Provocazioni

trollSe reagisci al provocatore, fai solo il suo gioco.

Quando un individuo non si accetta per quello che è, reagisce con un eccesso espressivo, chiamato comunemente provocazione. Questa eccedenza distruttiva rivela una patologia narcisistica. Il provocatore è amante della lotta e del conflitto, vive e si nutre di eccessi. In genere, il provocatore sfrutta l’effetto sorpresa.

In questo modo, le sue parole aggressive penetrano le difese cogliendo il destinatario impreparato. Cerca, così, di raggiungere due obiettivi: obbliga l’avversario a uscire allo scoperto e costringe a risvegliare l’impulso paranoico che dorme anche dentro l’anima più equilibrata.

La provocazione imprevista, soprattutto se aggressiva, causa una confusione mentale, mobilitando la “contraerea” del provocato. Una volta scatenata la reazione, il provocatore ha centrato il suo bersaglio.

provocatore

Spesso chi provoca è una persona molto intelligente ma non lo è la sua provocazione, perché rivela un’esibizione fragile e segreta della sua personalità. Se dipendesse da lui, il provocatore sfiderebbe chiunque prende di mira in un duello “all’ultimo sangue”. Per fortuna che quel tipo di onore, chiamato in causa per giustificare un duello mortale, oltre che essere un retaggio del passato, è proibito.

Comunque, questo spirito non è del tutto scomparso. In una società sempre più aggressiva nelle competizioni, si tende a tornare alla sfida del maschio animale, dove l’eccesso di provocazione è dovuto a quell’istinto animalesco che è latente in ogni essere umano. Il suo grido di sfida non è altro che la liberazione di un impulso bestiale dell’animo umano imperfetto.

Il provocatore e il provocato manifestano entrambi durante la fase provocatoria un istinto da maschio animale e una fragilità psicologica. Quando si reagisce a una provocazione, il risultato è sempre negativo. Chi non reagisce non è mai un debole. La sua forza passiva evidenzia la debolezza di chi provoca. In alcune occasioni, Gesù non reagiva alle provocazioni nemmeno sotto tortura. Se avesse reagito, i suoi nemici avrebbero ritorto contro di lui le sue parole. “Lasciateli stare sono guide cieche”.

Provocare è un verbo che deriva dal latino ed è composto da pro e vocare (= chiamare), da vox (= voce) e il suo significato è causare; istigare; eccitare; sfidare; ingiuriare. In pratica, il provocatore cerca di indurre a reazioni violente, con parole o atti offensivi e irritanti.

Se tu, caro “inattivo”, sei stato vittima di una o più provocazioni e hai reagito in malo modo o hai subito passivamente il sopruso e sfinito hai abbandonato il popolo di Geova per colpa di un troll teocratico, e ora ti sei reso conto di esserci cascato nella trappola della provocazione, perché dovresti continuare ancora a soffrire e a privarti della compagnia dei fratelli? Se persisti in questa condizione, hai perso la sfida con il provocatore.

Anzi, il provocatore, raggiunto il suo obiettivo, si sentirà autorizzato a provocare ancora altri fratelli causando ulteriore danno in congregazione. Sono i paradossi della provocazione: il provocato abbandona e il provocatore si trastulla nella ragione del suo agire. Da perdente si convince di essere un vincente. In realtà è un doppio perdente, immondo e schifoso.

Provocatori e troll vanno isolati

Il troll, è un utente digitale che interagisce con altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema e senza senso. Mira a disturbare, fomentare gli animi e ad accendere il dibattito. Si riconosce perché scrive le stesse cose in più blog, a volte senza alcun significato per indurre risposte automatiche, del tipo: “Cosa intendi dire?”. Pubblicano notizie non veritiere usando i nomi di utenti falsi. Spesso dichiarano “verità scomode” per ferire. Insultano e deridono gli utenti e non di rado pubblicano link infetti da virus.

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