Quando il fratello e la sorella contano più dell’organizzazione

La vera organizzazione cristiana mette al centro la persona con i suoi bisogni e non se stessa.

Invitata a una festa di nozze, Maria si accorge che manca il vino e si rivolge a Gesù per risolvere il problema. Gesù dà le indicazioni necessarie per trasformare l’acqua in vino. (Giovanni 2:1-11). Con lungimiranza, Maria si accorge di un bisogno prima degli altri. Osservando con attenzione intuisce che l’assenza del vino avrebbe rovinato la festa. Il vino è fonte di gioia, espressione di pienezza della vita, di passione. Comprendendo il suo ruolo, si fa promotrice di quel bisogno rivolgendosi a suo figlio, attivando una serie di movimenti all’interno della casa affinché il bisogno venga soddisfatto. Riesce a far sì che Gesù valorizzi la realtà provvedendo il necessario.

Questo episodio ci insegna che bisogna avere “occhio” alle necessità dei fratelli e delle sorelle. Inoltre, si deve coniugare il dono che Geova ci ha provveduto singolarmente con i criteri di efficacia e prontezza nella risoluzione del problema. Ogni cosa si deve far bene. Dicono che le donne, per natura, riescono a vedere meglio degli uomini. Siccome anche le donne hanno ricevuto da Dio doni per metterli a beneficio della congregazione, è appropriato servirsi di queste care sorelle dotate di lungimiranza (vedere lontano). Sono i doni di ciascuno a rendere bella e attraente l’organizzazione. Se si usano in maniera saggia la congregazione ne sarà felice, se invece si usano male o non si usano affatto, ne risulta un’organizzazione spenta e infelice.

Serve a poco servire cibo spirituale se lo si fa con poca attenzione ai bisognosi. Ogni attività all’interno delle congregazioni ha successo se c’è rispetto dei ruoli che Dio ha assegnato a ciascun componente. Perché la persona sia al centro di un’organizzazione è necessario che ciascuno presti la sua opera volontariamente, che senta il bisogno di offrirsi per qualcuno e non per qualcosa. Non è pensabile portare avanti un’azione in congregazione senza il coinvolgimento di altri fratelli e sorelle che hanno lo stesso obiettivo. Le nozze di Cana indicano che Maria prese l’iniziativa, Gesù fece il miracolo, ma altri ne furono coinvolti direttamente, come i servitori e il direttore della festa, seguendo attentamente le istruzioni che furono loro date. Un’organizzazione va in crisi quando abbassa il livello standard della qualità spirituale e va per i fatti suoi senza tener conto dei singoli.

Bisogna avere un senso di appartenenza e di partecipazione. Inoltre, i membri della congregazione che si occupano di soddisfare i bisogni di chi è fragile vanno lodati e incoraggiati continuamente.

Certe attività altruistiche prosperano quando si mettono nelle mani di chi ha il dono dell’avvedutezza e della perspicacia. Con loro non muoiono mai, mentre si inaridiscono quando diventano esclusiva di certi anziani istituzionalizzati. L’errore che a volte si commette nelle congregazioni è di assegnare certe responsabilità a chi non è capace o addirittura accentrarle solo tra i responsabili delle comunità. Maria, durante le nozze di Cana, comprende che le cose piccole possono diventare grandi, quelle deboli forti, le lacrime gioia, l’assenza presenza e l’acqua vino. Maria ci insegna che chiunque può prendere un’iniziativa per riempire ciò che manca. Basta rivolgersi alla persona giusta, come fece lei con Gesù.

Nella vita si può sempre ripartire da ciò che manca per arrivare a ciò che riempie. Con i fratelli lontani, a volte, basta avere “occhio”. Se questi fratelli ci mancano alle nostre feste, chiunque, anche una sorella, può prendere l’iniziativa partendo da una loro assenza per arrivare a una loro presenza nei nostri conviti d’amore. Sempre nel rispetto dei propri ruoli, si può riuscire, con l’aiuto di Gesù, a trasformare l’acqua in un vino migliore, “l’inattivo” in “un attivo” migliore di prima.

 

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