Quando non si è d’accordo con una certa autorità

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Ogni tanto qualcuno si chiede, come ci si possa dichiarare testimone di Geova, nonostante il disaccordo con i vertici su alcuni aspetti teocratici-organizzativi.

La congregazione cristiana è la comunità dei testimoni di Geova e chi si dichiara tale vi appartiene. Parecchi sono nati da famiglie Testimoni e in esse vi vogliono rimanere. I loro genitori e alcuni cari fratelli gli hanno trasmesso un valido esempio di vita cristiana. Conoscono molti fratelli veramente spirituali che amano Geova e la congregazione. I testimoni di Geova sono la loro famiglia e per quanto dipenda da essi vogliono rimanerci. In una famiglia normale nessuno caccia di casa un familiare che non si trova d’accordo su alcune cose con i suoi fratelli o con i suoi genitori, tantomeno lo perseguita o lo mette al bando.

Tuttavia, da tempo guardando attentamente come vengono gestite le cose nell’organizzazione, diversi di questi si pongono un serio problema: “Che cosa deve fare un Testimone quando si imbatte in qualche difformità tra ciò che dice la Bibbia e ciò che i Testimoni insegnano? Cosa si deve fare quando ci si rende conto che la realtà contrasta con quanto viene detto dai Testimoni? E se la loro coscienza è turbata dalle contraddizioni?

All’apostolo Giovanni, prigioniero nell’isola di Patmos, fu detto: “Ciò che vedi scrivilo in un rotolo e mandalo alle sette congregazioni”. (Riv.1:11) Chi non si trova d’accordo (su tutto e in maniera ipercritica) in genere scrive libri contro l’organizzazione. Altri invece pur non trovandosi in linea con certe direttive e non avendo la presunzione di paragonarsi a Giovanni, ne parlano con altri fratelli e se ne hanno la possibilità scrivono articoli non su dei rotoli da far conoscere alle sette congregazioni, ma nei vari blog o siti.

Nel far questo non necessariamente sono contrari a ogni cosa che riguarda i testimoni di Geova. Non sono d’accordo su certe direttive ma non su tutto l’impianto dottrinale o su tutte le verità che insegnano. Anzi sono convinti che la verità si trova nei testimoni di Geova.

Perciò non essere d’accordo su certe disposizioni non vuol dire sconfessare la struttura teocratica e organizzativa dei testimoni di Geova. Semmai è il contrario: sono i vertici centrali e periferici dei Testimoni a impedire che sorgano idee e opinioni diverse dalle loro. Spesso combattono in maniera decisa ed esagerata anche le critiche costruttive, scambiandole per pensieri apostati.

didascalia-finche-si-e-convintiE’ evidente che alcune disposizioni generano distorsioni nella mente dei proclamatori. Questo crea in alcuni una certa aggressività e astio polemico che non di rado sfocia in dibattiti accesi e in certi casi all’allontanamento volontario come l’inattività o forzato con la disassociazione.

Quando si dichiara apertamente di non essere d’accordo con certe regole e orientamenti, le reazioni sono perlopiù di incredulità, perplessità e spesso capita di non capire se qualcuno ha capito fischi o fiaschi di quanto gli viene detto. Si hanno anche discussioni con alcuni dal cervello ottuso e che saggiamente è meglio lasciarli stare nel loro brodo mentale.

La maggior parte reagisce in maniera indifferente, rimanendo nelle loro convinzioni. Questa reazione può suscitare delusione o amarezza su quelli che la pensano diversamente. Se però si riflette un attimo, senza lasciarsi prendere dalla foga di dibattere e discutere su chi ha ragione o torto, si può convenire che questa presa di posizione non sia poi così insensata. Paradossalmente una delle tante spiegazioni a certe apparenti contraddizioni, potrebbe ricercarsi nel modo in cui molti testimoni di Geova considerino il concetto di verità.

In effetti, molti proclamatori pressappoco dicono così: “Si ti ascolto e devo dirti che su certe cose hai ragione, ma siccome la verità io l’ho conosciuta tramite i testimoni di Geova, preferisco rimanerci dentro anche se ci sono difformità. Non lascio la verità di Geova perché non sono d’accordo con alcuni insegnamenti o modi di fare di anziani, sorveglianti o del corpo direttivo.

Da parte mia, per quanto mi è possibile faccio di tutto per sistemare certe cose. Se ci riesco bene, altrimenti continuo a servire Geova in questa organizzazione. Se poi in futuro qualcuno con la Bibbia mi dimostrerà in maniera ragionevole che esiste un’altra verità diversa da quella in cui io ci credo, allora non sarò più indifferente”.

