Religione e intellettuali

Nel primo numero di quest’anno, MicroMega riprende le quattro domande di un questionario del 1950 rivolte ad alcuni filosofi famosi di quel tempo e le ripropone sotto forma di simposio ad alcune attuali firme prestigiose di intellettuali dei nostri giorni. Un’iniziativa che si configura come un omaggio alla Partisan Review, la più autorevole rivista americana di sinistra, ormai chiusa.

 Siamo o no in una fase di rinascita del Sacro? Si sta compiendo quella che lo studioso francese Gilles Kepel chiamò «La rivincita di Dio»? La lunga marcia della secolarizzazione ha subìto una battuta d’arresto? Religione e cultura, religione e letteratura possono abitare insieme? Sono queste, in linea di massima, le domande poste nel simposio. Abbiamo cercato di sintetizzare nella maniera più semplice le risposte contenute nelle prime 100 pagine della rivista.

Questo articolo lo abbiamo scritto, perché nelle riflessioni fatte ci sono alcuni punti che abbiamo trattato in passato, pur se in forma limitata. MicroMega introduce il simposio con le riflessioni di tre grandi filosofi che sono intervenuti nel dibattito del 1950: Hanna Arendt, Robert Graves e Jacques Maritain.

Hannah Arendt – Religione e condizione umana   
Siamo limitati, perciò le risposte alle domande sulla condizione umana vanno oltre la nostra conoscenza ed esperienza. E’ un po’ questo il pensiero della filosofa tedesca. Si può rispondere per via teologica o filosofica ma non si può considerare Dio come una dottrina inventata da qualcuno che ha stabilito cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Credere in Dio è per la gente una manifestazione più importante di qualsiasi cosa culturale e letteraria. Se per l’opinione pubblica Dio non esiste, questo non vuol dire che qualunque evento culturale possa cambiare le cose a beneficio della stessa cultura e degli intellettuali. Secondo l’autrice, il revival della religione, si presenta ciclicamente nel corso della storia dopo un predominio culturale. La Harendt trova “divertente l’idea che si debba organizzare la religione come un’istituzione solo per il piacere di riconoscersi in una cultura”. Trova anche “affascinante” l’intellettuale che cambia il proprio pensiero e inizia a credere in Dio seguendo i riti della religione convinto che far questo ispiri i poeti a una cultura integrata. In questo modo il Cattolicesimo cerebrale sta uccidendo la religione.

Robert Graves Intellettuale e credente: un ossimoro La  La    LaaLa La conversione di un intellettuale alla religione è per Graves, uno dei maggiori poeti inglesi del Novecento, quasi una contraddizione in termini: “Gli intellettuali che si convertono al cattolicesimo e si sottomettono alla disciplina della Chiesa devono credere che il loro confessore conosca meglio di loro sia la storia sacra sia quella profana. Devono a tutti gli effetti abbandonare il loro diritto allo spirito critico, e cessare così di essere intellettuali”. Riferendosi ad alcuni intellettuali che si sono convertiti alla religione, Graves li definisce “lupi che possono perdere il pelo ma non il vizio”. Secondo lui è difficile che un intellettuale convertito lasci i suoi beni materiali per seguire Gesù. “Con questo non intendo suggerire che la religione e l’intelletto non possano mai trovare una conciliazione reciproca”. [L’ossimoro consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro. Ad esempio: disgustoso piacere, illustre sconosciuta, silenzio assordante, lucida follia, grido silenzioso, amara dolcezza, ghiaccio bollente e quindi per Graves anche intellettuale credente].

 Jacques Maritain – La fede, unica via alla verità e alla democrazia
Secondo il filosofo cattolico Jacques Maritain, non ha senso chiedersi perché molte persone sono credenti, “quel che va spiegato è piuttosto perché gli esseri umani non sono sempre e ovunque intenti ad ascoltare la parola di Dio”. Per Maritain infatti la ragione umana conosce Dio per via naturale, la religione è l’unica via per la verità e non c’è democrazia fuori dal cristianesimo. Il ritorno degli intellettuali alla religione è dovuto al fatto che il mondo è uno specchio temporale che riflette il periodo che la società sta vivendo. Evidentemente in quel periodo (fine anni ‘40 e inizio anni ‘50) c’era molta sete di esperienze contemplative.

