Quell’«ossessione» del CD di regolare la vita di ogni cristiano

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«Ossessione» trasmessa ai suoi rappresentanti e alla sua organizzazione.

Sono uno dei tanti fratelli, uno di quelli che in congregazione sono definiti “ubbidienti” e “sottomessi” alle autorità spirituali. Non ho nulla contro il Corpo Direttivo e rispetto le decisioni che prende, anche se in coscienza, alcune di esse mi lasciano perplesso. Come incoraggia la Bibbia, mi sforzo di addestrare la mia coscienza secondo gli insegnamenti di Geova e devo essere sincero, quando c’è conflitto in me, di solito seguo la mia coscienza. Qual è il problema? Non insegna la Bibbia ad addestrare la propria coscienza secondo le norme di Geova? Di cosa dovrei preoccuparmi di fronte a una scelta, se essa è fatta in base a una coscienza approvata da Dio? Il libero arbitrio che Geova ha dato all’uomo serve proprio a questo: rispetto delle coscienze e libertà di adorarlo in base alle nostre caratteristiche personali e alle nostre qualità spirituali forgiate mediante lo studio della Bibbia, l’esperienza, la lungimiranza, la pazienza e il buon senso.

Gli sforzi e l’impegno che il CD ci mette e ci ha messo in tutta la sua storia, pur con errori a volte clamorosi, in linea di massima sono da apprezzare solo per il fatto che per mezzo suo abbiamo conosciuto Geova. Il problema di chi dirige, mi riferisco non soltanto a livello religioso, ma anche in altri campi (politico, economico, aziendale, ecc.), si verifica quando entra nel campo delle decisioni personali. Una chiara indicazione di libera scelta nella vita cristiana, non può trasformarsi in un’idea ossessiva di voler regolamentare a ogni costo i comportamenti di ogni cristiano, senza lasciare il minimo spazio alla genuinità e alla spontaneità della fede di ciascun membro. Particolarmente affetto è il cristiano che per natura ha un’indole tendenzialmente estremista e che ha bisogno di regole per decidere cosa fare della sua vita. Tale persona, fin quando si muove nel suo campo di attività, non è un problema. Il problema è quando la propria coscienza si vuole imporla ad altri cristiani.

Secondo il mio punto di vista se si “lavorasse” molto su questo punto tanti problemi non avrebbero motivo di esistere. Il punto è che molti preferiscono lasciarsi guidare, non perché sono ciechi, ma per evitare di avere o creare problemi con le loro scelte e quindi si adeguano alle direttive senza porsi il problema se siano appropriate o meno. Ciò succede perché questi fratelli non sono abituati ad addestrare la propria coscienza come Dio vuole. Lasciano che siano altri a decidere per la loro. Forse questo è segno di debolezza, di immaturità. O forse molti sono stati abituati a ragionare così, ma non credo che sia dovuto a ignoranza, menefreghismo o mancanza di amore.

Quando si esaspera con le direttive si soffoca la spontaneità della fede. Geova non soffoca il suo popolo con regole e normative. Oltre seicento norme della Legge mosaica, Gesù le riassunse in due comandi: “Ama Geova e il tuo prossimo”. E’ questo il modo di ragionare: semplificare non complicare. Quando si ama Geova e il prossimo, i problemi sono ridotti al minimo. Spazi ampi di autonomia permettono di uscire dal dirigismo soffocante, permettendo a ogni cristiano di mostrare i frutti dello spirito in base a quello che uno è o vorrebbe essere. Dicono che i testimoni di Geova sono la religione al mondo con più regole di vita e insegnamenti.

Forse perché ho una certa età, ma sono convinto che l’esperienza sia fondamentale nella vita. Coloro che compongono il CD e che hanno una lunga vita vissuta in mezzo ai fratelli questo lo sanno. L’interesse dell’organizzazione, dovuto all’enorme espansione mondiale, a volte prende il sopravvento sull’esperienza e la priorità delle scelte ricade prima sugli aspetti organizzativi e poi sui reali problemi delle congregazioni. Se l’impegno organizzativo richiede troppo tempo e si trascurano i bisogni del singolo, i risultati alla lunga sono quelli che oggi stiamo vivendo.

Semplificare e non complicare è una buona regola se viene fatta nei tempi e con i modi giusti, senza eccedere e senza stravolgere. Finalmente qualcosa si sta vedendo, ma si sta facendo con troppa velocità. Si stanno scardinando interi meccanismi all’interno dell’organizzazione con troppa facilità e rapidità. E’ vero che ci sono voluti troppi anni prima di muoversi e decidere su certe questioni importanti. Uno schiavo prudente, è preparato agli imprevisti della vita. Purtroppo alcune situazioni non sono state previste e oggi ci si affanna a trovare una soluzione immediata e questo comporta un’accelerazione delle decisioni, con conseguenze dolorose per molti che hanno impegnato per lunghi la loro vita al servizio di Geova. Uno schiavo discreto (dal lat. discretus, «discernere») che è convinto di avere l’approvazione di Gesù come guida, e che osserva con attenzione gli avvenimenti nel mondo alla luce delle Scritture, ha la seria responsabilità di vedere con chiarezza gli eventi, premunirsi e agire di conseguenza. E non aspettare che l’evolversi della situazione si aggravi per poi agire. Guardare oltre con chiarezza non si applica soltanto alle date della generazione o quando verrà la fine, ma anche ad altri aspetti importanti della vita di ogni giorno.

Personalmente non mi piacciono certe pretese previsionali, preferisco il semplice consiglio di Salomone, dove scrive che “l’avvenimento imprevisto capita a tutti” (Eccl. 9:11) E a maggior ragione, uno schiavo previdente e prudente di tale portata come quello del CD, deve essere preparato ad agire onde evitare eventuali problemi non previsti, soprattutto quelli che riguardano l’adorazione mondiale a Geova.

Ho imparato, in tutti questi anni, che il popolo di Geova è composto da personalità con proprie individualità e che ciascuno dei quali persegue le proprie aspirazioni, con i propri mezzi, che coincidono solo inconsapevolmente con quelli degli altri.  Solo mostrando empatia, rispettando la spontaneità dei sentimenti morali e ricercando l’utile e il necessario che serve, senza la convinzione di fare calcoli previsionali e programmatici altrui, si può raddrizzare un percorso che ultimamente è diventato fin troppo accidentato. Diciamocelo francamente, se i problemi sono aumentati nel popolo di Geova, è anche perché fino a oggi, una certa ossessione – chiamiamola sincera ansia se a qualcuno non piace questa parola – di regolare la vita di ogni cristiano è ancora presente. Mi auguro che ogni cosa in futuro sia fatta con prudenza, discrezione e con il dovuto equilibrio. Ce n’è effettivamente bisogno.

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