Il punto importante non è quindi la gestione di un’organizzazione o di una congregazione, ma è la verità biblica. Molti sbagliano la mira puntando di più sui modi di fare di chi ha la direttiva che sugli insegnamenti della verità. Finché qualcuno è convinto di essere nella verità poco importa se quello che anziani e sorveglianti fanno o non fanno sia discutibile o no.

Ci sono alcuni che vedono bianco, ma se un anziano gli dice che quello è nero, loro cambiano immediatamente colore. Se un proclamatore (non un vero proclamatore) commette un peccato, anche grave, come il furto, l’adulterio, la fornicazione, la pedofilia, e dà l’apparenza non solo di essere pentito, ma di rispettare l’autorità del corpo degli anziani e del corpo direttivo, si può essere certi che non sarà disassociato. Anzi, costui sarà pure giustificato come un “poverino” che ha commesso il peccato più per debolezza che per malvagità. Gli saranno concesse le attenuanti del caso e in poco tempo sarà apprezzato molto più di tanti altri.

Se non condividete la disposizione dell’ubbidienza e della sottomissione all’autorità costituita e lo dichiarate pubblicamente, piomberanno su di voi due anziani per accertare i fatti. Se dite che rispettate l’autorità costituita, state tranquilli che se ne andranno tranquilli.

Potete al contrario essere un Testimone retto, buono, rispettabile in congregazione e amato dai fratelli e vi assumete il coraggio di dichiarare che non siete d’accordo con certi modi di fare delle autorità nell’organizzazione, dichiarando apertamente il vostro dissenso, affermando anche che non rispettate una tale autorità, bene, vi state scavando la fossa con le vostre mani: immediatamente sarete soggetti a un comitato giudiziario. O accetti l’autorità, anche ipocritamente, anche contro la tua volontà, o sei fuori. Purtroppo, per molti, è questa la triste realtà.

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Si spiega così perché esistono cristiani (anche nelle alte sfere) di dubbia reputazione, che paradossalmente, si ritrovano a essere nominati e apprezzati nei corridoi romani e nella curia americana. Se pieghi il tuo cervello all’autorità sei un Testimone esemplare.

Per alcuni che hanno autorità non conta la vita concreta di tante famiglie cristiane né il rispetto e la sana moralità. Ciò che conta per questi è una spiritualità formale, esteriore: adunanza, servizio, adunanza, servizio e così via. Non che siano sbagliate le adunanze e il servizio. Ci mancherebbe. E’ la formalità e l’ipocrisia con cui si vivono queste sacre disposizioni ad esser condannata.

Che l’essenza della fede in Geova venga fatta consistere nell’ubbidienza e nella sottomissione all’autorità teocratica è palese. Basta ascoltare le parti alle adunanze e quelle alle assemblee, nonché gli articoli delle varie pubblicazioni. Per non parlare dei video del sito Jw.org. Si è vivi solo se ubbidisci. Puoi anche dire certe cose, l’importante è che dopo averle dette, dai un segnale di sottomissione. Chi non lo fa vive ai margini e non si sa fino a quando.

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Sia chiaro, nulla contro l’autorità, quella vera, quella che Geova ha “costituito” sopra il suo popolo e che è gestita in maniera amorevole da molti fratelli nominati. E’ meglio che ci siano fratelli che prendono decisioni, piuttosto che non averli. La verità si misura su quanto scritto nella Bibbia. Oggi la vera fede non può basarsi esclusivamente sulla sottomissione e sull’ubbidienza.

Non è l’ubbidienza cieca a far luce sulle contraddizioni ma è la verità: “Non possiamo far nulla contro la verità, ma solo per la verità”. (2 Cor. 13:8) Nessuno ha potere sulla verità come allora non lo ebbe Paolo, così oggi non ce l’ha nemmeno il corpo direttivo. Nessuno può piegare la testa per giustificare decisioni di cui non riscontra la fondatezza nelle Scritture. Lasciamo l’infallibilità ad altri capi religiosi.

E’ assurdo pensare che se non si è con l’autorità si è contro Geova. Essere cristiani oggi non si può ridurre a un concetto di sottomissione a degli uomini imperfetti per garantirsi la vita eterna e l’approvazione divina. L’unico che può mediare tra Dio e gli uomini è Gesù. La fede cristiana non deve per forza passare da un canale terreno per essere approvata da Dio. E’ come se Dio si piegasse a degli uomini che hanno il potere di giudicare la vita di milioni di persone. Gesù ha delegato uno schiavo per servire il cibo spirituale. Cibo spirituale di Cristo e non di uomini. Punto.

