Quando tutto va storto di chi è la colpa?

Quando si vive un periodo nero è facile dare la colpa ad altri. Questa tendenza è vecchia quanto lo è l’uomo. Essa ebbe origine nel giardino di EdenGenesi 3:12, 13).

“È colpa degli anziani se mi sono allontanato dalla congregazione. Non si sono mai interessati di me” dicono alcuni che non sono più attivi proclamatori.

È vero che gli anziani hanno la responsabilità di pascere il gregge e di averne cura, ma che dire di chi li accusa? Questi manifestano in modo esemplare il frutto dello spirito di Dio in tutto ciò che fanno? Studiano regolarmente la Bibbia? Hanno mostrato zelo per il servizio di Geova e badavano alle compagnie digitali? È possibile far risalire il vero problema al tipo di atteggiamento che hanno manifestato?

Invece di dare la colpa agli anziani, è molto più produttivo fare qualcosa di concreto affinché si abbia il giusto atteggiamento cristiano e ci si avvalga delle opportunità per crescere spiritualmente. Di tanto in tanto si sente qualcuno dire: “Vorrei essere spiritualmente forte, ma non è colpa mia. Gli anziani mi trascurano, anzi mi creano altri problemi. Questi anziani non hanno lo spirito di Geova”.

Poi guardi gli altri componenti della congregazione e ti accorgi che molti di loro sono felici e spirituali, inoltre la congregazione cresce e prospera spiritualmente. Perché allora solo alcuni hanno problemi?

Chi manifesta uno spirito negativo e ha una lingua tagliente è naturale che venga evitato o limitato nell’associazione fraterna. Un tale atteggiamento tende a scoraggiare e a indebolire spiritualmente. Scambiandola per freddezza, qualcuno comincia a “migrare”, spostandosi prima in una congregazione, poi in un’altra e poi in un’altra ancora, finché poi si stanca e non migra più, allontanandosi verso altri porti. Invece, sarebbe saggio se cercassero le qualità positive dei fratelli e si sforzassero di manifestare più pienamente il frutto dello spirito di Dio nella propria vita.

Non sempre tutto deve continuare ad andare storto. Prima o poi i periodi neri finiscono. Spesso dipende da noi farli finire prima o lasciare che si ingigantiscano con il passare del tempo. Nessuno mette in dubbio che il “periodo nero” non faccia parte della vita. Viviamo in un mondo imperfetto e i problemi prima o poi capitano nella vita reale. Non è realistico aspettarsi che nella vita vada sempre tutto liscio.

Alcuni vanno all’opposto, provano un senso di vuoto e pensano di non valere granché. Provano sentimenti di inferiorità, in particolare quando sono sottoposti a continui rimproveri, a critiche esagerate e severe o a soprusi. Qualunque sia la ragione, il cristiano può uscirne indebolito o addirittura distrutto.

Questi cristiani che hanno sentimenti negativi nei confronti di sé stessi tendono a non avere fiducia nemmeno negli altri, privandosi della possibilità di stringere relazioni e amicizie intime. Paradossalmente, sono loro stessi a crearsi quella situazione che più temono e che li porta in alcuni casi al naufragio spirituale.

Quando tutto va storto danno la colpa a sé stessi. Anche se gli altri li lodano sinceramente per ciò che fanno in congregazione, nel profondo del loro cuore si sentono come impostori che prima o poi verranno smascherati. Credendo di non meritare la felicità e di essere loro la causa di molti problemi, cedono a comportamenti autodistruttivi. (Proverbi 17:22; 24:10)

“Geova è vicino a quelli che hanno il cuore rotto; e salva quelli che sono di spirito affranto”. Dio non disprezza “un cuore rotto e affranto”, ma promette di “ravvivare lo spirito dei modesti e… il cuore di quelli che sono affranti” (Salmo 34:18; 51:17; Isaia 57:15). Gesù indicò che coloro che hanno fede sono preziosi agli occhi di Dio, qualsiasi cosa pensino di se stessi (Matteo 10:29-31).

Non vogliamo attribuire ad altri la colpa dei nostri problemi, né andare all’altro estremo considerandoci delle nullità. Sforziamoci di avere un concetto equilibrato di noi stessi, che tenga conto non solo dei nostri limiti ma anche dei nostri lati buoni. Ogni cristiano non è un mostro di cattiveria né la bontà in persona. Ha sia dei lati buoni che dei lati cattivi, come tutti.

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