Quando il Diavolo usa la tastiera

Cristiani sotto “l’effetto dei social”

Siamo avvertiti! Alcuni che un tempo praticavano la vera adorazione si sarebbero allontanati prestando attenzione a ingannevoli espressioni e a insegnamenti di demoni (1 Timoteo 4:1). I social network sono diventati uno dei luoghi preferiti per spacciare menzogne per verità. Nonostante l’avvertimento della Parola di Dio, di non seguire “false storie”, alcuni si lasciano ingannare troppo facilmente (1 Timoteo 1:3, 4).

La parola greca usata da Paolo per “false storie” può avere il significato di fiaba, mito o fandonia. In questo caso viene indicata “una storia” religiosa che non ha alcun legame con la realtà. Tali storie non fanno altro che suscitare domande frivole che generano ricerche inutili. Il Diavolo si è sempre servito di menzogne religiose e miti per sviare gli ignari.

Il Diavolo, che si finge “angelo di luce” sa “usare” molto bene la tastiera del computer, del tablet e del telefonino, per sviare gli incauti. (2 Corinti 11:14) Ad esempio:

  • Fai quello che ti pare: sei tu a decidere cosa è bene e cosa è male e non gli altri. Questa idea, veicolata dai social istiga ad abbandonare qualsiasi ritegno morale.
  • Dio non si interessa di te, perciò vivi la tua vita senza rendere conto a nessuno. Uno spirito questo che invita, non solo a vivere in funzione dell’oggi, ma potrebbe divenire una causa infruttuosa delle nostre attività spirituali.
  • A Dio non interessa il bene che fai. Pensa al male che hai ricevuto ogni volta che hai fatto del bene. Se credessimo a questa menzogna diabolica, potremmo essere indotti ad arrenderci, pensando che non saremo mai degni dell’amore di Dio. La verità è che Geova ama e apprezza ogni suo adoratore.

Una caratteristica dei social è il pettegolezzo. Il Diavolo “scrive” sui social con l’obiettivo di farci smettere di predicare (Rivelazione 12:17) Il suo fine è di indurre l’incauto a svolgere attività che fanno perdere tempo o a fare cose che causano divisioni fra i tdG. In una circostanza, l’apostolo Paolo diede vigorosi consigli circa la condotta di giovani vedove che non avevano una famiglia a cui accudire e che non erano attive nel ministero. Egli disse: “[Esse] imparano anche ad essere oziose, andando in giro per le case; sì, non solo oziose, ma anche pettegole e intromettenti negli affari degli altri, parlando di cose di cui non dovrebbero”. (1Timoteo 5:13) In tanti oggi, consapevoli o no, non avendo niente da fare, adottano questo atteggiamento.

Il pettegolezzo è una condotta disordinata. Lo stesso apostolo parla di alcuni della congregazione di Tessalonica che “camminano disordinatamente… non lavorando affatto ma intromettendosi in ciò che non li riguarda”. (2Tessalonicesi 3:11) Perciò, in questa era tecnologica, è facile perdere tempo e farne perdere ad altri, prestando ascolto e partecipando attivamente sui social, diffondendo notizie false.

Pur non avendo il diritto di dire ad altri come gestire le loro questioni personali, è innegabile che questi comportamenti oziosi e importuni possono distrarre dall’opera di predicare il Regno. Se smettiamo di sostenere attivamente l’opera di Geova, si può correre il pericolo di iniziare a dare seguito alla tastiera del Diavolo. Può sembrare estremistico fare una tale affermazione, ma, per i cristiani non esiste una terza opzione (Matteo 12:30).

‘Accertatevi delle cose più importanti’. — Filippesi 1:10.

Nel 2015, Umberto Eco, definiva gli odiatori da tastiera “imbecilli”. Oggi, il web è attraversato da un sentimento di disagio evidente, dove cresce il rancore e il risentimento. Basta osservare le feroci discussioni che spesso sfociano in veri insulti e improperi, in genere tra perfetti sconosciuti. Sotto l’effetto dei social, in tanti perdono qualsiasi freno inibitorio. I social sembrano offrire un habitat ideale a molti frustrati.

