Quando Geova non è con i suoi Testimoni

«Geova è in mezzo a noi o no?». (Esodo 17:7)

Alla prima difficoltà gli ebrei in giro per il deserto si lamentano. Vogliono tornare in Egitto. Si sono già dimenticati i grandi segni che Dio aveva mostrato quando li liberò dalla schiavitù egiziana. Questa volta la fanno grossa. Mettono alla prova Dio, si lamentano perché hanno sete, attaccano lite con Mosè e minacciano di lapidarlo.

Geova ascolta le difficoltà di Mosè, gli dice di prendere il bastone con cui compì grandi segni in Egitto e di colpire la roccia dalla quale sarebbe uscita l’acqua. In seguito, subentra Amalec per fare guerra al popolo nel deserto, che viene sconfitto grazie alle istruzioni di Mosè, che da un colle tenne le mani alzate, sorrette da Aaronne e Hur fino al tramonto del sole.

C’è un nesso fra la venuta di Amalec e ciò che il popolo dice: “Geova è in mezzo a noi o no?”. Quando sorgevano gravi dubbi fra il popolo, al punto da non essere più così sicuri che in mezzo a loro ci fosse Dio, di solito c’erano conseguenze gravi che conducevano alla rovina.

Il popolo ebraico non poteva permettersi di mostrare debolezze, incertezze e dubbi riguardo a Dio. Anzi doveva essere di esempio per la pura adorazione. Amalec può essere considerato il punitore che si insinua in mezzo al popolo quando ci sono divisioni. È la conseguenza logica di una punizione causata dalla mancanza di fede.

La fiducia in Geova permette a chiunque dei suoi servitori di avere solidità, di ricevere forza riguardo a ciò che fa. Le fratture dividono e spaccano l’unità. Non meravigliatevi se un moderno Amalec vi attacca alle spalle o vi colpisce nel punto debole.

Per gli ebrei, Amalec è il paradigma di chi, in ogni generazione, tenta in tutti i modi di “farci cadere le braccia”. Ma è in questo singolare conflitto che le mani di Mosè (di chi guida il suo popolo) hanno bisogno di un sostegno, come hanno fatto Aaronne e Hur che hanno preso una pietra e l’hanno messa a sostegno delle braccia di Mosè. Sono necessari la collaborazione e lo sforzo di tutti. (Vedi l’intero racconto in Esodo 17).

Mosè fu aiutato ad assolvere quel compito gravoso perché Geova “mise dentro di lui il Suo proprio spirito santo” (Isaia 63:11-14). Inoltre, Mosè fu in grado di compiere miracoli e di dichiarare il nome di Dio al faraone. Lo spirito santo produsse in lui meravigliose qualità, tra cui amore, mitezza e pazienza, che lo resero idoneo per guidare gli israeliti.

Fu Geova a scegliere Mosè per affidargli un incarico importante, servendosi di angeli, per prepararlo e per guidarlo come suo rappresentante. Quando il popolo gli ubbidiva, in effetti seguiva la guida di Geova.

Oggi Geova sceglie chi deve guidare il suo popolo e lo fa attraverso la sua Parola, il suo Spirito Santo e la supervisione di Gesù. I TdG chiamano questa guida Corpo Direttivo, che si è applicato a sé stesso il titolo di “schiavo fedele e saggio” di Matteo 24:45. Questi uomini non sono ispirati e nemmeno infallibili. Continuano a commettere errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.

Basta leggere la voce “Dottrine spiegate o chiarite” dell’Indice delle pubblicazioni Watch Tower, per rendersi conto di quanti chiarimenti sono stati fatti a partire dal 1870.

Una cosa è certa, il popolo di Dio ha sempre avuto una guida. Se questa guida ha il sostegno divino lo si capisce dalle conseguenze che si hanno quando Geova non è con i suoi Testimoni.