Telmo Pievani – Il fondamentalismo tentazione neuronale permanente
La religione è ambigua come l’uomo e produce tanto un Osama bin Laden quanto un Dalai Lama. Per capire il fenomeno servono fatti sperimentali. E questi fatti dimostrano che, sia sul piano sociale che su quello cognitivo, la religione ha una formidabile capacità di attrazione. Sradicare le credenze religiose è dunque una vera fatica di Sisifo. Pievani, ordinario di filosofia delle scienze biologiche, è convinto che “non può esistere una cultura senza una religione positiva, mentre la diseguaglianza e il risentimento fomentano il fondamentalismo, che rischia di infettare i cervelli di moltissimi nostri simili”.

Alain Touraine – Libertà del soggetto e deriva identitaria
Il sociologo francese attribuisce la deriva identitaria al mondo governato dalla finanza dove gli individui hanno perso il controllo della propria vita. Oggi si cerca un ritorno al soggetto, che ha un potenziale di liberazione ma che può essere anche reazionario, nazionalistico e fondamentalista. Il progresso nella produzione di nuove forme economiche (capitalismo finanziario) ha portato il potere a prevaricare la dimensione spirituale e le scelte di vita di ogni singolo uomo. È questa la condizione in cui ci troviamo oggi, nella quale anche le scienze sociali devono fare la loro parte per riportare il soggetto sull’asse della libertà e dei diritti.

Carlo Rovelli – Il tramonto delle religioni
La religione non sta vivendo un’età dell’oro: la percentuale dell’umanità che si dice ‘non religiosa’ è salita dallo 0,2 per cento dell’inizio del XX secolo all’11,8 del 2010. Oggi non sono più solo gli intellettuali a capire che la vita può essere più umana e più onesta senza religione. Un dato incoraggiante: le religioni infatti non fanno che dividerci. Basti guardare al fossato che si sta scavando in Europa fra cristiani e musulmani. E’ una constatazione dura quella del fisico Rovelli, che non vede un ritorno alla religione degli intellettuali, poiché le religioni non fanno che dividerci, mentre servono più valori umani per vivere in pace. Invece di vederci come esseri umani, cristiani e musulmani si detestano. Invece di una condivisione fraterna, ognuno sceglie la sua identità facendo degli altri dei mostri. “E poi usiamo questo per gettare le bombe  sui cattivi per sentirci quelli buoni”.

Carlo Augusto Viano – Indifferenza e indulgenza
Per lungo tempo le società dei paesi occidentali sono state caratterizzate da una ‘secolarizzazione per indifferenza’, un allontanamento dalla religione non fondato su strutturati argomenti razionali e complesse elaborazione filosofiche, ma che emergeva quasi per inerzia, una secolarizzazione passiva e ‘non colta’, destinata dunque a cedere alla prima tentazione totalitaria. Oggi assistiamo invece a una sorta di indulgenza intellettuale nei confronti delle religioni, una sorta di presunto “doveroso silenzio dell’intelletto di fronte al valore morale delle credenze”. Atteggiamento indulgente che conduce alla rinuncia dei diritti individuali a vantaggio di pericolose visioni comunitariste, così come successe in Italia con Mussolini, in Germania con Hitler e in Unione Sovietica con Stalin.

Massimo Cacciari – Contro le melasse dialogiche   
Pensare che una società possa fare a meno di una qualunque religione è ingenuo. Oggi è la ‘religione’ della ‘morte di Dio’ – quella che, senza ammetterlo pubblicamente, ha come fine il denaro – ciò che fa funzionare il sistema. Ma anche le religioni ‘tradizionali’ non sono certo scomparse e in una società pluralista come la nostra, l’unica via per una civile convivenza è quella di tollerare la contraddizione, senza cedere alle attuali dilaganti melasse dialogiche. Dove il verbo tollerare, secondo la sua radice significa sollevare, portare in alto, innalzare.

