«REDDE RATIONEM»

Nel popolo di Geova, ogni cristiano, attivo o inattivo, renderà conto a Dio per come ha amministrato i suoi beni e soprattutto quelli che ha ricevuto da Lui.

Dietro ogni attività cristiana c’è sempre un “redde rationem“, locuzione latina tradotta «rendi conto», usata come espressione con cui s’invita altri a rendere conto del proprio operato, o della propria amministrazione e gestione. Viene usata spesso nel senso di resa dei conti, giudizio finale.

Le parole sono prese dal Vangelo di Luca 16:2, e sono riferite all’economo ingiusto, che godendo di grande fiducia da parte di un uomo ricco, ebbe in amministrazione i suoi affari. L’accusa che gli viene mossa è di aver gestito in maniera ingiusta tali averi. Prima di essere destituito dall’incarico, ha un’idea geniale: ridurre l’entità del debito e farsi amici i debitori che potrebbero aiutarlo in caso di bisogno.

Quando il signore, venne a conoscenza della cosa, rimase colpito, al punto che loda l’economo della sua casa, per aver agito con saggezza e lungimiranza, benché ingiusto. Traendo la morale per i suoi discepoli, Gesù li esorta a farsi “degli amici per mezzo delle ricchezze ingiuste, affinché, quando queste verranno meno, essi vi ricevano nelle dimore eterne”.

Altrettanto devono fare oggi i servitori di Dio (attivi e inattivi) nell’usare in modo saggio i loro beni materiali, le loro “ricchezze ingiuste”, in modo da trarne beneficio essi stessi e nello stesso tempo per farsi amici coloro che li possono ricevere “nelle dimore eterne”, cioè Geova e Gesù. La parabola prosegue dicendo che chi è fedele nel badare a queste cose materiali, o minime, sarà fedele anche nel badare a cose più importanti. (Luca 16:1-13)

Siccome ogni cosa appartiene a Dio, egli ci elargisce generosamente molti dei suoi beni. Non lo fa in maniera indiscriminata, anzi, ci aiuta a comprendere i principi della gestione cristiana della vita. Comprendendo meglio questi principi, ogni cristiano viene aiutato ad apprezzare le qualità del Creatore e la bontà dei suo doni.

Purtroppo, può capitare di gestire malamente gli averi di Geova, ma ciò non dovrebbe renderci passivi, anche se gli sbagli sono enormi. Dio apprezza coloro che si industriano per risolvere il problema che hanno causato ed il modo saggio con cui si ingegnano in tempo per non causare un danno irreparabile dei suoi beni. In questo modo possono guadagnare una parte di credibilità compromessa da una gestione allegra e recuperare parte degli averi che sarebbero andati perduti in maniera definitiva.

Anche se siamo venuti meno e in malo modo, nel nostro percorso cristiano, Geova apprezza gli sforzi intelligenti fatti per recuperare anche una parte dei suoi beni che ci ha assegnato per gestirli, piuttosto che vederli persi per sempre. Siamo ancora in tempo per recuperarli e rivalorizzarli, prima della “resa dei conti”.

L’unico modo per manifestare la gratitudine.

«Il Signore non ha bisogno delle nostre offerte. Non lo arricchiamo con i nostri doni. Il Salmista dice: “Tutto viene da te; e noi ti abbiamo dato quello che dalla tua mano abbiamo ricevuto” (1Cronache 29:14).

Dio ci offre la possibilità di manifestare il nostro apprezzamento per le sue benedizioni mediante il nostro impegno nell’estenderle ad altri. È questa l’unica via per manifestare a Dio il nostro amore e la nostra gratitudine. Egli non ne ha previsti altri». (Ellen G. White)

Dipinto in alto: L’amministratore disonesto, Marinus van Reymerswale,  Kunsthistorisches Museum, Vienna.

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