Quando il podio inflaziona la psiche

Tipi strani in congregazione: IL PODIOMANE

Il podio è un trofeo ambito per molti testimoni di Geova di genere maschile. Una volta raggiunto è come vincere la Champions League perché si diventa oratore pubblico. Il podio non è altro che una pedana rialzata rispetto all’uditorio, dove si trovano collocati un leggio, un microfono, un tavolo e due sedie e un vaso di fiori. E’ il palco da cui parlano gli oratori durante le adunanze settimanali o le grandi assemblee. Alcuni amano il podio più della moglie. Per altri è un idolo non confessato. Dopo Geova c’è il podio.

Il podio è anche una malattia. Chi ne è colpito svaluta l’arte oratoria, quella vera, positiva, che edifica, insegna e accresce la spiritualità. Influisce su chi ascolta poiché appisola, innervosisce e fa vagare la mente su altri lidi. Al termine l’uditorio deve fare una preghiera a Dio per riprendersi dal rintronamento e dallo stordimento.

I “podiomani” agiscono come se avessero subito un trauma cerebrale. Perdono il contatto con la realtà e non sono consapevoli dei rischi che causano con le loro parole. Il podio altera la capacità di provare empatia. Il podiomane intende la congregazione come un luogo dove auto celebrarsi. A volte esibisce uno zelo “messianico” nei suoi discorsi, in realtà è un’esaltazione di quanto afferma. Egli pensa di immedesimarsi nell’organizzazione, quasi a confondersi con essa. Se ci fate caso, quando parla di sé usa la terza persona e lo fa con un fiducia davvero notevole, mentre quando parla degli altri è più diretto, usa spesso il “voi” anche se non fa nomi. Per lui contano soltanto encomi, elogi e medaglie al valore.

Per altri, il podiomane rappresenta una sorta di pericolo spirituale, perché fa di tutto per ottenere un certo potere e conservarlo, anche a discapito di altri buoni anziani oratori. Shakespeare scriveva che gli uomini sono attori che recitano molte parti in base al tempo che gli viene assegnato. Il podiomane sfrutta il tempo che ha a disposizione solo per essere legittimato e accettato. E’ un travestito bisognoso di magnificazione. Quando arriva il momento in cui gli saltano la maschera dalla faccia e il copione dalle mani, il podiomane appare nella sua nudità: un metallo rimbombante. L’uso del podio è nell’essere un capace oratore non nell’apparire. Valgo perché sono qualificato, non perché appaio.

Il podiomane che si concentra solo sullo schema non riesce ad adattare ciò che legge alle locali situazioni o alle circostanze dei singoli e per questo motivo l’uditorio non lo segue. Quasi sempre la struttura portante del suo discorso non è mai la Bibbia, ma lo schema. E quando legge la Bibbia la chiude subito senza spiegarla e applicarla. Il podiomane manifesta un atteggiamento opposto a quello di Paolo, benché fosse un oratore esperto, si rivolse ai corinti “con debolezza e con timore e con molto tremore” per non attirare indebitamente l’attenzione su di sé (1 Corinti 2:3). Il podiomane vi dirà che lui è un grande oratore, al contrario di Mosè, che disse: “Io non sono un oratore”. (Esodo 4:10, NVR). Lui non si rende conto che lo schema che gli è stato provveduto serve solo per prepararsi. Lo schema è solo un’ossatura da metterci sopra della carne, figurativamente parlando, cioè dargli un cuore e infondergli vita.

Mente che vaga

L’uditorio si accorge quando un oratore non è brillante e spesso vaga con la mente, fa fatica persino a prendere appunti, addirittura può sonnecchiare. Questo succede quando il podiomane si concentra su se stesso e non su ciò che è più utile per la congregazione. Il podiomane è allergico alle ricerche. Lui non osserva la vita umana e le varie occupazioni, non parla con ogni sorta di uomini, non esamina attentamente le cose e non fa domande perché non gli interessa capire né gli interessa ciò che non è riportato nello schema. Per questo motivo non raccoglie una gran quantità di materiale illustrativo che all’occorrenza gli può tornare utile.

Preso in un contesto diverso, come ad esempio un contatto a tu per tu, va in crisi, perché si esibisce in presenza di un singolo e non davanti a un uditorio di fratelli. Non può recitare con uno schema in mano, perché la conversazione non è un monologo a cui è abituato. L’imprevedibilità delle domande lo spaventa. Formulare soluzioni senza un manoscritto è una tragedia perché lo rende insicuro e incerto. Il podiomane non ha il senso della misura, perché vuole mostrare ciò che non è: un abile oratore. L’abilità spirituale è far partecipe l’uditorio della verità, dello studio, della riflessione, del sapere, della conoscenza. Il cristiano veramente valido è umile, non ha bisogno di porsi sul piedistallo per farsi notare. Sono gli altri che ne evidenziano i meriti e le qualità. L’oratore capace è benvoluto e apprezzato. Non è un pallone gonfiato come il podiomane che si rende ridicolo con le sue disquisizioni.

Diversi fratelli sono diventati “inattivi” per colpa di questi oratori da teatro, che non sanno parlare al di fuori di uno stampato, né edificare o trovare soluzioni appropriate ai problemi che affliggono questi fratelli. E se “l’inattivo” decide di andare la domenica all’adunanza, preghi Geova che quel giorno malauguratamente non sia il podiomane a tenere la Torre di Guardia. Certi suoi commenti al napalm potrebbero “incenerirlo” spiritualmente ancor prima del termine dell’adunanza. Lo scriviamo perché è realmente successo. Da allora il fratello “inattivo” in questione è sparito dalla circolazione.

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