Simona Argentieri – Il conforto del pensiero magico   
La fede o l’ateismo non giocano su un piano razionale: per questo pensare l’intelletto come strumento per promuovere la libertà della mente è un’operazione sterile. Secondo la psicanalista: “Ciò che determina l’orientamento di ciascuno è un complesso negoziato a livello inconscio tra angosce e bisogni, desideri e operazioni psicologiche difensive”. Ciò è confermato dalle più moderne acquisizioni delle neuroscienze che confermano come una ragione ‘pura’ non solo non esiste, ma non sarebbe neppure vitale. Anche la tolleranza e il pluralismo, non sono il frutto del rispetto degli altri, ma dell’indifferenza.

Nicola Lagioia – Il Sacro e il tradimento delle Chiese   
Quando si parla di religione si equivoca tra il sentimento religioso e le varie confessioni religiose, tra il desiderare il trascendente e le Chiese istituzionalizzate. Le religioni istituzionalizzate sono la negazione del sacro, lo hanno insultato nei secoli, e continuano a farlo. Il sentimento religioso è una parte indispensabile dell’essere umano. Ed è fonte inesauribile per tutte le arti. Lo scrittore critica la demenza di tanti uomini di Chiesa, simili agli intellettuali e ai politici che pregano a mani congiunte e che sollevano il calice riempito con acqua della latrina, convinti che sia stata presa dall’acquasantiera. Costoro travestono la loro farneticante brama di potere in un sentimento religioso, seguendo lo stile dei personaggi di 1984 che chiamavano ogni cosa con il loro contrario.

Roberto Esposito – Contro la nuova teologia politica   
Difficile dire se nel mondo ci sia davvero un generale ‘ritorno della religione’. Le situazioni delle varie aree politiche e geografiche sono molto diverse fra loro, e ciò che forse vale in un’area del pianeta non vale in un’altra. Quel che è certo che c’è un ritorno a una strumentalizzazione politica della religione, il cui acme è raggiunto nel fondamentalismo islamico. A una crisi del politico, dunque, è connesso un incremento della teologia politica. È questo il fenomeno nuovo che va combattuto. Per quanto riguarda il rapporto tra religione e letteratura, credo che la religione tende a non penetrare in questo campo. “La questione di fondo – conclude il filosofo – è di non contrapporre la scienza con la religione, ma di liberare l’una dalle pretese insensate dell’altra”.

Gennaro Sasso – Le religioni l’intolleranza il declino   
Alcuni elementi – come il molto discutere che, tra Italia e Francia, si fa di ‘teologia politica’, nonché l’attenzione che scrittori ‘rivoluzionari’ dedicano a teologi cristiani – potrebbero indurre a pensare che si stia vivendo un’epoca di ritorno del religioso, ma è lecito dubitarne. Non sono infatti da mettere sotto il segno del ‘ritorno’ fenomeni di esaltazione feroce come quelli che hanno oggi il loro corso in varie parti del mondo. E anche se vediamo alcuni intellettuali di formazione laica che inclinano a farsi includere in orizzonti religiosi, ciò non basta per parlare di una forte ripresa delle religioni, nelle quali l’intolleranza gioca sempre un ruolo essenziale. Sasso, professore emerito di Filosofia, non crede che la letteratura abbia bisogno della religione. C’è più religione in Dante e in Dostoevskij, anche se ciò dipende più dalla poesia e dalla letteratura che dalla religione.

