Rebus sic stantibus

Le cose stanno così, la situazione è questa e si presume che non possa cambiare in tempi brevi.

L’aggiornamento n.6 del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ribadisce ancora una volta che le attività spirituali continueranno su Zoom, la nuova Sala del Regno, e la predicazione sarà svolta perlopiù con i dispositivi digitali.

Il nostro futuro prossimo è segnato davanti allo schermo del pc, del telefonino e del tablet. Non sappiamo ancora se potremo tornare presto ad abbracciarci, decretando la vittoria della ricerca scientifica o sperare, come è saggio fare, nel Padre Eterno.

Non sappiamo ancora come sarà il dopo pandemia. Saremo davvero diversi o quando tutto tornerà com’era prima si riproporranno gli stessi comportamenti, come se nulla fosse successo?

Una cosa abbiamo capito: la crisi ha evidenziato tutta la nostra fragilità e non vale la pena sfidare la sorte. Per contagiarsi basta poco. I virus sono strani organismi viventi, che si adattano e mutano di continuo, rendendoci vulnerabili anche per via dei nostri comportamenti poco rispettosi della natura e ancor di più fra simili.

La locuzione rebus sic stantibus vuol dire: la realtà è cambiata, c’è stato un enorme mutamento nelle relazioni umane rispetto a prima e quindi la realtà va accettata così com’è, adeguandosi. Mettiamoci l’anima in pace.

Il virus ha portato con sé non solo le malattie e la morte, ma segnati dalla paura e dall’isolamento, anche quei pregiudizi che ci allontanano l’uno dall’altro.

Per alcuni, il prossimo è visto come una minaccia, un rischio da evitare. Di conseguenza si innalzano muri che alimentano ancor di più l’ansia e la paura dell’altro. È bene che ce lo mettiamo in testa: quando si parla di pandemia, non ci si riferisce a una malattia grave e circoscritta.

Si parla di pandemia quando la diffusione virale si è estesa su tutto il pianeta, dove nessuno è immune. Ciononostante, c’è chi nega i fatti, sostenendo che non esiste alcuna pandemia; chi si barrica in casa, e fa fatica a uscire per paura di contagiarsi. Peggio ancora, si pensa che in Italia il virus sia stato debellato.

Ovviamente si deve cercare un equilibrio tra gli opposti. Tuttavia, se pensiamo che solo alcuni mesi fa, i problemi che ci toccavano erano altri, ed eravamo convinti che non ci riguardassero da vicino, oggi dobbiamo fare i conti con la disoccupazione, la disperazione, la depressione e lo smarrimento che ne conseguono. Questo virus non guarda in faccia nessuno.

Ecco perché il Corpo Direttivo e tutto il popolo di Dio si sono adeguati a questi tempi non più normali ma difficili. Questo è un altro punto che dobbiamo metterci in testa. I tempi in cui viviamo non sono e non torneranno mai più “normali”. Tutti i cambiamenti organizzativi nel popolo di Geova sono parte di questi tempi.

Cosa avremmo fatto se non fossero disponibili certi strumenti digitali che ci consentono di stare in contatto e rimanere uniti per ricevere conforto? Adattiamoci dunque al digitale, cerchiamo di rendere interessanti il servizio e le adunanze con una partecipazione attiva.

Ognuno dia a Geova quello che al momento riesce riesce a dare. Punto. Come avremmo voluto darlo non ha importanza; quanto a dare, beh quello è un altro discorso, che al momento non è possibile quantificare.

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