Quando il Diavolo veste giacca e cravatta

In questi anni non abbiamo mai parlato in maniera dettagliata del Diavolo. Non che parlarne ci entusiasmi tanto. Lo facciamo perché sono in molti a non rendersi conto che il nemico numero uno dei cristiani non è Dio o il suo popolo, ma Satana il Diavolo, che assume molte forme per ingannare le persone a credere nelle menzogne come verità.

Per secoli molti hanno pensato che il Diavolo fosse un essere con le corna e i piedi caprini che vestiva di rosso e brandiva un forcone. In realtà lui cerca di nascondere la sua vera natura, assumendo diverse forme, la più comune è il travestimento. È difficile smascherarlo, non solo quando “veste Prada”, ma anche quando si veste in giacca e cravatta, cioè nel tipico abito che i testimoni di Geova indossano durante le loro cerimonie ufficiali e il ministero. È qui la cosa si fa seria.

A nessuno dei fratelli verrebbe in mente di dubitare che dietro un abito “teocratico” si possa nascondere, non tanto il Diavolo in persona, quanto un uomo che manifesti il suo spirito e le sue caratteristiche. Ci viene in mente il conosciuto detto “l’abito non fa il monaco” a indicare che spesso le persone non sono come appaiono ai nostri occhi. L’apparenza a volte inganna.

Molto spesso ciò che si nasconde dietro l’abbigliamento, nelle sue forme e colori, rivela aspetti della personalità e del rapporto con gli altri. È risaputo che la moda permette a ogni individuo l’opportunità di crearsi uno stile personale in modo tale da cambiare l’umore, di aumentare l’autostima e di avere una visione più positiva di sé. L’abito ci rappresenta e spesso “parla” di noi e per noi. E Satana lo sa molto bene. Non che sia lui l’inventore della moda prêt-à-porter, ma come sappiamo bene dalle Scritture, lui sfrutta tutte le cose che attraggono e che piacciono agli uomini e alle donne per un suo tornaconto personale.

La Bibbia rivela che Satana il Diavolo è una persona reale che “continua a trasformarsi in angelo di luce” (2 Tessalonicesi 2:9, 10; 2 Corinti 11:14). Per cui non è difficile che si trasformi vestendo giacca e cravatta. Bisogna onestamente ammettere che il Diavolo non è responsabile di tutte le sofferenze. L’uomo, con le sue decisioni sbagliate spesso ne raccoglie le conseguenze. (Galati 6:7, 8). Tuttavia riveste un ruolo primario. La verità ha origine da Dio e la menzogna da Satana. Perciò tutto ciò che è in contrasto con la Parola di Dio – che è la nostra unità di misura – sono falsità, spesso provenienti dal Diavolo.

Purtroppo, non tutti si rendono conto che siamo coinvolti in un conflitto spirituale mondiale. Come i farisei alcuni “soffocano la verità” della Parola di Dio scambiando “la verità di Dio con la menzogna” (Romani 1:18, 25). Nella società di oggi spargere menzogne è diventata una cosa normale. Le bugie creano diffidenza e rovinano i rapporti tra le persone, in particolare nella congregazione, un luogo dove tutto ci si aspetta, tranne che un tdG dica bugie.

Come Anania e Saffira, due cristiani del I secolo, alcuni fanno credere ciò che non sono, cercando di far colpo sugli altri (Atti 5:1-10). Paolo scrisse: “Ci raccomandiamo come ministri di Dio […] con parole veritiere” (2 Corinti 6:4, 7). Una persona sincera dice solo parole vere. Inoltre la Bibbia afferma: “Non offrite occasioni al diavolo”. Efesini 4:27 (Edizioni Paoline). È vero che a volte potremmo avere motivo di arrabbiarci tra fratelli, ma Paolo ci consiglia di risolvere il problema, se possibile in giornata.

Calunniare i propri fratelli in maniera sottile durante un discorso o una visita pastorale e farlo in giacca e cravatta per dare una parvenza di affidabilità, vuol dire imitare lo spirito satanico (Levitico 19:16). Nessun cristiano dovrebbe calunniare altri o accusarli falsamente. Con l’uso di Internet il rischio di accusare senza conoscere bene i fatti è altissimo. Di questo ne parleremo nel prossimo articolo. Purtroppo può capitare che qualcuno in congregazione “odia nel suo cuore suo fratello” anche quando è in giro in giacca e cravatta (Levitico 19:17). In realtà non si dovrebbe mai odiare nessuno, sia quando si veste in giacca e cravatta sia quando si veste casual.

