Quell’insopportabile indifferenza

Antoni-Gramscidi Antonio Gramsci.

“Quando discuti con un avversario prova a metterti nei suoi panni, lo comprenderai meglio… Ho seguito questo consiglio ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire”. (Antonio Gramsci)

 

 

L’indifferenza è avversaria della compassione. L’indifferente è incapace di mostrare compassione e chi è compassionevole si insudicia a mettersi nei panni dell’indifferente.

GRAMSCI E’ STATO UN FILOSOFO, un giornalista, un critico letterario, ma prima di tutto un uomo che ha lottato con forza e dignità e ha pagato sino in fondo per le sue idee.

“Indifferenti” è il titolo di un articolo scritto da Gramsci nel 1917. Parla di quelli che pur essendo cittadini esemplari, ritengono inutile prendere parte ad attività che non cambieranno il modo di vivere della società civile. Quando le cose vanno male, queste persone sono le prime a lamentarsi, «piagnucolano» di coloro cui sono sottomessi. Gramsci è un combattente passionale, un uomo che si schiera apertamente. Non sta alla finestra, fa sentire la sua voce, non con frasi superficiali, settarie, da conventicola, ma con ragionamenti che esaltano il ruolo dell’uomo di cultura, dell’intellettuale. Gramsci si scaglia anche contro la falsa educazione religiosa, fatta più di pratiche esterne che di profonde convinzioni. Secondo Gramsci, sono insopportabili quelle persone che lasciano ad altri la responsabilità di prendere decisioni importanti che li riguardano.

non-vedo-non-sento-non-parlo

Riguardo agli indifferenti, Gramsci scrisse:

[…] “L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza, poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. […] (Antonio Gramsci – Indifferenti)

L’avversione di Gramsci verso gli indifferenti è un monito anche per oggi. L’indifferenza si muove in modo potente pur operando passivamente. Se una ristretta minoranza ha il potere di agire, è perché l’indifferenza della massa lo permette. E lo fa abdicando la propria volontà, permettendo di promulgare leggi che la penalizzano, lasciando salire al potere persone che non sono capaci di governare né di amministrare. Invece di piangersi addosso, ciascun piagnisteo dovrebbe chiedersi: “Se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, se avessi lottato contro le ingiustizie, sarebbe successo ciò che è successo?” Non si ha il diritto di protestare se non si è fatto niente per cambiare il sistema, tantomeno se si è parte di quel sistema.

Le decisioni che riguardano tutti noi e il nostro vivere collettivo vengono prese da poche menti, tra il disinteresse e l’assenteismo, tra l’indifferenza e la non curanza. L’opinione pubblica ignora tutto questo perché non se ne preoccupa più di tanto e lascia che le cose accadano. Non si può stare “alla finestra” a guardare i pochi che decidono e i tanti che soffrono. Non si può essere indifferenti dinanzi alle piccole o grandi ingiustizie che ogni giorno ci circondano. È necessario che ognuno faccia la sua parte se non si vuole essere complici dell’ingiustizia.

diavolo

«Lo spirito del male dice: “Riposati. Che farai nella mischia? Altri combatteranno abbastanza. Tu che sei saggio, non scomodare le tue abitudini. Il male – continua il diavolo – è sempre esistito ed esisterà sempre nelle stesse proporzioni. I pazzi che vogliono combatterlo non guadagnano nulla e perdono il loro riposo. Tu che sei savio, dà a ogni cosa la sua parte e non dichiarare a niente la guerra. È impossibile illuminare gli uomini. Perché dunque tentarlo? Fa pace con le opinioni che non sono tue. Non sono esse tutte ugualmente legittime?». (L’Homme, Hernest Hello).

Gli indifferenti sono dappertutto, anche nelle congregazioni. Indifferenti sono quei cristiani che rimangono impassibili di fronte alle sofferenze e alle ingiustizie che vengono perpetrate nelle congregazioni da pastori ingiusti e incapaci. Indifferenti sono quelli che sono sprofondati nell’insensibilità e nell’incredulità. Indifferenti sono quelli che si pongono davanti al popolo di Geova, odono le parole ma non le mettono in pratica. Geova è per costoro “come un canto di amori sensuali, come uno con una bella voce e che suona bene uno strumento a corda”. (Ez. 33:31,32) Indifferenti sono quelli che non si domandano perché accadono certe cose in congregazione. Sono cristiani che non usano le loro facoltà di ragionare e lasciano che siano altri a decidere per loro. (Rom. 12:1) Indifferenti sono quelli che non mostrano interesse per le vedove, gli orfani, gli anziani, i malati, i bisognosi, gli inattivi, i disassociati. Costoro sono privi di partecipazione affettiva, non provano neanche un piccolo turbamento di fronte alle afflizioni dei fratelli. Cristiani che non si rammaricano nemmeno per i problemi che causano. Essi fanno finta di non vedere chi soffre.

ignavi

Gli ignavi, per Dante, è come se non fossero mai vissuti. Non hanno mai agito sia nel bene che nel male. Si sono sempre adeguati alla legge del più forte. Girano nudi per l’eternità inseguendo un’insegna che corre più veloce di loro. Dante concepisce la vita come azione, responsabilità, scelta e battaglia. Il suo disprezzo è totale nei confronti di chi, per timore o per calcolo, ha scelto di non scegliere. Costoro “vissero senza infamia e senza lode”.