Luca Giordano, La battaglia di Amalec, Museum of Fine Arts, Houston

C’è un Amalec moderno che funge oggi da punitore? Sono più le punizioni o le benedizioni che si evidenziano nel popolo di Dio? Geova non deve necessariamente conoscere in anticipo tutto ciò che accadrà a questo corpo direttivo o a ciascun singolo. L’idea che Dio scelga in anticipo quali prove affronteremo implica che debba conoscere tutto riguardo al nostro futuro.

Ma questo modo di pensare non ha alcun fondamento biblico. Naturalmente, Dio può conoscere in anticipo il futuro (Isaia 46:10). Tuttavia, dalla Bibbia capiamo che usa questa capacità in modo selettivo (Genesi 18:20, 21; 22:12). Quindi, se da un lato Geova ha la capacità di conoscere il futuro, dall’altro rispetta il nostro libero arbitrio. È quello che ci aspettiamo da Geova, un Dio che mostra considerazione per la nostra libertà di scegliere se accettare o no chi deve guidare il suo popolo. (Deuteronomio 32:4; 2 Corinti 3:17).

Il tempo dirà se il corpo direttivo è la guida che Geova ha scelto o se ci sarà un moderno Amalec che lo punirà. Intanto questo abbiamo e questo ci teniamo. Inutile e dannoso fargli la guerra. In fondo, non abbiamo scelto di seguire uomini ma Geova. Se riteniamo che questi uomini non sono approvati da Geova per guidare la sua congregazione, nessuno ci obbliga a seguirli. Ci siamo dedicati a Geova anche se questo è difficile per alcuni capirlo.

Piuttosto, c’è da chiedersi, non se Geova è in mezzo ai suoi Testimoni, ma se è in mezzo a tutti coloro che si sono allontanati dal suo popolo, su tutti quelli che contestano l’autorità del CD. Se dopo aver lasciato i Testimoni di Geova, tutti quelli che sono convinti che Dio è da un’altra parte o sono consapevoli che Dio è con loro, perché continuano a contestare il CD?

D’altro canto, il corpo direttivo non può concentrare tutto su di sé. Mosè, per vincere la battaglia contro Amalec,  non salì sulla cima del colle da solo, ma portò con sé Aaarone e Hur che a un certo punto lo hanno sorretto, perché fisicamente non era più in grado di tenere in alto le mani. Invece di accentrare troppo come sta facendo in questi anni, dovrebbe delegare e restituire quello spazio d’azione che gli anziani gestivano localmente secondo i bisogni delle congregazioni.

Se vi siete allontanati dal popolo di Geova, bene, tenetevi il nuovo Dio che avete trovato e servitelo con gioia e serenità. Da parte nostra continueremo a dire: “Questo Dio è il nostro Dio a tempo indefinito, sì, per sempre. Egli stesso ci guiderà finché moriremo” (Salmo 48:14).

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Anche noi di inattivo.info siamo perplessi su certe decisioni del corpo direttivo, in particolare sull’istruzione universitaria e sulla qualità d’insegnamento della Bibbia. Non condividiamo nemmeno una virgola sulle ultime decisioni in merito all’istruzione superiore.

Mentre sulla qualità d’insegnare e studiare la Bibbia e sul modo di gestire le congregazioni ne abbiamo parlato spesso su questo sito. Ma una cosa è non essere d’accordo su alcuni punti, un’altra è fare la guerra per contestare ogni decisione spaccando l’unità della congregazione, creando divisioni e settarismi.

Quando abbiamo aperto questo sito sugli “inattivi”, non immaginavamo che l’organizzazione prendesse tante iniziative per aiutare questi fratelli lontani a tornare a casa. Eppure il corpo direttivo lo ha fatto.

Nella vita ci sono momenti in cui si vorrebbe parlare liberamente di molti aspetti teocratici, ma se non si può parlare, allora è saggio tacere. C’è un tempo per parlare e uno per stare in silenzio. Non sempre si può e si deve per forza parlare. 

“Che la sapienza sia giusta è provato dalle sue opere”. Perciò, date tempo al tempo per stabilire chi fa la volontà di Geova e chi no. 

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