Quella fame insaziabile che divora carne e spirito e rende “inattivi”

Sapete di cosa si servì Satana per tentare Eva nel Giardino di Eden? Di un frutto da mangiare.

L’oggetto del desiderio, ciò che rappresentava e da cui scaturì il peccato, è stato un frutto non specificato. La Scrittura dice che “il frutto era buono da mangiare e invitante, e l’albero era bello da vedere. Così [Eva] ne prese il frutto e mangiò” (Genesi 3:6).

Eva, per così dire, fu “presa dalla gola” e trasgredì il comando di “non mangiare da quell’albero”. Il Diavolo cercò di prendere anche Gesù “per la gola”, tentando di fargli mutare le pietre in pane.

In tutt’e due i casi (Eva e Gesù), la prova ha relazione con la voracità della carne. Cioè, chi vede qualcosa di seducente e cerca bramosamente di appropriarsene come se fosse un bisogno da soddisfare in modo urgente e immediato.

L’ingordigia è un nemico insaziabile che divora carne e spirito e può rendere inattivi i proclamatori. L’ingordigia, cioè l’atto di mangiare ciò che non si dovrebbe mangiare, è la madre di tutte le passioni carnali. La Bibbia racconta diversi peccati di gola.

Noè si ubriaca con il vino e mostra la sua nudità; le figlie di Lot fanno bere vino al padre per avere una progenie; Esaù vende la sua primogenitura per una minestra; nel deserto gli israeliti rimpiangono l’Egitto per le pentole di carne; prima del Diluvio, la gente mangiava e beveva e non si accorge di quello che succede intorno.

Nel tentativo di screditare Gesù, gli oppositori si scagliano contro di lui, dicendo: “Ecco, un uomo che è un ghiottone e un bevitore di vino”. Invece Gesù mette in guardia i suoi discepoli dalla crapula nel mangiare e nel bere. Ai tempi di Paolo era forte il concetto di “mangiamo e beviamo, poiché domani morremo”.

In questo periodo natalizio, nonostante la pandemia, il cibo è sempre in abbondanza. Pertanto c’è da chiedersi: “Ma l’uomo vive per mangiare o mangia per vivere?”. Ovviamente è naturale provare piacere nel mangiare e nel bere, la Bibbia ne parla in tono positivo. (Ecclesiaste 5:18) Eppure non è insolito che nel corso del tempo si sviluppi un desiderio che va ben oltre ciò che è ragionevole e sufficiente.

LA BIBBIA NON CONDANNA IL CIBO CHE DIO HA CREATO IN ABBONDANZA, MA LA GHIOTTONERIA CHE È UN ATTEGGIAMENTO MENTALE DI INGORDIGIA, VORACITA’ E SMODATEZZA, UN’AUTOSODDISFAZIONE DEL PROPRIO EGO.  

La Bibbia avverte di “non essere fra gli smodati bevitori di vino, fra quelli che sono ghiotti mangiatori di carne. Poiché l’ubriacone e il ghiottone si ridurranno in povertà, e la sonnolenza farà vestire di semplici stracci”. (Proverbi 28:7; 23:20, 21)

Sia il cibo letterale che quello spirituale sono doni del nostro Creatore. Il punto è: “A quale mensa partecipiamo, a quella di Geova o quella dei demoni?”. (1 Corinti 10:21)

UN ATTO PRIMORDIALE

Il nutrimento riveste importanti connotazioni affettive e simboliche. È un atto primordiale che nasce nel grembo materno e che cerca il piacere con la bocca. Il neonato dipende dal latte della madre. Quando qualcosa traumatizza la crescita si evidenziano comportamenti “orali” di compensazione.

In molti casi, l’ingordigia si manifesta come un desiderio furioso e perverso, dove il cibo finisce per sostituirsi all’amore e il rapporto con esso diventa un mezzo per nascondere la sofferenza psicologica.

Se l’amore è irraggiungibile, il cibo è a portata di mano… Con la bocca noi mangiamo, parliamo e baciamo. Così le sfere della comunicabilità, degli affetti e del sesso sono presenti nell’assunzione orale del cibo.

Tuttavia nella voracità avviene lo stravolgimento del cibo, non più inteso come dono di Dio per nutrirsi con piacere, ma come piacere fino allo stremo. Ciò che al momento non si ha viene sostituito con ciò che è alla portata di tutti. Il cibo è compensatorio di cose che ci mancano.

Il nutrimento è carico di valenze psicologiche fin dai primi giorni di vita. Per effetto di questa rilevanza simbolica, il cibo diventa espressione di conflitti, che vanno dalla fame nervosa, quando si prova un vuoto da riempire, all’inibizione del cibo con divieti alimentari che hanno significati simbolici.

Il bisogno di cibo è fisiologico e non psicologico, ma una condizione di bisogno fisiologico ha delle conseguenze psicologiche.

Là dove il cibo non viene fatto ma si stampa e si digitalizza

Ci riferiamo al cibo spirituale, non quello cui “si vive di solo pane”. Da chi sei stato cibato in senso spirituale in tutti questi anni prima di diventare inattivo? (Matteo 24:​45-47). Adesso a quale tavola stai mangiando? Dove cerchi cibo nutriente per la mente e lo spirito? Si è schiavi quando “uno è sopraffatto da un altro”. (2Pietro 2:19) Perciò, non farti sopraffare da cibo scadente per divenirne schiavo.

Anche gli animali si nutrono; gli uomini mangiano, ma solo il sapiente sa cosa e come mangiare. Il cibo è rivelativo di ciò che siamo e dei rapporti che abbiamo con gli altri. La temperanza ha una valenza fondamentale per essere approvati da Dio. È una virtù morale e spirituale che regola con saggezza ed equilibrio il soddisfacimento dei bisogni e appetiti naturali, nonché spirituali.

Sii tu il padrone del cibo spirituale di cui ti nutri, non farti padroneggiare dal cibo di scarsa qualità che ti servono on line. “Felici quelli che hanno fame e sete di giustizia, poiché saranno saziati” (Matteo 5:6). Saziati da chi e come? Dai vari siti on line? Da ex o da cristiani lontani dal popolo di Dio?

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Nel canto VI dell’Inferno, Dante si trova davanti Cerbero, un cane famelico e rabbioso che divora ogni cosa. Una pioggia mista ad acqua e neve cade incessante formando sul suolo una disgustosa fanghiglia, da cui si leva un puzzo insopportabile. Le anime degli ingordi sono fiaccate da questa melma, anime escrementizie, maleodoranti e rintronati dalle urla dell’ingordo Cerbero. Di intingoli e prelibatezze della loro vita passata non rimane nulla, soltanto la melma in cui sono immersi come tanti porcelli.

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