Quale uomo se ha cento pecore e ne perde una…

pecoracarezzaNelle sue parabole, Gesù racconta in modo breve ed efficace l’amore misericordioso di Dio.

L’uomo parla tanto per dire poco. Dio parla poco per dire tanto. Nelle sue parabole, Gesù, l’esatta rappresentazione di suo Padre, racconta in modo breve ma esemplare ed efficace, l’amore misericordioso di Dio per l’umanità persa. Gesù è venuto a cercare i “malati” non i “sani”, i “peccatori” non i “giusti”.

Dio non si attende che i peccatori persi facciano ritorno a lui, ma è lui che va a cercarli nella condizione in cui si trovano. Il perdono che Dio concede è sempre antecedente alla conversione del peccatore pentito. L’amore di Dio non si merita, è gratuito per tutti, perché Dio perdona anche chi non lo merita. Crediamo in un Dio che è straordinario per bellezza e per come agisce.

Un Dio che i suoi Testimoni ne stanno sbiadendo il volto con un’adorazione lontana da Lui, non nella conoscenza, ma nella pratica. Non è più un Dio quotidiano, presente in ogni momento della nostra vita, ma un Dio a scadenza. Un Dio che è programmato per le adunanze, per le assemblee, per i grandi congressi. Un Dio da esporre su due ruote per le strade; un Dio delle ore, delle riviste e dei volantini; scandito e imposto nei tempi e nei modi da altri. Un Dio di molti che appartiene a pochi, i quali decidono come, quando e dove adorarlo.

Ci siamo dimenticati del Dio della Bibbia. Ci siamo dimenticati quel “poco” che Gesù ci ha insegnato di suo Padre. Parliamo di tutto ma non del Dio della Bibbia.

Gesù si lasciava avvicinare dal popolo peccatore e lo accoglieva con apertura mentale, con premura di cuore. Egli mangiava con i peccatori, uomini della terra e disprezzati, che i farisei credevano erroneamente che Dio li punisse per le loro colpe. Era impensabile per gli ebrei condividere il pane a tavola con persone considerate impure. Gesù capovolse questo modo di pensare, mostrandosi come un messia “al contrario”.

Egli non castiga, non sanziona, non giudica e non espelle. Anzi, è ben disposto nei confronti di questi emarginati, mostra attenzione ai loro bisogni, non disdegna di avere al suo seguito, prostitute ed esattori. Come a quel tempo anche oggi c’è il bisogno che Gesù sveli di nuovo l’amore di Geova. Abbiamo sacrificato il suo amore sull’altare dell’efficienza organizzativa.

Oggi, i Testimoni vivono per l’organizzazione che porta il suo nome. Anche Israele portava il suo nome, ma ciò non garantì un vincolo indissolubile con Dio, né la salvezza eterna. Dio può rigettare chiunque, anche un’intera organizzazione, come ha fatto in passato. Oggi, i Testimoni sono più impegnati ad adorare Geova tramite il moderno “messia digitale” piuttosto che con la sua Parola, la Bibbia. Prima JW, poi Geova.

Da una parte si cerca di semplificare i costi di stampa adottando la tecnologia digitale e dall’altra, paradossalmente, si spende una gran quantità di contribuzioni per l’acquisto di immobili. “Economo come lo schiavo”, “prodigo come il figlio”. Sono le contraddizioni di una religione che si crede la più coerente fra tutte le altre.

pastore-e-gregge

Or tutti gli esattori di tasse e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Quindi i farisei e gli scribi brontolavano, dicendo: “Quest’uomo accoglie i peccatori e mangia con loro”. Allora egli pronunciò loro questa illustrazione, dicendo: “Chi è fra voi l’uomo che, avendo cento pecore, se ne smarrisce una non lascia le novantanove nel deserto e non va in cerca della smarrita finché non la trovi? E, trovatala, se la mette sulle spalle, rallegrandosi.

E giunto a casa, raduna gli amici e i vicini, dicendo loro: ‘Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era smarrita’. Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi. (Luca 15:1-7)

In quattro versetti, come riporta Luca, Gesù spiega con poche parole un concetto molto profondo e che va a scardinare un pensiero secolare della vita religiosa degli ebrei di quel tempo. Gesù, con questa illustrazione, coinvolge gli scribi e i farisei come adoratori di Dio, nella veste di pastore. E’ un affronto, perché il mestiere di pastore è considerato poco onorevole e in certi casi anche impuro e peccaminoso, poiché, in quel tempo, era svolto da persone rozze, uomini inaffidabili, disonesti e ladri.

A uomini di questo genere poco importa se una pecora si smarrisce. Invece, lo smarrimento di una pecora è per il pastore vero, una perdita non solo economica ma anche affettiva. Il vero pastore si preoccupa più della pecora smarrita che delle novantanove “grasse” e va a cercarla.

Quando la ritrova, a causa delle afflizioni dovute allo stremo del suo errare, la stringe a sé come se volesse dire: “Stai tranquilla perché non ti perdo più” e poi se la mette sulle spalle. Il ritrovo della pecora è festeggiato sulla terra e in cielo. Sono quindi coinvolti nella ricerca, Dio, Gesù e gli angeli. Se cerchi e trovi c’è gioia anche nei cieli, se non cerchi non puoi trovare e di conseguenza c’è tristezza nei cieli e sulla terra.

Se non cerchi, privi gli angeli della gioia. Ciò che Gesù intende sottolineare con questa parabola, non è il fatto che la pecora sia salva, ma che il pastore sia andato a cercarla, consapevole di essere responsabile di lei, avendo nel cuore sentimenti d’amore. Dio, quale Pastore Supremo, nutre un amore viscerale per le sue pecore, ed è un amore senza condizioni, neppure quando vengono meno la lealtà e la fiducia.

Invece di proporre agli altri lo studio biblico, forse è il caso che altri lo facciano a noi. Abbiamo trascurato e dimenticato l’amore di Dio cui si parla nella Bibbia. La nostra mente è confusa e distratta da altre cose. La Bibbia è l’unico posto dove guardare realmente il cielo. Al di fuori di essa, c’è soltanto un’immagine scolorita di Dio.

lupi-in-mezzo-pecore

Oggi, in molte congregazioni, ci sono uomini convinti di non essere minimamente paragonabili ai farisei di quel tempo, che consideravano il mestiere di pastore impuro. Eppure, molti di questi pastori hanno contaminato tale ruolo, trascurando le pecore, non mostrando la cura necessaria e in alcuni casi assumendo un atteggiamento più da lupo che da pastore. Uomini che si preoccupano delle “novantanove grasse” dove è più facile sguazzare nelle acque della comodità, piuttosto che faticare per cercare la pecora smarrita.

I farisei credevano di essere i veri pastori del gregge di Dio. In realtà Gesù, con quell’illustrazione fece capire che i pastori inadempienti erano proprio loro. Come allora, si cerca anche oggi di smascherare i mestieranti che opprimono il gregge di Dio. I farisei condannavano i falsi pastori. In realtà condannavano se stessi.

Lo stesso atteggiamento è tipico oggi dei mestieranti spirituali, i quali sono convinti di essere i veri pastori delle greggi di Dio; prezzolati di vanagloria, malati di protagonismo, oranti del nulla, le cui orazioni feriscono invece di sanare. “Mi sono perso come una pecora smarrita, cercami Geova, mio Pastore” (Salmo 119:176).

Tags: , , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA