Qualcosa sulla parabola del “Padre misericordioso” più che sul “figlio prodigo”

poynter ritorno figlio prodigo

“Tuo fratello era morto ed è tornato alla vita, era perduto ed è stato ritrovato” – Luca 15:32

Si continua ancora a parlare e a sproposito di questa parabola e delle sue applicazioni a questo, a quel gruppo o a tutt’e due. Gesù non fece nessuna applicazione, essa è semplicemente introdotta con le parole: “Quindi disse”. Gesù quando insegnava, indirizzava continuamente i suoi ascoltatori alle qualità del Padre. Questo è ciò che conta.

Per quanto riguarda il figlio minore, egli lascia la casa del padre per essere libero e ritorna per diventare schiavo. Cercava la libertà lontano e trova la schiavitù. Torna a casa da servo e diventa libero. La “vera casa” non era una “prigione” come immaginava. Ciò che non capiva era il valore della casa. Neppure il fratello maggiore aveva capito cosa significava stare nella casa del padre. Non capiva che “tutte le cose” del padre “erano sue”. A casa era libero ma viveva da schiavo. La vera libertà non è stare dentro o fuori, ma nasce dalla consapevolezza di amare la casa e il padre della casa. Chi scopre quanto è amato da Geova, impara ad amare generosamente gli altri. Quest’amore del Padre è così grande, da accogliere chiunque ama nella sua casa. Questo tipo di amore ci obbliga ad accogliere con misericordia i nostri fratelli sperduti, indipendentemente da cosa sia successo nella loro vita. Soltanto chi vive l’amore di Dio può sentirsi libero di amare nella sua casa. Conoscendo e applicando questa verità – l’amore di Dio – possiamo amare liberalmente come il Padre. Nessun uomo renderà mai riduttiva, con applicazioni fuori luogo, una delle parabole più commoventi dell’insegnamento di Gesù.

E’ l’amore misericordioso del padre, il punto chiave di questa parabola. Non è la gioia del figlio che torna a casa, ma del padre che ritrova il figlio. La sua felicità, desidera che sia anche la nostra. La gioia di Dio è accoglienza, è lui di persona, che ci dà ciò che è suo. La figura del padre è al centro della parabola, ed è sempre presente. Sarebbe più appropriato chiamarla “La parabola del Padre misericordioso” invece che “La parabola del figlio prodigo”. Gesù non ragiona secondo le categorie dell’intelletto umano. Non segue una logica umana, ma esprime l’amore di Dio che non si comporta secondo i ragionamenti dell’uomo. E’ una parabola contro corrente, che dice il contrario di quello che ci si aspetterebbe dal punto di vista umano, cioè un giudizio severo sul figlio minore e la sua condanna. La parabola termina in un modo che colpisce e sconvolge l’opinione della gente, non solo quella dei tempi di Gesù, ma di tutti i tempi. Essa non ha un’applicazione, perché è universale. Non riduciamola con applicazioni sterili a singole persone, a quel gruppo o all’altro, “anzi, no, facciamo tutt’e due, così non ci sbagliamo”.

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