Il recupero e l’orientamento per tornare forti e rinnovati

In che modo si possono recuperare e orientare gli inattivi?

Il termine “recupero” etimologicamente deriva dal latino re (di nuovo) e cuper (prendere); perciò recupero significa “tornare in possesso”. Può significare anche “rendere di nuovo buono” ciò che non lo è più o ciò che è stato fortemente compromesso. Il contrario di “recuperare” è perdere, smarrire, scartare. Un recupero spirituale di un cristiano potrebbe essere quello di far prendere possesso delle attività di un tempo chi oggi non frequenta le adunanze e non predica più in maniera formale. Si tratterrebbe quindi di un reinserimento nella congregazione come lo era un tempo. Non solo le persone o i centri storici, ma anche certi oggetti scartati possono essere restituiti a nuova vita e farli ritornare al valore che avevano in origine. E’ estremamente faticoso e impegnativo recuperare un’amicizia perduta, un rapporto compromesso, una fratellanza sepolta da scorie e incomprensioni.

Non è facile rinvigorire delle “ossa molto secche” prive di vita e rivestirle di nervi e muscoli, come accadde con la nazione di Israele esiliata e prigioniera a Babilonia. (Ezechiele 37:1-14) In questo caso, il recupero fu graduale e la restaurazione non viene descritta dal profeta come un avvenimento istantaneo ma come un processo ordinato e progressivo. All’inizio ci fu un suono, uno strepito, e “le ossa si avvicinavano, ogni osso al suo osso”. Poi si aggiunsero i tendini e la carne. Successivamente la pelle rivestì le ossa, i tendini e la carne. Quindi “l’alito entrava in loro, e vivevano”. Alla fine Geova pose sul loro “suolo” i suoi servitori che erano stati ravvivati. Un simile processo avrebbe richiesto del tempo.

Oggi il recupero dei nostri fratelli che non si associano più con noi necessita del nostro sguardo e se necessario anche di una richiesta di scuse anche quando si pensa di avere ragione. Per cogliere le infinite opportunità che la vita ci offre, occorre partire dalle nostre debolezze, dai nostri smarrimenti (e gli inattivi sono nostri fratelli che ci appartengono e che noi abbiamo smarrito). La responsabilità di recuperare uomini da questo mondo è possibile solo se siamo liberi da pregiudizi e orgoglio. Occhi e mani che chiedono aiuto senza che noi lo sappiamo o ce ne accorgiamo, non possono aspettare che qualcuno dall’alto ce lo indichi o richiami la nostra attenzione come nel caso degli inviti agli inattivi alla Commemorazione. Non possiamo aspettare autorizzazioni o la conclusione di articolati discorsi alle adunanze. Quando si è cristiani amorevoli e liberi, il recupero di questi fratelli viene da sé e finché ce n’è bisogno nessuno può attendere il comando di altri o che ci si fermi in attesa che qualcuno ce lo ricordi. Il comando ci è stato dato migliaia di anni fa. Punto e fine del discorso.

PERDERE L’ORIENTAMENTO. Quando finalmente le cose sono a posto e cominci a fare progetti per il tuo futuro, convinto che la strada che stai prendendo sia quella giusta, proprio allora quella strada così facile da percorrere non la trovi più. L’hai smarrita e hai perso così l’orientamento. E’ interessante il significato di orientamento: “voltare la faccia verso oriente dove sorge il sole”. I movimenti dei pianeti e delle stelle sono così estremamente precisi e prevedibili, che l’uomo se ne è servito per stabilire le stagioni e per orientarsi. Oggi, con i vari supporti tecnologici, non ci si perde più. Eppure, resta nella quotidianità della vita, l’esigenza irrinunciabile di orientarsi in cerca della verità, della propria identità e delle decisioni giuste da prendere. L’uomo ha bisogno di una direzione verso la giusta azione. E per far questo necessita del giusto orientamento.

Orientamento significa anche “dare una direzione a un’azione”; “avviare e guidare per una determinata via”. Il contrario di orientamento è disorientamento, smarrimento, confondersi. Quando le tenebre sono fitte è impossibile vedere qualcosa. È facile smarrirsi o perdere l’orientamento. Coloro che mancano di percezione spirituale fanno presto a perdere l’orientamento. Nell’antico Israele chi trovava una pecora persa non doveva ritrarsi deliberatamente dal condurla al suo legittimo proprietario. (Deut. 22:1). Le pecore tendono per natura a perdersi. Così anche oggi, nessun tdG deve esimersi dall’impegno di condurre una pecora smarrita a Geova, il legittimo proprietario. Non deve nascondersi da essa. A volte i fratelli si perdono non per una scelta volontaria o per seguire i desideri della carne, si smarriscono forse perché svoltano nel punto sbagliato oppure confondono una via per un’altra.

 

Caro fratello che da tanto tempo non ti vediamo più con noi, sappi che Geova ti accoglierebbe anche se tuo padre e tua madre ti lasciassero. (Salmo 27:10) Se in passato facevi parte delle 100 pecore e ora sei quell’unica smarrita, Geova Dio è il grande Pastore del suo popolo, ed egli ama tutti quelli che lo servono, inclusi quelli come te. Non vuole che nessuno si faccia male o perda la vita. Parla a Geova. Accostati a lui, ed egli ti conforterà e ti aiuterà. “Ti farà giacere in erbosi pascoli e ti condurrà presso irrigui luoghi di riposo”. Benché tu possa smarrirti nella profonda valle, Lui è con te, perché il suo bastone ti proteggerà e ti condurrà presso le cose che ti conforteranno e ti rafforzeranno. Dio ti mostra la via giusta da percorrere, e Lui è felice che tu possa seguirlo. Anche in mezzo alle difficoltà, non hai nessun motivo di temere alcunché. (inattivopuntoinfo)

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