«Procurami una via di fuga»

“Quando ti invoco, rispondimi, o mio Dio giusto. Procurami una via di fuga dalle mie angosce. Concedimi il tuo favore e ascolta la mia preghiera”. (Salmo 4:1)

Absalom ha ordito un complotto, facendosi proclamare re, e Davide, suo padre, è costretto a lasciare Gerusalemme. È stato anche tradito da un fidato consigliere e ora, accompagnato solo da pochi uomini fedeli, sale a piedi nudi lungo il Monte degli Ulivi, piangendo. Per di più, un uomo di nome Simei, appartenente a una famiglia della casa del re Saul, gli tira sassi e gli getta polvere addosso, maledicendolo. (2 Samuele 15:30, 31; 16:5-14).

In questo contesto Davide compone il terzo e quarto Salmo, con la convinzione che Dio, nonostante tutto, ode le sue preghiere e le esaudisce. (Salmo 3:4;4:3) Inoltre, è convinto che Geova lo stia sostenendo con un senso di pace e sicurezza. Davide non perse la gioia né si irritò o si offese per quanto gli successe.

Probabilmente si adirò senza peccare e si sfogò interiormente nel suo letto, tacendo ad altri i suoi sentimenti. (Salmo 4:4) Davide conclude questo salmo dicendo che “dormiva sonni tranquilli perché Dio lo faceva sentire al sicuro”. (Salmo 4:8).

Il re di Israele sapeva che la sua fuga non era una strategia per sentirsi sicuro da un’altra parte. L’idea di allontanarsi da ciò che gli faceva male e che lo impauriva, non la prese nemmeno in considerazione come la soluzione migliore. La fuga dai problemi o da coloro che crediamo siano la causa del nostro malessere non è mai la risposta più saggia, perché il tormento ci seguirà sempre, ovunque andiamo. Dipende solo da noi affrontare il problema di petto.

Quando si accorse che il problema era più grande di lui, il re Davide, disperatamente, si rivolse a Dio, non per risolvergli il problema, ma per procurargli una via di fuga da se stesso e dalle sue angosce. Cercava sicurezza e pace per affrontare meglio i problemi in modo da non perdere la fiducia nel suo Dio. E Dio che è fedele non avrebbe lasciato Davide oltre ciò che poteva sopportare, anzi gli avrebbe trovato la via di fuga o “la via di uscita” per sopportare la prova (1 Corinti 10:13).

Monumento al re Davide a Gerusalemme. ©La foto è stata scattata da un nostro collaboratore

La soluzione migliore per risolvere i problemi è scappare dalla congregazione? Siete sicuri che sia Dio a procurarvi questa via di fuga come soluzione per affrontare con coraggio il vostro malessere? Scappare dalla congregazione è scappare da un luogo, non da ciò che vi causa conflitto interiore.

È forse il caso di tornare nel luogo da cui siamo scappati e concludere ciò che abbiamo lasciato in sospeso, se vogliamo ritrovare la serenità di un tempo?

Davide scappò e si allontanò per guadagnare il tempo necessario per diventare più forte e maturo rispetto alla paura e al dolore che lo affliggevano. Usò quel tempo per rafforzare la sua fiducia in Geova, l’unico in grado di aiutarlo e sostenerlo correttamente. La sua momentanea fuga fu un’occasione per riflettere e per affidarsi completamente a Geova. Era consapevole che fuggire da altri non era la cosa migliore. Non fuggiva per codardia, Davide era un uomo coraggioso. Si rivolse a Geova affinché gli procurasse una via di fuga dalle sue ansietà, dai suoi timori, dai suoi fantasmi.

Una cosa è certa, quando la tempesta si sarà placata, e tu con l’aiuto di Geova sei riuscito ad attraversarla, non ti renderai conto né come hai fatto a superarla né come sei uscito indenne. E probabilmente sarai consapevole che la tempesta non è ancora finita, ti ha dato solo una tregua. Una cosa è sicura: sei entrato dentro la tempesta in un modo e ne sei uscito un altro, più forte spiritualmente e fedele a Dio.

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