Quanto una storia o un’informazione è attendibile? / quarta parte

L’aggettivo attendibile viene comunemente attribuito a chi merita di essere creduto in quanto affidabile e accettabile.

Una testimonianza è attendibile quando è accurata e corrisponde nella sua descrizione alla verità dei fatti. Molte volte si crea confusione sull’attendibilità, perché non si capisce chi o cosa stabilisce che sia attendibile una testimonianza. Per alcuni il resoconto testimoniale non basta.

In base a un suo convincimento e in qualità di perito dei periti, in ambito giuridico è il giudice la figura preposta a giudicare se una testimonianza sia vera o falsa. Oggi viene valutata la colpevolezza o l’innocenza quando le prove portate vanno “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

L’attendibilità deve essere distinta dalla certezza. Si può essere certi dei fatti di cui si è testimoni ma non attendibili. Ci si può sempre sbagliare anche quando si è certi di aver visto con i propri occhi gli avvenimenti. Ci sono elementi che possono indurci a percepire la realtà in modo del tutto personale e dare una verità propria dei fatti.

Una testimonianza è vera solo perché è su Internet?

Negli articoli precedenti abbiamo visto come la memoria può giocare brutti scherzi, così come alcuni ricordi possono essere confusi. Inoltre, abbiamo esaminato come certe domande possono indurre a dare risposte affermative su cose che non abbiamo visto o fatto. Ricordare, elaborare il ricordo e arrivare a una conclusione ragionevole di quanto accaduto è molto complesso e molteplici fattori potrebbero influire in maniera diversa da quella che è la verità.

Anche attendibilità e credibilità possono essere diverse fra loro. Sembrano distinzioni irrilevanti, ma bisogna discernere questi aspetti perché i criteri e le variabili per giungere alla verità presentano spesso differenze non di poco conto. Nelle difficoltà di percezione di una testimonianza è sempre saggio rivolgersi a delle persone fidate e preparate in materia. Evitiamo di essere degli sprovveduti in un campo dove è implicata la verità.

Quando c’è di mezzo la verità, dobbiamo concentrarci non solo su quanto viene detto ma anche sulla persona che parla. Siamo in grado di valutare bene chi racconta i fatti? Alcuni fanno l’errore di soffermarsi sulle parole e non su chi dice quelle parole. La persona esperta è in grado di stabilire fino a che punto un testimone sia veritiero, perché parte dal presupposto che l’attendibilità è quasi sempre “potenziale” o “generica”.

In questi quattro articoli abbiamo evidenziato come le capacità cognitive e intellettive rendono potenzialmente attendibile o inattendibile qualsiasi testimonianza o racconto dei fatti. Certe volte raccontiamo le cose così come le percepiamo. La percezione non sempre è quella reale perché siamo condizionati da diversi fattori (memoria, ragionamenti, problemi di personalità, l’attenzione, il desiderio, la vendetta, pregiudizi, pensieri comuni, stereotipi, ecc.).

Non esiste la perfezione in questo mondo, nemmeno in quella di raccontare i fatti così come si credono realmente accaduti. Non ce l’hanno nemmeno coloro che leggono o ascoltano le testimonianze, per cui è difficile esprimere un giudizio obiettivo. A meno che non ci si fidi ciecamente sul tipo di testimonianza e sulla persona o gruppo che la racconta. Comunque, anche se ci fosse una persona perfetta potrebbe cadere lo stesso nell’errore.

Una testimonianza convincente non necessariamente dice la verità, così come un testimone che dice la verità non sempre è creduto. Nessuno è immune da queste forme di distorsioni. Alcuni credenti dimenticano che la falsa testimonianza a fin di bene ebbe origine nel Paradiso, un luogo impensabile dove si sarebbero potute dire menzogne. Eppure accadde.

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