Il fatto che siamo responsabili in giacca e cravatta non ci salvaguarda dall’orgoglio. Ad esempio, potremmo offenderci quando riceviamo consigli o quando altri non accettano le nostre idee. Paolo paragonò l’orgoglioso a uno “che non capisce nulla” (1 Timoteo 6:3, 4). Inoltre, la stessa scrittura dice che l’orgoglioso “è ossessionato da discussioni e dibattiti intorno a parole. Queste cose suscitano invidie, liti, calunnie, sospetti maligni”.

Quant’è triste arrivare alla mezza età e capire che, avendo trattato gli altri in modo dispotico, freddo o scortese, si è rimasti senza amici. Per resistere a Satana dobbiamo esaminarci. Avete una debolezza su cui potrebbe far leva? Avete qualche problema di egoismo? Dovete essere sempre voi i primi? Sotto sotto, la vostra forza motivante è forse l’orgoglio? La vostra personalità è distorta da gelosia, invidia o amore del denaro? Ce l’avete sempre con qualcuno? Siete facili ad offendervi quando vi vengono dati dei suggerimenti o mosse delle critiche? Vi risentite dei consigli?

Non date seguito a quei “falsi maestri” in giacca e cravatta. Paolo disse agli anziani della congregazione di Efeso: “Fra voi stessi sorgeranno uomini che diranno cose storte”. Rivolgendosi ai compagni di fede, Pietro mise in guardia: “Fra voi ci saranno falsi maestri”. Tutti questi falsi maestri provengono dall’interno della congregazione. Il loro obiettivo, spiegò Paolo, è quello di “trarsi dietro i discepoli”.

Anziché limitarsi ad andarsene e fare discepoli fuori della congregazione, costoro cercano di portare via con sé i discepoli di Cristo. Come “lupi rapaci”, i falsi maestri cercano di divorare i componenti della congregazione carpendo la loro fiducia, distruggendo la loro fede e allontanandoli dalla verità. (Atti 20:29, 30; 2 Pietro 2:1-3). E lo fanno quasi sempre, almeno inizialmente, in giacca e cravatta. Dopodiché si svestono dell’abito teocratico.

Il vero cristiano veste la “nuova personalità che si rinnova a immagine di Colui che l’ha creata” (Colossesi 3:10). Tuttavia a volte possono sorgere difficoltà che turbano la pace e l’unità della congregazione. Nella maggioranza dei casi, questo succede perché non si seguono i consigli biblici. Potremmo offendere qualcuno con parole o azioni sconsiderate o potremmo rimanere turbati per qualcosa che un altro ha detto o fatto (Romani 3:23). In questi casi, il cristiano che indossa gli abiti della nuova personalità, può dare consigli a livello personale ad altri, facendolo in maniera premurosa e costruttiva. Applicando i consigli basati sulla Bibbia, si possono ristabilire ottimi rapporti e continuare ad avere l’approvazione di Geova.

SVESTIAMOCI DELLA VECCHIA PERSONALITA’

Il vero anziano che veste l’abito spirituale si rende conto che non sempre è facile consigliare un certo modo di pensare. Per questo è tenuto a farlo “con uno spirito di mitezza” (Galati 6:1). Il sorvegliante che non corregge in modo spirituale e amorevole, porta l’abito della personalità in Cristo o veste giacca e cravatta made in Diablos? Gli anziani di congregazione devono sforzarsi di non imitare i capi religiosi del tempo di Gesù, uomini desiderosi di preminenza, che si riconoscevano facilmente dalle caratteristiche lunghe vesti. Gesù li condannò perché in questo modo richiamavano l’attenzione su di sé. (Luca 20:46)

Nella corsa della vita, si può inciampare, e per questo serve un abito adeguato, quello dell’umiltà. (1 Pietro 5:5, 6) I cristiani devono avere questa qualità come fosse il miglior vestito da indossare: “Come eletti di Dio, santi ed amati, rivestitevi del tenero affetto di compassione, benignità, modestia di mente” (Colossesi 3:12). Non sono gli abiti a conquistare i cuori dei fratelli. Oltre alle qualità interiori, Colossesi 3:14 ribadisce ciò che conquista in realtà i cuori: “rivestitevi di amore, perché è un legame che unisce perfettamente”.

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