Quando l’inattivo perde l’anticipazione

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Smette di pensare in funzione del futuro.

Quando un proclamatore diventa inattivo, cambiano le amicizie, l’associazione cristiana con i fratelli si interrompe e l’ambiente spirituale cessa di esistere. In effetti, l’inattivo perde ogni legame spirituale e associativo con i fratelli della congregazione. Non si può stabilire con certezza se la mancanza di queste attività sia considerata dall’inattivo una perdita dolorosa. Per alcuni potrebbe trattarsi di una perdita sofferta, per altri un po’ meno. In realtà, c’è una perdita cui l’inattivo soffre in una certa misura.

Si tratta della perdita dell’anticipazione, una caratteristica interiore necessaria per valutare e programmare il futuro. L’anticipazione è la capacità di proiettarsi nel futuro e di rendere presente alla propria coscienza l’avvenire. Con le sue scelte, l’inattivo rinuncia al suo precedente stile di vita, che per un determinato periodo ha caratterizzato il suo modo di pensare e di agire. Comunque, non ci si sbarazza facilmente di queste abitudini.

Una cosa è certa, l’inattivo ha smesso di pensare in funzione del futuro. Ora valuta il presente in base al passato. La perdita dell’anticipazione potrebbe essere un valido argomento pastorale da considerare con lui. Si possono toccare le corde della sua sensibilità ricordando il tempo che ha trascorso predicando la Buona Notizia del Regno.

Durante la visita pastorale si possono menzionare alcuni suoi aspetti positivi della predicazione: le ottime presentazioni delle riviste; le riflessioni meditate sulle scritture; le persone che hanno studiato la Bibbia con lui; le capacità oratorie; le qualità che lo contraddistinguevano in congregazione; lo zelo che manifestava nel difendere Geova e le verità bibliche.

Queste attività teocratiche – patrimonio inalienabile – hanno un filo rosso: far vivere al presente il futuro. Tale meccanismo non è del tutto scomparso, è ancora nascosto da qualche parte nella coscienza dell’inattivo. Egli ha vissuto ogni momento della sua vita in vista del futuro e ha condiviso con altri il segno dell’anticipazione. Ogni decisione presa in passato, ogni azione della sua vita era adeguata al raggiungimento di obiettivi futuri.

Non sono cose che si dimenticano facilmente. Oggi l’inattivo non guarda più il futuro come una volta e non vive più in funzione di esso. Le prospettive ora sono diverse: dal futuro-presente al presente-passato. Non più l’avvenire ma il già avvenuto. Non perché all’inattivo non interessi più il futuro, ma semplicemente perché ha perso l’anticipazione. Per riattivarla è necessario che le benedizioni del Regno siano viste al presente e non come una realtà spirituale del suo passato. Si devono rafforzare le sue convinzioni riguardo al regno di Cristo.

La fede dell’inattivo è stata facilmente avvinta dal potere dell’imperfezione umana, non dalla malvagità del peccato. Ansietà, malattie, imperfezioni, disgrazie, lutti sono eventi, a volte imprevisti, che possono erodere anche le convinzioni più forti. Il nostro compito è di stimolare l’anticipazione di un tempo. Non dobbiamo inventarci nulla che l’inattivo non sappia già. Parlate, parlate, parlate del futuro di Geova. Non parlate, non parlate, non parlate delle cose negative che riguardano il passato.

Vivete voi per primi con sincera convinzione il futuro nel presente se volete trasmettere questa certezza. E, se i risultati dei nostri sinceri sforzi per aiutare l’inattivo non sono quelli sperati, non scoraggiamoci tanto facilmente, né allentiamo la presa. Ci vuole pazienza, anche quando sbroccano (l’astio non è tollerabile). Qualunque sia il risultato ottenuto, è bene ricordarsi che gli sforzi per aiutare e per cambiare devono essere fatti da entrambi: da chi dona e da chi il dono lo riceve.

“Così dunque, ciascuno di noi [chi dà e chi riceve] renderà conto di se stesso a Dio. Perciò non giudichiamoci più gli uni gli altri, ma sia piuttosto questa la vostra decisione, di non mettere davanti al fratello pietra d’inciampo o causa per incespicare” (Romani 14:12,13).

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