Propaganda Fide

Nel 1622 papa Gregorio XV stabilì una commissione, per sovrintendere alle attività dei missionari della Chiesa Cattolica. La chiamò Congregatio de Propaganda Fide (Congregazione per la propagazione della fede), abbreviato in Propaganda Fide. Col tempo si è cominciato a usare il termine “propaganda” per qualsiasi operazione volta a divulgare idee o credenze al fine di fare proseliti.

Oggi il termine “propaganda” è spesso messo in relazione a notizie volutamente alterate da chi le diffonde. Attraverso i mezzi di comunicazione che trasmettono messaggi suggestivi e slogan facilmente memorizzabili, si cerca di persuadere la massa limitandone la facoltà di critica e di scelta. Gli educatori insegnano alle persone a pensare, mentre i propagandisti dicono loro cosa pensare. 

Persuasione o manipolazione?

Nella lingua originale delle Scritture Greche Cristiane “persuadere” significa “indurre un cambiamento di mente attraverso il ragionamento o considerazioni morali”. Dà l’idea di fiducia. Perciò quando si persuade una persona ad accettare un insegnamento biblico, se ne conquista la fiducia. Ovviamente non basta solo parlargliene, per mettere in pratica deve convincersi che quello che si dice è vero. Non tutti sono d’accordo con gli insegnamenti dei tdG e alcuni fanno di tutto per impedire alle persone che avvicinano di pensare con lucidità o in maniera critica. Anche i tdG non devono accontentarsi di accettare ciecamente ciò che ascoltano, devono usare la capacità di pensare e di ragionare che Dio ha dato. Bisogna verificare se le prove sono accurate e soddisfacenti.

Vedi opuscolo Applicati alla lettura e all’insegnamento.

La manipolazione è un’influenza subdola e ingannevole, finalizzata a cambiare la percezione e il comportamento. Induce a credere una cosa piuttosto che un’altra.

«Divide et impera» («dividi e conquista») è un motto, attribuito a Filippo il Macedone, di cui non si conosce con sicurezza l’origine. Significa che la divisione, la rivalità, la discordia dei popoli soggetti giova a chi vuol dominarli. È una tattica usata spesso contro i tdG, soprattutto nel web e ha lo scopo di spingerli a pensare di aver subìto qualche ingiustizia o torto, in modo che litighino fra di loro e si allontanino dall’organizzazione di Geova.

Manipolazione dei social. Lo scopo è quello di influenzare le conversazioni online. Il visitatore cerca su Internet il modo per adattare in maniera virtuale la rappresentazione che ha della realtà. Il problema è che i social hanno la capacità, non solo di rappresentare la realtà modificata, ma anche di crearne una a proprio piacimento. Non sempre le tecniche di manipolazione diretta sono le più efficaci. Per questo motivo sono state create numerose tecniche psicologiche in grado di influenzare le menti senza che questi se ne accorgano.

Molti si lasciano manipolare perché desiderano uniformarsi agli altri. Alcuni sono abili nell’indirizzare i bisogni di una persona lontano da ciò in cui credono, spingendoli in spazi apparentemente soddisfacenti. Costoro riescono a orientare le dottrine e l’insegnamento in cui il tdG ha creduto per anni ai suoi bisogni emotivi. Sostituiscono le idee con i bisogni, facendo credere che questi hanno la priorità rispetto a quanto viene insegnato. Usano un linguaggio emotivamente carico ed esplosivo. Il successo o il pericolo è nella capacità di creare un contesto emotivo favorevole all’accoglimento dei loro messaggi o pensieri. La parola sollievo è una delle più cliccate.

Sono molte le aspettative tradite tra chi scrive un post e chi lo riceve. Non sempre gli interessi collimano. Alcuni contenuti sono accettati altri invisi. Per chi gestisce un sito è una seria responsabilità quella di trasmettere messaggi rispettosi e temi dignitosi. Chi scrive o l’amministratore del sito sono in una posizione dominante e possono arrogarsi il diritto di decidere quali siano i post e i commenti degni o meritevoli di attenzione, di essere pubblicati o rimossi.

D’altro canto, se ne facciano una ragione gli esaltati del web e gli smanettatori, che questo aspetto continuano a ignorare, a criticare o a giustificare. Pensano che scrivere un commento dia automaticamente loro il diritto di essere pubblicato. A volte il punto è antropologico e non di contenuti. Gli articoli che compaiono nei siti quando vi accediamo, come sono scelti? Con quali criteri? Quali obiettivi si prefiggono? Non sempre la tecnologia del potere corrisponde alla tecnologia del sapere e della verità.

Emozioni digitali. Molti oppositori giocano con le emozioni per manipolare incauti insoddisfatti della loro vita con i tdG. Un’emozione forte su cui fanno leva è l’odio. Si servono di espressioni tendenziose che fomentano le ostilità. Alcuni fanno leva sull’orgoglio facendo sembrare sempliciotti e facilmente manipolabili quelli che aderiscono ai tdG. Per non apparire tali, alcuni tdG si lasciano convincere e abbandonano la congregazione. Altre volte, certi oppositori, generalizzano applicando a tutti i tdG ciò che invece riguarda solo un singolo. Fanno di ogni erba un fascio. Molto spesso le emozioni digitali non corrispondono alle vere emozioni che si provano nella realtà. Non è raro che siano falsificate o mascherate.

Molte informazioni che veicolano in Internet vanno prese con cautela. Sono in tanti a considerarsi i veri portatori della luce spirituale, i messaggeri della pura verità. Per dirla con le parole di Pilato: “Cos’è la verità?” (Giovanni 18:38) Alcuni siti hanno risposte per ogni argomento, eppure Gesù, pur essendo in grado di rispondere a qualsiasi domanda sincera, non rispose a Pilato sul concetto di verità. Questo assalto dei social contro l’idea che si possa conoscere la verità e che essa possa appartenere a un gruppo, a un singolo o a un libro è sempre più spinosa.

Di verità ce n’è una. Nessuna religione insegna che la verità stia altrove. Extra Ecclesiam nulla salus (al di fuori della Chiesa non v’è salvezza) insegna la Chiesa Cattolica. E lo stesso fanne tutte le altre religioni, inclusa quella dei tdG. Nonostante ciò, chi sostiene perentoriamente la superiorità di un’idea sopra le altre, crede anche lui a una “verità”. Il problema non è “la verità”, ma l’intolleranza verso la verità. E l’intolleranza, viene spesso propagata mediante i social.

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