Quella volontà di potere nelle congregazioni

Il Diavolo e i demoni esercitano una fortissima influenza sull’umanità; la Bibbia infatti dice: “Tutto il mondo intorno a noi si trova sotto il potere del diavolo” (1 Giovanni 5:19, PS).

Per il credente, Dio è la fonte legittima di ogni potere che l’uomo possa manifestare nelle sue azioni. Pur dotato di un certo potere, l’uomo non è stato creato per dominare i suoi simili. Il potere di Dio si basa sull’amore e viene esercitato per il bene degli altri. La Bibbia avverte del dannoso dominio umano su altri uomini (Ecclesiaste 8:9).

Il potere umano prevale dove manca l’amore. Siccome Dio è amore, dove non c’è Dio si impone quel dominio dannoso di cui parla Salomone in Ecclesiaste. Il vero amore, descritto nella Bibbia, “non cerca i propri interessi” e non maltratta i suoi simili come fa il potere umano. (1 Corinti 13:4, 5) I sorveglianti cristiani, a cui Geova ha dato un’autorità limitata nelle congregazioni, devono usarla per l’assistenza necessaria e per contribuire al benessere del gregge. Essi non sono affatto autorizzati a dominare sui loro compagni di fede. Devono avere un concetto umile ed equilibrato del loro ruolo nella congregazione.

Quando la congregazione è ben guidata è normale che i pastori la guidino in buoni pascoli. Se il potere è usato male può trasformare il vincastro in una spranga di ferro e i pastori in lupi. In particolare nella politica, uomini ambiziosi espropriano l’individuo della sua responsabilità, in modo da produrre una massa priva di pensiero e bisognosa di essere comandata. Questo spirito quando si introduce nella congregazione è devastante. State attenti a chi dice: “Mi assumo io ogni vostra responsabilità”. Ogni uomo è responsabile di se stesso e delle sue azioni. Non delegate a uomini ambigui, sinistri e pericolosi il vostro potere decisionale. Quello che accadde in passato dovrebbe pur insegnarci qualcosa, non vi pare?

L’AUTORITA’ è un potere legale riconosciuta a un’istituzione o a una persona che si assoggetta in forma consensuale per raggiungere determinati obiettivi. Il suo scopo principale è il buon funzionamento perché accorcia i tempi di risposta e di azione. Quando un’autorità degenera prende il nome di autoritarismo che genera autosvalutazione, talvolta ribellione e aggressività. La personalità autoritaria tende con forza alla sottomissione dell’ordine, all’ammirazione, alla persecuzione delle opposizioni, alle credenze stereotipate.

IL POTERE è il possesso dei mezzi necessari di un individuo o di un gruppo per raggiungere i suoi scopi, superando ogni resistenza che gli si oppone. La personalità affamata di potere ha scarse capacità introspettive e tende ad agire esteriormente quelle dinamiche che non riesce a elaborare dentro di sé. Tra le varie figure del potere, c’è quello burocratico, legittimato da un sistema di regole, che sopprime i sentimenti affettivi di un rapporto interpersonale, determina le iniziative e le responsabilità. Si legittima in base agli scopi dell’organizzazione, in base a norme che regolano il controllo reciproco. Questo tipo di potere ha una “somiglianza” con alcune forme di potere teocratico, in ambito religioso.

IL GREGARISMO detto anche istinto di gregge, (il termine deriva da gregge) indica una tendenza innata a vivere in gruppo. Per estensione si rivolge a chi fa parte di un’organizzazione qualsiasi senza un grado e senza una funzione direttiva. I tdG sono gregari? In senso negativo gregario si riferisce a chi è privo di iniziative e segue passivamente le disposizioni impartite da altri senza nessuna autonomia. In senso positivo, gregario è una persona che, in determinate situazioni, ne assiste un’altra, solitamente più esperta. Il buon gregario non prova invidia nei confronti di chi gli è superiore, è generoso e sa ascoltare. Senza di loro molti non sarebbero diventati dei veri leader. Inoltre, è uno dei primi ad accorgersi delle capacità e delle abilità altrui, se ne innamora a tal punto da farne uno dei motivi del suo impegno. Il buon gregario valorizza i doni spirituali di chi ne è dotato.

AGIRE, in inglese acting out; s’intende il tentativo di una persona a non misurarsi con la realtà esterna per timore dei suoi conflitti interiori. Chi prova angoscia per qualcosa, e vuole dimostrare il contrario, si avventura in situazioni pericolose per dimostrare a sé stesso e agli altri di non aver bisogno di conoscere le cause delle sue paure. E’ un meccanismo che non è insolito trovare nelle congregazioni, in particolare tra coloro che esercitano un certo potere. Un cristiano, pur di dimostrare che non soffre di conflitti interiori e per mostrare agli altri fratelli un’apparenza solida della sua posizione, osa spingersi in azioni senza riflettere sulle conseguenze, come l’agitazione, il gridare, il rifiuto di parlare, il tirare calci a un oggetto, l’attribuire ad altri qualità negative che gli appartengono.