Alcuni pensano che il vero cristianesimo non può identificarsi in una religione, mentre per altri non è nemmeno corretto ritenersi cristiani testimoni di Geova approvati e attaccare ferocemente il corpo direttivo e gli anziani. E’ la verità che va direttamente al cuore e alla mente a rendere l’uomo un vero cristiano.

La verità di Geova è al di sopra delle disposizioni umane. Ecco perché molti Testimoni rimangono fedeli alla verità professata più che a un’organizzazione. Sono (e siamo convinti) che la verità sta in mezzo ai testimoni di Geova.

Perciò, pur non essendo d’accordo con certe direttive, si rimane in questa organizzazione, perché si ama prima di tutto la verità e poi il resto, giusto o sbagliato che sia. E’ diverso se questa convinzione viene meno o non si crede più. Ma tutto questo è un’altra storia.

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Per saperne di più:

capirechicomandaVoltaire   La vera critica non distrugge la fede, la vera fede non ostacola la critica

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Commenti (6)

  • Victor

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    Ma è dimostrabilissimo, in maniera più che ragionevole e usando anche solo la bibbia e le stesse pubblicazioni della società, che i TdG non insegnano la verità. Eppure anche di fronte alle evidenze si continua a rimanere fedeli all’organizzazione. Il punto è che non si segue “la verità”, ma l’interpretazione della bibbia da parte del Corpo Direttivo, o chi per lui, per cui, anche di fronte a prove bibliche, storiche, scientifiche e logiche si sceglie di fidarsi dell’interpretazione di questi, per quanto possa avere scarso o nessun sostegno rispetto ai punti elencati. Per carità, posizione rispettabilissima e legittima. Ognuno ritengo sia libero di scegliere la religione che vuole e se uno è felice e soddisfatto tra le fila dei TdG sono contento per lui. Ma “la verità” è un’altra cosa!

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  • Giosia

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    Ma come si puo lontanamente immagginare, di vivacchiare in una organizzazione che manca il bersaglio principe della VERITA’ cioe: la condivisione di idee, la liberta’ cristiana sacrosanta di decidere in coscienza, senza intrusioni maleducate e forzate,edulcorate da travisamenti biblici da parte di sogetti talune volte ignoranti ottusi e poco appassionati dei contesti storici culturali in cui maturano le scritture e la loro saggia applicazione. Recitare il pappagallismo, spacciato per unita’ d’intenti, ma che altro non e se non un fac simile del rosario cattolico. La cosapevolezza di chi studia e si accerta biblicamente fornisce il presupposto a rifuggire ogni tipo di recita mal sana che offende in primis Dio, e poi la propria dignita’. A noi la scelta! vi saluto cordialmente.

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  • Bezalel

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    Penso che la verità a cui si fa riferimento nell’articolo siano le dottrine principali che i tdG hanno come credo, mentre altra cosa sono le interpretazioni moderne delle Scritture che il CD ha fatto su di sé nel corso degli anni e il modo discutibile con cui molti della classe degli anziani gestisce tale verità. Su questi punti ci sarebbe molto da discutere e non si può che essere d’accordo con chi avanza delle obiezioni. Io preferisco una verità che sia superiore alle dottrine. Una verità pratica e concreta che influisca sulle azioni di ogni cristiano, che sappia generare nelle persone qualità positive come l’amore, la compassione, la generosità, la bontà. Tutti quei frutti dello Spirito contro i quali “non c’è Legge” (Gal.5:22,23). La verità deve uscire dal circolo vizioso delle riviste, dei discorsi, dei video, degli espositori, degli immobili come strumenti di fede. Deve entrare con forza, come ai tempi dei primi cristiani, nella vita di ciascuno, al di là forse delle stesse religioni, dove spesso si trova imprigionata. Si deve privilegiare non la forma del credo e delle interpretazioni, ma la sostanza dei principi cristiani. In tutta onestà è tempo che i tdG ritornino a privilegiare di più le cose dello Spirito e meno quelle abitudini incrostate di formalità e di proprietà terrene.

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    • Victor

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      “Penso che la verità a cui si fa riferimento nell’articolo siano le dottrine principali che i tdG hanno come credo”
      Ma il credo, le dottrine principali, sono sempre frutto di un’interpretazione della bibbia da parte della dirigenza di questa organizzazione. E non potrebbe essere altrimenti, se no esisterebbe una sola religione, un solo credo e un solo insieme di dottrine. Invece ogni religione si basa su un “credo” diverso perchè ognuna interpreta la bibbia, o il proprio testo sacro, in maniera diversa. Chiamarla “verità” è veramente un azzardo. Praticamente tutte le dottrine principali dei TdG si basano su fondamenta deboli e crollano facilmente alla luce dei fatti e delle stesse scritture, quando analizzate obiettivamente ed inserite nel loro contesto storico e culturale.
      Altra cosa se parliamo delle direttive “morali”, quella che tu chiami “Una verità pratica e concreta che influisca sulle azioni di ogni cristiano, che sappia generare nelle persone qualità positive come l’amore, la compassione, la generosità, la bontà.”, a cui aggiungiamo comandi come non uccidere, non fornicare, non rubare… ma questi sono passi della bibbia che non hanno bisogno di essere interpretati e su cui tutte le religioni che seguono la bibbia sono d’accordo. E che tutte le persone davvero religiose mettono in pratica. E che, aggiungerei, anche molte persone non religiose. Non è che la bontà, la compassione, l’amore sono esclusiva delle persone religiose. Anzi, trovo migliore uno che non ha bisogno di una religione per essere una bella persona, che non chi si sforza di farlo perchè deve ricevere una ricompensa o ha paura di una punizione divina.
      Non so se sono riuscito a spiegarmi.

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  • Bezalel

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    Lo studio, le riflessioni e le conclusioni che riguardano molti aspetti della Bibbia da parte del CD, sono spesso avvenute dopo e grazie alle acquisizioni di altri studiosi non tdG. Basta leggere nelle pubblicazioni i vari riferimenti a fatti e persone non tdG che a certe conclusioni ci sono arrivate prima del CD. Perciò il criterio per cercare di essere nella verità non può essere per forza di cose esclusivamente il CD, come esso stesso si definisce: unico canale di Cristo. Sono passate sotto tono le parole di Jackson, membro del CD, pronunciate in occasione dell’audizione in Australia: “E’ abbastanza presuntuoso affermare di essere l’unico portavoce che Dio sta usando… noi cerchiamo di soddisfare questo ruolo”. Il criterio per cercare di essere nella verità, non può necessariamente essere il CD. Chi consegna le decisioni più importanti della sua vita al CD o ai suoi rappresentanti dovrebbe pensarci molte volte prima di farlo. Il rischio di trovarsi (almeno una volta) pericolosamente fuori strada è facile. Inoltre, continuare a far credere che la salvezza dipende dall’identificarsi con una religione qualsiasi e con l’appartenenza ad essa vuol dire correre seri rischi. Ogni vertice religioso è soggetto a errori, sviste, calcoli sbagliati. Ci sono stati nel corso della storia uomini fedeli alle Scritture che hanno passato una vita a studiarle e hanno saputo vedere più lontano di tanti altri vertici religiosi per quanto riguarda la ricerca della verità, anche su questioni dottrinali, libertà religiosa e uso corretto della Bibbia. Il fatto stesso che oggi sia il CD che altri capi religiosi portano a sostegno delle loro tesi i pensieri e le riflessioni di questi uomini del passato, è una prova che la verità può provenire anche da fonti diverse, dove nessuna religione può vantarne l’esclusività divina. Non disse Gesù, che avrebbe fatto parlare perfino le pietre in caso di testimonianza della verità? Con questo non voglio dire che il CD abbia fatto un copia e incolla delle verità scoperte da altri. Pur con tutti i suoi errori e contraddizioni ha avuto il merito di portare avanti un credo dove vi aderiscono milioni di persone oneste, sincere e perbene, convinte e coscienti di ciò che credono e fanno e che continuano a mostrare al CD ubbidienza e sottomissione. Chi siamo noi per arrogarci il diritto di saperne più di loro e di giudicare negativamente le loro scelte? Se a loro sta bene così, qual è il problema?

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    • Victor

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      Non nego che i TdG, o almeno la maggior parte di loro, siano persone brave e buone, come d’altronde lo sono anche quelle di altre religioni e gruppi sociali e di volontariato o atee o agnostiche (insomma, brave persone ce n’è dappertutto, non è la religione a farle). Il problema nasce quando si inducono le persone, sopratutto chi nasce in questa religione che ha sentito sempre e solo una campana e a cui viene inculcata la sfiducia nel satanico mondo esterno, a fare una scelta non informata, basata su una storia non obiettiva e adulterata della propria organizzazione e delle proprie dottrine e poi quando si ostracizzano per aver cercato informazioni a 360° e cambiato idea.

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