Quando il nemico è nella testa e non nel cuore / quarta parte

«Indossate la completa armatura di Dio… prendete anche l’elmo della salvezza» (Efesini 6:17).

I cristiani ad alta sensibilità si fidano di chiunque tranne di sé stessi. Quando sentono di fidarsi solo della propria testa vanno in crisi. Il loro flusso di pensieri, oltre che diverso è in conflitto con quello della maggioranza delle persone. Il desiderio di volersi adattare agli altri senza riuscirci li fa stare male.

Può sembrare strano quello che stiamo dicendo, ma è così. Non è inusuale trovare in congregazione fratelli capricciosi, rigidi, radicali e lontani dalla realtà. Finché la personalità dell’ipersensibile è in simbiosi con quella di un altro cristiano non si nota nulla. Ma quando questo fratello comincia a pensare con la sua testa le differenze diventano evidenti.

Immaginate quali sono le conseguenze disciplinari quando questo accade con un corpo di anziani. Un nominato che non è al corrente di questa condizione potrà causare un danno. Non esiste un modo di ragionare umano che ci spieghi come far funzionare il cervello, perché il cervello segue la sua stessa natura, diversa l’uno dall’altro.

La facoltà di pensare è spesso un mistero per come agisce e motiva. Quello che uno pensa e quello che fa rimane molte volte dentro la scatola cranica. Questo può rivelarsi un serio problema per gli anziani che devono valutare certi atteggiamenti di chi soffre di ipersensibilità.

Ci sono cervelli che solo lo Spirito Santo riesce a penetrare. Non è un caso che la Bibbia dica che la pace di Dio “sorpassa ogni pensiero” e che è al di là di ogni “comprensione” umana, una pace che prima “sorpassa”, cioè passa sopra i confini del pensiero per arrivare poi a custodire sia le facoltà mentali che il cuore (Filippesi 4:7).

Quando si dibatte un argomento controverso, i primi a non fidarsi della propria testa sono i cristiani ad alta sensibilità. Per loro è un vero conflitto interiore non sapere da che parte stare. Quando un fratello del genere ascolta dal podio o legge sulle riviste che tutti dobbiamo pensare e agire allo stesso modo per salvaguardare l’unità nella congregazione, si rende ancor più disponibile a cedere la sua testa alla maggioranza, in particolare a lasciare che delle sue responsabilità se ne occupino gli altri.

Non lo fa perché è un fannullone o uno privo di personalità, è la sua testa che gli dice di fare così, in modo da evitare conflitti con altri e per di più con sé stesso. Un dono o una disgrazia – dipende dai punti di vista – che hanno è quello di immedesimarsi del tutto nei pensieri degli altri accettando le idee come se si trattasse delle loro. Finché si tratta di immedesimarsi in un cristiano maturo è un conto, altra cosa è immedesimarsi in un cristiano immaturo.

Questo modo di pensare risulta del tutto estraneo persino dentro il popolo di Geova. Per questo motivo abbiamo voluto scrivere sull’ipersensibilità di alcuni tdG, affinché comprendendone la diversità ci si può comportare diversamente da come ci si comporta normalmente con altri fratelli. Non c’è cattiveria o debolezza in loro, soltanto diversità di esercitare il flusso di informazioni che percepiscono attraverso le loro facoltà sensoriali.

Anche quando si parla di un argomento religioso, il modo di ragionare di un fratello ad alta sensibilità può apparire estremo ad altri per essere compreso come un ragionamento tipicamente religioso. Quando un oratore parla dal podio, il fratello ipersensibile non solo ascolta ciò che dice, ma nello stesso tempo la sua testa comincia a elaborare le informazioni, a scrutare l’oratore per come le dice, a osservare l’uditorio o se si tratta dello studio della Torre di Guardia, elabora persino i pensieri di chi commenta e del tipo di persona che è.

Per aiutarli bisogna lavorare sulla consapevolezza di sé. Quando si è consapevoli di quello che si pensa si può riflettere sul ragionamento. Quando riescono a ragionare possono decidere se pensarla così o in un altro modo. Il segreto è nella consapevolezza, cioè la conoscenza della realtà per quella che è, che aiuta a non rimanere vittima di schemi e regole. In sostanza vuol dire: farli uscire dalla testa degli altri per farli diventare padroni della loro testa.

Una volta presa coscienza della propria condizione, si sceglie se rimane in balia di schemi di pensiero del tutto estranei e vivere in eterno conflitto oppure gestire in maniera responsabile le proprie facoltà di pensiero. Il pensiero e l’intelligenza non sono la stessa cosa. Nel pensiero c’è il seme dell’agire, ma è l’intelligenza a forgiarlo e guidarlo nella direzione giusta o sbagliata.

Il cervello è come la scatola nera che si cerca disperatamente dopo un disastro aereo per capire cosa sia successo realmente. A volte si comprendono certe azioni dopo un vero disastro mentale e spirituale. Lo si capisce dalle conseguenze, ma non si comprendono le ragioni che hanno spinto a una determinata azione. Il cervello per gli ipersensibili è più di una scatola nera, è impenetrabile. E se si riesce a penetrare c’è sempre dicotomia tra il pensiero e l’intelligenza.