Agire è un modo per dominare gli effetti sconvolgenti legati a un certo atteggiamento. Indica un comportamento indotto dal bisogno inconscio di padroneggiare l’ansia associata a sentimenti e desideri ritenuti proibiti. Si riscontra sia negli individui sani che in quelli problematici. In sostanza, un cristiano può desiderare qualcosa che sa essere proibito, ma conoscendo le parole di Gesù, che qualsiasi cosa nascosta o accuratamente occultata verrà allo scoperto, cerca di nascondere questo conflitto tra ciò che è giusto fare e non fare, e fa di tutto per dimostrarlo con azioni avventate che alla fine, senza che lui ne sia consapevole, rivelano realmente la sua personalità con tutte le sue debolezze.

Quell’assenza di potere. «Il potere logora chi non ce l’ha». È l’aforisma più celebre fra quelli di Giulio Andreotti, anche se la frase non è sua, ma di Charles Maurice de Tayllerand, politico e diplomatico francese del Settecento. Il potere può logorare anche chi ce l’ha, poiché le responsabilità, a lungo andare se non esercitate con equilibrio, possono consumare l’organismo. Tuttavia, da alcuni studi effettuati, sembra che quella del leader non sia un compito così stressante come si crede, anzi chi ha potere sembra più rilassato e sereno di chi non ce l’ha. Insomma, avere il controllo delle vite altrui riduce il livello di stress. Comunque, è anche vero che, una volta raggiunta la vetta, fare in modo di rimanerci senza perdere faccia e spiritualità non è mai una passeggiata di salute.

La volontà di dominio sugli altri prevale su tutti i sentimenti, anche su amore e amicizia, perché chi è privo di potere non riesce a soddisfare quei desideri unici che sono il piacere di dominare, di avere successo e possesso. Il potere si fa sentire in campo religioso, ci riferiamo a quel cosiddetto potere temporale che ispira i ministri di ogni religione.

Spesso il potere incute paura e difficilmente garantisce una pacifica e ordinata convivenza. Se guardato in ottica spirituale il potere esprime anche costruttività non solo oppressione. Si tratta del “potere di” cioè quella caratteristica dell’essere umano che lo spinge a plasmare in positivo, a rendere capaci di, e non del “potere su”, come ad esempio sui fratelli.

Gli uomini, da sempre, combattono con sé stessi, con i propri istinti e le proprie passioni, che a volte si rivelano distruttivi: il fine di questa lotta è l’autocontrollo, che è una forma di potere su sé stessi. Inoltre, gli uomini entrano in contrasto con i loro simili per soddisfare bisogni e realizzare aspirazioni: è questo il vasto campo del potere sociale, che permette a chi lo detiene di far prevalere la propria volontà su quella degli altri.

Esistono altre forme di potere, ad esempio, si parla di potere coercitivo se viene esercitato ricorrendo alla minaccia o all’uso della forza; di potere persuasivo, se si cerca di ottenere il consenso degli altri tramite argomentazioni; di potere manipolatorio, se si tenta di condizionare la volontà altrui in modo subdolo e nascosto. Il potere tradizionale, tipico delle società premoderne, si fonda sulla credenza nella tradizione, che è sacra perché esiste ‘da sempre’. Il potere legale, tipico dell’età moderna, si fonda invece sulla credenza nella razionalità della legge, alla quale sottostanno non soltanto coloro che prestano obbedienza, ma anche coloro che comandano. Il potere carismatico, infine, si fonda sulla dedizione alla persona del capo, al quale vengono riconosciute qualità personali di tipo eccezionale. Chi comanda è un grande demagogo, cioè un individuo capace di trascinare le masse in virtù di un grande fascino personale (carisma).

I tdG sono stati informati che l’abuso di potere fa perdere l’autorità in seno alle congregazioni. Lo dimostra un episodio di cui si è parlato in un’adunanza nel 2016 a proposito di Sebna (vedi il riferimento su jw.org). Dalle esperienze che ci arrivano, sugli eccessi di potere da parte dei nominati, siamo perplessi che costoro possano essere squalificati. Molti di questi che eccedono col potere sono ancora al loro posto a fare scorrerie spirituali. Una questione cruciale, secondo noi, è che dovrebbe essere garantita ad ogni fratello la possibilità di entrare nella vita sociale e spirituale di congregazione con pari opportunità. Dar voce a quelli che non l’hanno non significa mettere a tacere altri in congregazione che hanno il potere o che la pensano diversamente, ma è un modo per allargare le possibilità di tutti i proclamatori a esercitare un loro diritto: il potere dato da Geova per amarlo e per amare il prossimo. Siamo certi che avere e garantire questo potere a tutti i proclamatori, ridurrebbe di molto l’inattività all’interno delle congregazioni.

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