evento, pur importante come quello della Commemorazione.

E’ saggio e amorevole adottare ogni provvedimento spirituale per aiutare gli inattivi. Quello che ci chiediamo se sia più saggio farlo dopo o prevenire prima il problema. Prendere provvedimenti dopo che il danno è stato fatto è come mettere una toppa al problema.

L’inattività non coinvolge solo questi fratelli, come se ogni colpa ricadesse su di loro. Sono implicati anche i nominati e il resto della congregazione. E’ vero che ciascuno dovrà portare il suo carico, ma questo carico è stato anche appesantito dalle azioni degli altri? E’ vero che “né morte né vita né angeli né governi né cose presenti né cose avvenire né potenze né altezza né profondità né alcun’altra creazione potrà separarci dall’amore di Dio”. – Romani 8:38,39.

Questo comunque non autorizza né giustifica i Testimoni a compiere azioni sbagliate nei confronti dei suoi simili. Sottolineiamo ancora: questa ultima iniziativa è veramente da apprezzare e non smettiamo di ringraziare il CD di questa decisione, ma rimaniamo comunque convinti che la strada migliore è quella di prevenire, di adottare un atteggiamento proattivo e non reattivo, cioè impegnarsi prima a risolvere i conflitti e non dopo quando si sono allontanati.

Se risolvono i loro problemi prima è più facile che rimangano nell’organizzazione. Altrimenti dopo potrebbe essere troppo tardi. E comunque è più facile trattenere un fratello quando è ancora dentro piuttosto che sudare sette camicie per farlo rientrare, semmai volesse rientrare.

Proattivo è il Testimone che si assume la responsabilità della sua vita, non cerca scuse, né addossa le colpe ad altri. La sua vita è caratterizzata dal coraggio, dalla perseveranza, dalla bontà e dall’efficacia delle sue scelte, indipendentemente dalle circostanze sfavorevoli e dalle persone negative. I reattivi (inclusa una parte di attivi e un’altra di inattivi) fanno poco per essere proattivi, a tal punto di cambiare la realtà. Loro si siedono e aspettano. Sono per dirla in maniera brutale dei perdenti. Invece i proattivi sono perlopiù dei vincenti.

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