Leggendo pareri e idee diverse da quelle nostre, ci scontriamo senza sé e senza ma, ingaggiando una vera battaglia sul proprio schermo con altri che non la pensano come noi. Ci ingarbugliamo così tra l’ignoranza, l’intolleranza e la superficialità. Spesso, non disponiamo della controprova di una notizia. Si accetta solo per il fatto che la leggiamo sul web. E ci crediamo. Inoltre, come si comporterebbe un utente che spaccia odio se si trovasse la persona interessata di fronte, faccia a faccia?

“Nell’abbondanza delle parole non manca la trasgressione, ma chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione”. — Proverbi 10:19.

Spesso nel web cadono le inibizioni. Quando si digitano sulla tastiera certe parole, non sembrano così pesanti come quando si pronunciano ad alta voce. Anche quando non si dicono parolacce, alcune parole possono essere sfrontate e volgari.

Alcune parole sono come spade che potrebbero ferire mortalmente

Alcuni sottovalutano che il Diavolo quando usa la tastiera lo fa principalmente per distruggere la fiducia tra uomini e Dio e tra gli stessi uomini. Lo ha sempre fatto nel corso della storia. Insomma, i social incidono sempre in maniera negativa? No, se si rimane calmi e si discute con razionalità e rispetto. Se si argomenta e ci si rende disponibili a cambiare idea davanti a motivazioni convincenti, può essere una buona pratica per limitare l’odio. Mettersi in contatto, aiutarsi, cooperare, scambiarsi pensieri e opinioni, favorire valori positivi sono comportamenti assolutamente congeniali ai social network, anche quando, si riscontra che fare il bene non fa rumore, non fa like o non viene condiviso.

“Chi cammina con le persone sagge diverrà saggio, ma chi tratta con gli stupidi se la passerà male”. — Proverbi 13:20.

Ognuno dovrebbe  accertarsi di usare la Rete senza venir meno nella fede a Geova e ai suoi princìpi biblici (1 Timoteo 1:5, 19). “Opponetevi al Diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7). Anche in Internet. Il cristiano che vede screditate le sue credenze e infamata la congregazione mondiale, dovrebbe chiedersi a chi giova questo. Chi trarrebbe vantaggio dalla sua diffusione e dagli eventuali secondi fini di chi la diffonde? Non fidatevi dei “condivisori compulsivi”. Non commettete l’errore di pensare: “Nel dubbio, quasi quasi ci credo”. È molto meglio seguire il criterio: “Nel dubbio, cancello e cambio social o sito”.

Quando il Diavolo usa la tastiera vuole che certe informazioni siano diffuse e chi ci casca non fa altro che diffondere calunnie e menzogne. Gesù fu oggetto di false accuse, infatti, avvertì i suoi discepoli: “Vi perseguiteranno e mentendo diranno contro di voi ogni sorta di cose malvage” (Matteo 5:11; 11:19) Non si ha notizia che i seguaci di Gesù spacciassero menzogne nel mondo romano e si accusassero a vicenda nei luoghi pubblici, privati o nelle locande e nei mercati, centri affollati dove scoprire le notizie in voga di quel tempo.

Anche quando una notizia è vera non è detto che sia appropriato divulgarla. Ad alcuni prudono le mani se non la diffondono in fretta e furia. Alcune informazioni confidenziali devono essere pubblicate da chi ha il diritto di farlo quando e come vuole. Divulgare certe informazioni prima del tempo può fare più male che bene.

Credere a insinuazioni maligne e a menzogne sui tdG fatte circolare tramite la tastiera dal “padre della menzogna”, significa mancare di capacità di pensare e di discernere i fatti. Non lasciamoci trattare da “imbecilli” come disse Umberto Eco, anzi prendiamo a cuore quanto scritto nella Bibbia: “Gli inesperti certamente prenderanno possesso della stoltezza, ma gli accorti porteranno la conoscenza come un’acconciatura per il capo” (Proverbi 14:18).

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