Gli indifferenti sono quei cristiani cinici che provano piacere nel rimproverare invece di mostrare misericordia. Indifferenti sono quei Testimoni che non sono interessati a niente se non a se stessi. Indifferente è colui che ritira i suoi sentimenti al fratello, considerandolo non meritevole. Indifferenti sono gli abitudinari dall’animo anestetizzato e dal cuore indurito. Indifferente è chi si scansa per non essere toccato dai problemi dei suoi fratelli. Indifferente è chi è assuefatto ai problemi nelle congregazioni e agisce in maniera tiepida alle notizie che riguardano i casi di pedofilia, ostracismo e mezze verità. Costoro non vogliono conoscere i drammi delle vittime per non sentirsi coinvolti. Indifferenti sono coloro che colpevolizzano le vittime dei matrimoni infranti, delle famiglie disgregate, dei familiari espulsi, della pedofilia, dell’inattività, della disassociazione, generalizzando e banalizzando con frasi idiote e da ignoranti. Costoro hanno la coscienza insensibile e il cervello corroso dall’ignavia. Parlano a vanvera e giudicano senza conoscere.

Indifferenti sono i cristiani che vedono e lasciano fare ai prepotenti tutto quello che vogliono, persino addomesticare le loro coscienze e il loro cervello. Vorrebbero che si facesse così anche a chi si oppone, a chi leva una voce contraria, chi dissente e chi esprime una critica ragionevole. Gli indifferenti amano compiacersi di tale atteggiamento. Vergogna. Siete un peso sullo stomaco. Pensate soltanto alle vostre comodità e non vi piace informarvi, accorgervi delle grida di dolore dei vostri fratelli. Siete Testimoni asserviti, che non vogliono lottare. Siete distratti, noncuranti, disamorati, precari della vita, schierati con le persone sbagliate per cause sbagliate. Siete Testimoni mimetizzati, anonimi e stagnanti in una palude di apatia. Figure umbratili che si aggirano intorno alla vita della congregazione senza scaldare i cuori dei fratelli. Bestie senza uso della ragione.

“Per vincere l’indifferenza è necessario promuovere una cultura basata sulla misericordia e sulla solidarietà».

 

Parlare con gli indifferenti è come sbattere contro un muro di insensibilità e di cocciutaggine. Per loro ciò che conta è il servizio a tempo. Servono Geova con il cronometro in mano. Spogliano Dio delle sue qualità per rivestirlo con regole assurde. Regole a cui spesso sono indifferenti. Se smuovono le natiche, lo fanno perché hanno ricevuto disposizioni di farlo e non per amore delle pecore. Salvate Geova da questi testimoni. Nemmeno di fronte all’evidenza dei fatti hanno il pudore di starsene zitti. Contestano la realtà e accusano di apostasia e disubbidienza chi lotta per la verità. Amano la dottrina più che la verità. Sono zuccherosi e caramellati. Troppo zucchero fa venire il diabete. Vedono il bene anche dove il bene non c’è. Sono buonisti per natura. Come quel medico che dice al malato: “Amico mio, nella vita bisogna essere buoni con tutti, anche con chi fa del male, perché chi fa del male, forse lo fa in buona fede. Il cancro che ti sta corrodendo è forse anche lui in buona fede. Suvvia, cerca di essere gentile con esso, non devi ribellarti. Se il cancro si nutre della tua carne, hai il coraggio di rifiutare quanto gli occorre? Poverino potrebbe morire di fame. Sono convinto che non fa del male al tuo corpo. E’ in buona fede come lo sono anch’io nei tuoi riguardi. E smettila di lamentarti”. Falsi moralisti che giustificano l’ingiustifIcabile.

tepid-water

Ci si sente offesi e feriti da chi dovrebbe darci una mano e fa finta di niente. Sono cristiani freddi e incapaci di cogliere le varie sofferenze della vita. L’indifferenza è il contrario dell’amore, scava un fossato, impedisce la comunicazione, uccide la fratellanza. Il male dei mali è l’indifferenza. Il contrario dell’intelligenza non è la stupidità, ma l’indifferenza. Per combatterla è necessaria l’educazione. Bisogna educare i Testimoni all’interesse altrui, alla misericordia. Se si vuole estirpare l’indifferenza dalla congregazione non bisogna scardinare le norme bibliche che la regolano. Si devono istruire di nuovo con la Bibbia i sorveglianti e gli anziani indifferenti e i sodali che li appoggiano a prescindere, aiutandoli a capire cosa significhi compassione. Dopo avergli fatto lo studio della Bibbia, bisogna addestrarli a praticare la misericordia, a diffonderla e a condividerla. Se non cambiano si devono cacciare dalle congregazioni. Sono inutili e dannosi. Come quelli di Laodicea: tiepidi da vomitare. (Riv. 3:14-16)

 

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA