Qual è lo stato d’animo di un inattivo?

figliol-prodigoOgni storia è diversa, così come lo sono i motivi per cui non si è più attivi.

Un inattivo, che è stato anziano di congregazione, racconta quanto sia importante mantenersi vigili: “Quando si è impegnati nelle varie attività di congregazione si è maggiormente protetti. Quando non si è più attivi si rallenta la vigilanza”. Il problema in questo caso è che si cominciano a tollerare le piccole cose. In fondo, a chi può interessare, se non a Geova, ciò che fa un inattivo della sua vita? Non frequenta più le adunanze da anni, alcuni non se lo ricordano più e la maggioranza della congregazione non lo conosce.

Un altro Testimone che fu inattivo per anni ammise che nel tempo è facile stringere amicizie con persone del mondo. Con questo genere di frequentazioni ci si accorge ben presto di trascorrere il proprio tempo con persone di dubbia moralità. Capita che costoro non vogliano sentir parlare di religione.

Ci sono, purtroppo, inattivi che decidono di abbandonare Geova definitivamente per ricostruirsi una nuova vita. Si sa di testimoni inattivi che conducono una vita non più cristiana, eppure continuano a rimanere ancora inattivi.  Non tutti si abbandonano a “una vita dissoluta” come quella del figlio prodigo. Molti sono consapevoli che una volta abbandonato Geova, la loro vita non sarà più la stessa. Le preghiere col tempo diminuiscono fino a estinguersi. Sul posto di lavoro non si riesce a dare testimonianza come prima. Manca quella determinazione di un tempo.

E poi, cosa c’è da testimoniare, se in cuor proprio non si fanno più le cose che si vorrebbero dire. Ci si sente impediti anche quando c’è da difendere la verità. Alcuni che non si sono identificati come testimoni di Geova trovano difficile difendere la verità per paura di essere scoperti. Non si espongono, non si esprimono e in cuor loro soffrono questa condizione d’impotenza. Si prova rammarico e un certo imbarazzo quando si pensa allo zelo di una volta.

Altri inattivi stanno bene dal punto di vista economico. Hanno imperniato la loro vita sul lavoro e su stessi e non sentono la necessità di ritornare a Geova. Nonostante il benessere materiale, sanno che la loro vita non è felice come lo era un tempo. Altri preferiscono abbandonarsi a una vita da depressi. Ci sono inattivi che aspettano una visita pastorale da anni, e continuano ancora ad aspettare. Forse si vergognano a tornare. Sentono il bisogno di un forte e caloroso incoraggiamento pastorale.

Alcuni sono convinti che la loro relazione con Geova sia così compromessa che un ritorno non sarebbe più possibile. Quando ci si rende conto di aver voltato consapevolmente le spalle a Geova, si ritiene (a torto) che sia impossibile ripristinare di nuovo una buona relazione con Dio. Coloro che sono avanti negli anni pensano che sia inutile e faticoso ricominciare daccapo un nuovo rapporto con i fratelli.

Malattie, apatia, disgrazie, rottura del matrimonio, perdita del lavoro, disastri finanziari sono altre cause che possono ostacolare la ripresa. C’è da dire, che alcuni inattivi si sono ripresi dopo che la loro vita è stata funestata da uno di questi eventi. La disperazione, la rassegnazione, il compiacimento e a volte vittimizzarsi rende più complicato ritornare al “Padre”. Alcuni inattivi sono stati eccezionali pastori, uomini capaci, pionieri. Fratelli esemplari che hanno avuto incarichi di rilievo nel mondo della teocrazia. Sono fratelli che hanno speso i migliori anni della loro vita per servire Geova. Non dimentichiamo le loro opere e il loro passato come alcuni hanno l’abitudine di fare.

C’è uno stato d’animo cui tutti devono prestare particolare attenzione quando un inattivo decide di ritornare. Nella sua mente fluttuano ripetutamente domande del tipo: Ce la farò? Come sarò accolto? E se dovessi ricadere di nuovo? Riuscirò ad abituarmi a frequentare tutte le adunanze? A uscire regolarmente in predicazione? Dimenticare eventuali dissapori, screzi, incomprensioni?  E se si dovessero ripetere ancora?

Non aspettatevi passi da gigante quando un inattivo ritorna in congregazione. Ci vuole tempo e pazienza. E’ utile fare un passo alla volta in maniera graduale. Alcuni che sono ritornati ridiventando spiritualmente attivi hanno dichiarato che “non esiste altro posto, dove trovare pace interiore”. Si prova una sensazione così gradevole sapendo di piacere a Geova e di fare la cosa giusta.

“Nel momento che entrai nella Sala del Regno tutti i miei vecchi amici mi abbracciarono e mi baciarono. La loro fedeltà mi commosse. Perché avevo timore?” Racconta così le sue emozioni un ex inattivo.

“Non aver timore, poiché io sono con te. Non guardare fisso in giro, poiché io sono il tuo Dio. Per certo ti fortificherò. Ti dovrò realmente aiutare”. – Isaia 41:10

Anche se in congregazione non dovresti ricevere l’accoglienza o l’aiuto che hai sperato nel tuo cuore, nei momenti di sconforto ricordati le parole sopracitate: “Io, Geova realmente ti aiuterò”.

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