Vito Mancuso – Religione e restaurazione   
Il fenomeno a cui assistiamo ai nostri giorni non è tanto un ritorno sulla scena della religione, quanto piuttosto una restaurazione in senso tradizionale della religione. La dimensione religiosa in sé ha a che fare con il desiderio di un senso, di uno scopo della vita. E fino a che esisterà Homo sapiens, la religione così intesa non verrà mai meno. Certo, rimane aperta la domanda: fino a quando esisterà Homo sapiens? Per Mancuso il senso che collega cultura e religione è da ricercare nel senso della comune etimologia: cultura/culto. Cultura è il metodo con cui la mente indaga il mondo, mentre la religione consiste nel tentativo di collegare la propria interiorità a qualcosa di molto più grande di sé. Non è casuale che le antiche civiltà non distinguessero tra religione e cultura, visto che i sacerdoti erano responsabili contemporaneamente del culto e della cultura. Con questo, il filosofo, non auspica il ritorno alla centralità del clero (Dio ce ne scampi!); intende piuttosto che gli intellettuali prendano coscienza e si mettano al servizio della vita pur con le sue contraddizioni e la sua bellezza.

Sergio Givone – Religione e (è) libertà   
Credere in Dio significa credere in un mondo che abbia senso. La religione tenta di rispondere alla domanda: che senso ha il nostro trovarci qui? E, piaccia o no, nessuno può mettere a tacere la questione del senso. La religione risponde al senso con la verità. Al contrario di quel che si crede, in una prospettiva religiosa al centro c’è la libertà, mentre in una prospettiva irreligiosa la libertà non è che illusione. E dunque un ritorno del religioso è una precondizione per fronteggiare il totalitarismo in tutte le sue forme.

Franco Cordero – Guerra all’intelletto
L’homo ecclesiasticus, quando è armato di dogmi, sa essere una belva feroce contro chi compie il delitto più intollerabile: mettere in discussione l’autorità usando il suo intelletto. L’assunto è che si debba estirpare l’eretico, lasciarlo vivo significa ammettere dubbi sulla parola divina. Oggi come ieri. Per Cordero, giurista e scrittore, la storia delle Chiese cristiane è piena di esempi di credenti perseguitati perché hanno messo in discussione le dottrine e i modi di fare delle loro chiese e ne cita parecchi di eretici nel suo simposio, conosciuti ai più come Michele Serveto, ma anche sconosciuti alla maggioranza delle persone, come Matteo Gribaldi Mopha. I depositari del potere temono gli intellettuali. I sudditi meno pensano e meglio è. I pensieri consumano energie e fanno emergere cose che non si devono sapere. E siccome l’organo intellettivo richiede assidua manutenzione, il mancato uso porta ad atrofia. Sapere diventa una colpa, quindi sopravvengono lobotomie collettive. La parola non pensata produce un effetto narcotizzante, soprattutto i discorsi con cadenze artefatte tengono gli uditori nello spegnitoio mentale affinché non collassino. Barlumi di parole in dosi omeopatiche affinché i consumatori non abbiano strani effetti collaterali. Chierici mezzi assopiti ma pronti ad applaudire il Leviathan che li scheda e li sorveglia ancora pensanti. Non perde colpi l’industria del vaniloquio.

Fernando Savater – La nuova guerra di religione
“Nessuno si sarebbe immaginato – scrive il filosofo spagnolo – che un giorno il ritorno della fede avrebbe assunto le forme di una guerra di religione. E altrettanto sorprendente è che persista ancora oggi la polemica tra religione e scienza: se entrambe infatti parlano del mondo, non per questo guadagnano qualcosa dal mischiare i loro percorsi. Anche se non esiste cultura che non abbia elementi religiosi: in Occidente se ne rinvengono tracce nella letteratura, nella morale, nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nella musica”. Oggi è comune trovare persone con sentimenti religiosi pur non appartenendo a nessuna religione. Sono persone che non credono nei rituali religiosi che però ammettono che ci può essere qualcosa di più di quello che appare. Rispetto a noi esseri mortali, le Chiese e le religioni hanno un futuro garantito in queste o in altre forme che non conosciamo.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA