Quell’obbligo che affonda la religione.

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L’obbligo di imporre ai fedeli di essere sempre positivi e di eseguire gli ordini senza criticare.

E’ preoccupante l’ottusità che spinge quei fedeli che sono dotati di un’ottima intelligenza a pensieri e comportamenti dannosi. Grazie agli alti livelli di istruzione scolastica e a una tecnologia d’avanguardia, le menti umane moderne dovrebbero essere le più intelligenti e le più brillanti di sempre. Nonostante ciò non mancano le menti insensate. C’è comunque da sottolineare che chi manca di buon senso non necessariamente è un idiota. Il vero guaio è l’impostazione o il modello di comportamento che i vertici religiosi inculcano ai loro membri affinché ogni “cosa sia fatta con ordine”, senza intoppi e in maniera funzionale (1 Corinti 14:40). Che di per sé non è sbagliato. E’ invece il voler, a tutti i costi, far entrare profondamente nella mente e nell’animo dei fedeli tali direttive in modo da creare una certa efficienza e una maggiore sicurezza che le decisioni prese dall’alto siano eseguite senza ostacoli. A lungo andare, però, questo modo di inculcare le decisioni (spegnere il cervello e ubbidire ai superiori) finisce per minare la coscienza di molti.

Portare avanti la cultura dell’ottimismo a tutti i costi, attirare l’attenzione dei fedeli soltanto sulle belle esperienze e le buone notizie è incoraggiante per tutti. E’ controproducente quando i vertici decidono di non diffondere le cattive notizie perché far questo significa mettersi in cattiva luce. In questo contesto è difficile porre domande critiche senza subirne le conseguenze. Pochi vogliono essere considerati dei guastafeste. Una critica, anche se sincera, può essere vista come un intralcio o un mancato coinvolgimento al movimento organizzativo. Molti che notano tale consuetudine, piuttosto che far valere le proprie ragioni, preferiscono condurre una vita tranquilla invece di essere sottoposti a misure disciplinari. Eppure, leggiamo: “Se qualcuno ha dei dubbi, che forse manifesta iniziando a lamentarsi dei fratelli nominati, non affrettiamoci a prendere le distanze da lui”. (W 15/9/15 p.17, § 20)

obbligo-ubbidienzaSecondo i dettami dei vertici, le comunità devono far pervenire soltanto i successi e tutto ciò che contribuisce al progresso numerico del movimento religioso. Chi persiste nella critica viene allontanato e sostituito nelle sue funzioni da chi è considerato un vero ottimista. Fuori i pessimisti e i critici dalla propria religione! Questo modello di impostazione religioso crea alla fine aspettative esagerate e poco realistiche, con conseguente allontanamento volontario come l’inattività o forzato come l’espulsione. La mancanza di trasparenza e la politica di perseguire un ottimismo esagerato ad ogni costo, crea una percezione di ingiustizia e di malcontento all’interno delle varie comunità, che spinge consapevolmente o inconsapevolmente molti fedeli a non collaborare più come facevano un tempo. La Bibbia è foriera di esempi e fatti negativi e ne parla in piena libertà, senza nascondere nulla quanto di malvagio è stato compiuto da parte di uomini e rappresentanti del popolo di Dio. Anzi in Romani 15:4 si legge che: “furono scritte per nostra istruzione affinché avessimo speranza per mezzo del conforto delle Scritture”.

Può stupire che questo andazzo avvenga proprio in alcune religioni che sono abbastanza selettive nella formazione di nuovi adepti. Così come è scoraggiante vedere relegati a insignificanti compiti di routine molte persone che hanno un elevato livello culturale, una buona esperienza spirituale e che hanno accettato di battezzarsi per essere parte attiva della nuova religione. E’ giusto essere ottimisti, ma di un ottimismo che nasce dalla fede nella potenza di Dio, che non sia banale, insufficiente, sciocco e presuntuoso. Questo tipo di ottimismo è un antidepressivo spirituale contro il pessimismo. Picasso per spiegare la differenza tra ottimisti e pessimisti, diceva: “alcuni uomini trasformano un punto giallo in un sole, altri il sole in un puntino giallo”. Quella di ridurre il “sole” in un piccolo puntino, è la caratteristica principale dei gufi, che immaginano ogni volta scenari apocalittici. Dall’altra parte, ci sono gli ottimisti di facciata, coloro che hanno la capacità di immaginare un puntino in una realtà splendente e luminosa come quella del  “sole”. Il pessimista immagina il paradiso in maniera apocalittica, l’ottimista di facciata vede l’inferno come un paradiso.

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Serve a qualcosa dare l’illusione di formare veri nominati e missionari che siano in grado di camminare sui “carboni ardenti”, quando in realtà non sanno nemmeno “dirigere il proprio passo”? Perché illudere i vari aderenti facendo credere che godono di una certa libertà e autonomia? Che senso ha imporre la cultura dell’ottimismo a ogni costo e poi nascondere le cattive notizie? Perché allontanare chi critica e fa giuste osservazioni, facendolo passare per un ribelle? Pensiamo che un minimo di critica costruttiva sia utile per far vedere le cose da punti di vista differenti. Un corpo non è formato solo dalla testa, che decide senza tener conto di altre membra. (1 Cor 12:14) La scrittura del giorno di oggi, sabato 15 ottobre 2016, recita così: “Siamo membra appartenenti gli uni agli altri” (Ef. 4:25).

 

 

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