Quando se ne vanno per mancanza di fiducia difficilmente tornano

Publilio Siro scrisse: “La fiducia è l’unico vincolo dell’amicizia”. Se la fiducia in Dio non è mai mal riposta, riporre fiducia negli uomini imperfetti può a volte portare a conseguenze spiacevoli e in certi casi a profonde delusioni.

È il caso di alcuni nostri fratelli lontani, che hanno lasciato la congregazione per mancanza di fiducia in certi anziani. In genere, si accetta di diventare tdG perché si crede ancora nella vera amicizia, nell’amore e nella sincera affettività. E quindi si spera di trovare queste qualità tra i fratelli. 

Molti cristiani fanno sforzi notevoli per essere felici, per non ferire nessuno, senza tradire, sostenendo i propri compagni di fede e mettendo a disposizione degli altri tempo, energie fisiche, morali, spirituali ed economiche. Fin quando non scoprono che altri in congregazione hanno confuso la loro sollecitudine e il loro spirito di sacrificio con la sottomissione. Sottomissione scambiata per “schiavitù volontaria”. E così, alcuni in congregazione hanno approfittato abusando di uno spirito premuroso, di impegno diligente e di una partecipazione fraterna ai bisogni altrui. Alcuni di questi che sbagliano riconoscono i loro errori, però pretendono di essere giustificati o perdonati, come se nella verità giustificare certi atti sia un fatto dovuto.

Certi abusi cessano quando il fratello comincia a perdere la pazienza e a mostrare segni di sfiducia. Si può perdonare un’infinità di volte, si può far finta di niente, si possono manifestare virtù come comprensione, pazienza, perseveranza, ma se le cose persistono per troppo tempo, la resa diventa inevitabile. E non ci sarà alcun ritorno, nessun perdono, nessuna possibilità di recuperarli.

Ignorare le proprie e le altrui ferite è un errore grave.

Tutti abbiamo subito delle ferite nella vita, alcune siamo riusciti a superarle, altre hanno richiesto un lungo tempo per curarle. Ignorare una ferita non è la cosa migliore da fare. Come una ferita letterale, se aperta in continuazione, difficilmente potrà guarire o cicatrizzarsi, anzi, aumenta il rischio di una grave infezione. Il tempo cura le ferite se le lasciamo guarire. Il tempo non cura niente se non prestiamo le dovute attenzioni. La ferita è chiusa quando è evidente che non fa più male, che non sanguina più, quando la cicatrice è solo un segno visibile di un ricordo lontano e sbiadito.

In congregazione ci inculcano a ignorare una situazione di disagio che causa dolore emotivo, morale e spirituale. “In fondo siamo tutti imperfetti e peccatori”, dicono. Al contrario, ignorare non fa che peggiorare. Si passa sopra una trasgressione quando è possibile farlo. E quando non lo è più? Le ferite si curano quando non mancano determinazione e coraggio per affrontarle. Se si lascia passare troppo tempo, chiusi nel dolore e nella solitudine, difficilmente sarà possibile: è come mettere un piccolo cerotto in una grande ferita che continua a sanguinare. Le ferite non si coprono, si curano e a volte bisogna farlo con urgenza.

Una ferita non curata o curata male è uno dei motivi per cui alcuni abbandonano la congregazione. Si convincono che l’allontanamento sia la cura migliore per guarire il danno mentale e spirituale che hanno subito. Alcuni ci riescono, altri si porteranno addosso ferite aperte.

 

La mancanza di fiducia in Dio

rovina i rapporti fraterni.

Gli esseri umani sono degni di fiducia

soltanto nella misura in cui

agiscono in armonia con

i principi di Dio.

 

La mancanza di fiducia spinge le persone a chiudersi in sé stesse, a rifiutare qualsiasi autorità e aiuto, e a vivere secondo i principi personali, prendendo decisioni indipendenti da ogni consiglio o indicazione altrui. C’è chi diventa estremamente sospettoso, forse addirittura cinico nei confronti di coloro che ritiene di non potersi fidare più. L’odierno crollo della fiducia è un segno dei tempi. (2 Timoteo 3:1-5)

Ci viene detto che avere fiducia in Geova include rispettare coloro che prendono la direttiva. Anche di coloro che non meritano fiducia? Ci viene detto di non dubitare delle scelte di Geova, perché “lo spirito santo li ha costituiti sorveglianti per pascere il gregge”. (Atti 20:28) E se questi continuano a fare danno alle pecore? Ci viene detto di non affrettare le cose, di non precedere Geova, di non fare a modo nostro, di non rimuginare l’ingiusto trattamento chiudendoci in un cantuccio, di non perdere la fiducia in Geova e nella sua giustizia, e così via. Belle parole, sagge e giuste. Provate a dirle a coloro che da anni subiscono un trattamento abusante e nessuno muove un dito. Ci viene detto: “Siete sicuri di aver riposto la vostra fiducia in Geova?” E in chi l’abbiamo riposta in tutti questi anni di sfiducia? Nel Diavolo? Paradossalmente agisce prima e di più il diavolo nel fare male che gli anziani di congregazione nel fare il bene.

Infine, ci viene detto di che è saggio aspettare il tempo da Dio stabilito, fiduciosi che egli renderà manifesti i suoi propositi esattamente al momento giusto. Proverbi 14:26 ci assicura: “Nel timore di Geova c’è forte fiducia, e per i suoi figli ci sarà un rifugio”. Giusto, vero! Il punto non è la mancanza di fiducia in un intervento divino. Quello che ci preoccupa è l’inedia di chi deve intervenire al presente e non lo fa. Troppo facile scaricare su un intervento divino quando invece “non [devi] trattenerti dal fare il bene a chi dovresti se è nelle tue possibilità aiutarlo” (Proverbi 3:27). Come mai nella W del 15/8/1998, nel testo in evidenza a pagina 6, si legge che “dobbiamo avere fiducia negli uomini nella misura in cui agiscono in armonia con i principi di Dio”. Perciò, se questi uomini in congregazione non si comportano in armonia con i principi di Dio, non dobbiamo avere fiducia in loro?

Noi non giustifichiamo, né critichiamo le scelte di chi lascia la congregazione per mancanza di fiducia negli anziani o nei fratelli in generale. Lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo. Noi analizziamo i fatti e cerchiamo di capire qual è il punto di vista della Bibbia al riguardo. Noi portiamo all’attenzione. Poi, ognuno può fare la scelta che vuole.

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