Ecco perché oltre al pensare adeguano la loro intelligenza a quella della maggioranza. Bisogna capire che questi fratelli e sorelle per prendere una decisione personale fanno uno sforzo estremo. Essi devono prima stabilire un buon contatto con il loro corpo, sentirlo proprio, in modo da sentirsi una persona a sé stante. Devono sentirsi al centro delle loro decisioni. Senza questo collegamento, tra la mente e il corpo, non si possono percepire i limiti da stabilire.

Ricordate che questi fratelli tendono più a idealizzare che a mettere in pratica. D’altronde il pensiero è il fulcro del loro essere. Aiutateli a riflettere se questo modo di pensare li aiuta a essere attivi oppure tende a ostacolarli e a inibirli. Le riflessioni che elaborano a chi sono utili? Il loro modo di pensare li aiuta a fare chiarezza? O complica di più le cose? Il loro modo di pensare è realmente il loro o si tratta di un ragionamento negativo di altri che essi hanno assorbito totalmente per evitare conflitti interiori?

Per gli ipersensibili quello che c’è nella loro testa non necessariamente ce l’hanno nel cuore. Possono pensare in modo sbagliato, ma quello che c’è nel loro cuore è ancora sano.

Aiutateli a gestire meglio la loro sensibilità. Non si può rimproverare un ipersensibile per pensieri che non sono suoi o che non ha espresso. Capita che si rendano conto troppo tardi di difendere la propria persona. Tutto questo li porta a riconoscere, che hanno bisogno dopo aver sprecato una enorme quantità di energie. Purtroppo è così, essi sono pronti a riconoscere prima degli altri i bisogni di alcuni fratelli, ma nel riconoscere i propri lo fanno solo quando è tardi.

Essi si buttano nella battaglia con nobili ideali e prendono spesso le difese dei deboli. Quando invece si tratta dei loro bisogni non sono in grado nemmeno di percepirli. Quando combattono contro le ingiustizie è quello il momento di aiutarli a farsi valere, a far notare la loro presenza. Aiutateli a difendere le loro posizioni piuttosto che rimproverarli. Non fateli indugiare. Se dicono “no” aiutateli a rimanere in quella decisione.

Aiutateli ad affrontare i conflitti servendovi della Parola di Dio e usatela per riflettere non per accusare. Solo per chi decide di affrontare questa sfida e a vincerla, il dono della sensibilità diventa una benedizione per sé stessi e per la congregazione. Ricordate che il dono della sensibilità spiccata è un grande vantaggio sia per la predicazione di casa in casa sia nel vedere prima di altri il bisogno di un nostro fratello. Essi sono molto predisposti per i contatti sociali e per situazioni dove è richiesta empatia.

Se siete loro amici siete fortunati, perché in genere ne scelgono pochi e di elevata intensità spirituale. State comunque attenti, perché ricercano sempre qualcuno che sia più sensibile di loro, in particolare quando cercano un coniuge da sposare.

VIVETE LA VOSTRA SPIRITUALITA’ IN SIMBIOSI CON LO SPIRITO DI GEOVA

Gli ipersensibili avvertono il senso spirituale della vita più di molti altri e che non può essere soddisfatto completamente con i contatti fraterni. Essi continuano a cercarlo disperatamente e vogliono viverlo intensamente. Lo spirito è per questi fratelli indispensabile, perché quando riescono a farsi guidare da esso e a entrare in contatto diretto smettono di cercare la fusione con gli uomini. Quando si fondono con lo spirito di Dio sono finalmente liberi e consapevoli della loro condizione.

Paradossalmente, la religione dà forma concreta e visibile di ciò che è invisibile e trascendentale. Il desiderio di diventare un tutt’uno con lo spirito potrebbe rivelarsi un tentativo di essere un tutt’uno con la religione in cui si crede. C’è sempre differenza tra lo spirito e la religione. Il desiderio rigoroso di purezza e intransigente di questi fratelli, unito al riconoscimento dei propri limiti può spingere ad adottare un atteggiamento troppo rigido o spingere questo fratello a cercare forme di spiritualità più individuali che comunitarie.

La spiritualità con Dio non esula da quella con la congregazione, tantomeno è astratta o va vissuta isolandosi dal resto del popolo di Dio. Non si può abusare della propria spiritualità per elevarsi al di sopra di tutto sentendosi migliore di altri. Naturalmente, questo vale per tutti i cristiani, sensibili, ipersensibili e meno sensibili.

L’elmo della salvezza. L’elmo militare, spesso metallico, era destinato a proteggere la testa del soldato durante la battaglia. In senso simbolico, l’elmo spirituale protegge le facoltà mentali del cristiano, permettendogli di rimanere integro e di non perdere “la speranza della salvezza”, la cosa più importante da tenere ferma in testa, ovvero la fiducia nell’adempimento delle promesse di Dio relative al suo glorioso nuovo mondo, dove soltanto allora questi fratelli potranno trovare il giusto equilibrio di sé.

(Sensibilità – quarta e ultima parte)

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APPROFONDIMENTO

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Gli altri articoli sulla sensibilità:

  1. Sensibilità incompresa
  2. Sensibilità, suscettibilità e ipersensibilità
  3. Percezione sana o problematica?

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