Reputazione e altruismo

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Pur di difendere la propria reputazione, alcuni compiono atti insensati, rischiosi e a volte ridicoli. Difendere la propria onorabilità non è un atto sbagliato. Saper parlare bene di se stessi significa essere affidabili agli occhi degli altri.

Solo Gesù ha ceduto la sua vita per persone considerate di pessima reputazione. Molti altri, invece, rovinano e a volte “uccidono” una persona parlandone male e divulgando informazioni che rovinano la sua reputazione. Gesù è il massimo esempio di altruismo e le religioni per apparire degne di fiducia poggiano gran parte del loro credo sul fondamento dell’altruismo. I tdG impegnano molte risorse e gran parte del loro tempo ad aiutare altri, spesso a discapito del loro vantaggio personale. Alcuni pensano che questo comportamento generoso permette di accumulare crediti con la speranza di ottenere in futuro dei benefici sotto forma di buona reputazione agli occhi del mondo. D’altra parte, alcuni ritengono che i tdG non facciano nulla per la società, anzi si ritraggono da essa.

Secondo i tdG, la loro vita è caratterizzata dall’amore per il prossimo, segno distintivo dei veri cristiani (Gv 13:35). Seguendo questo ragionamento si preoccupano, nei limiti delle loro possibilità, di offrire assistenza materiale e spirituale ai bisognosi, in armonia con gli insegnamenti biblici (Gal 2:10). Comunque, la loro vocazione finale ha come obiettivo la diffusione del messaggio contenuto nelle Scritture. Perciò, il bene maggiore che i tdG si prefiggono per aiutare gli altri è quello dell’evangelizzazione. Sono convinti della potenza del messaggio biblico nell’aiutare le persone a trasformare in positivo la loro personalità. Essi non mancano di citare nelle loro pubblicazioni e nel sito JW.org i riconoscimenti ufficiali delle varie autorità governative. A livello individuale, ciascun tdG “in segreto” e “senza suonare la tromba” fa doni e offerte caritatevoli. Il loro volontariato non prevede alcuno stipendio né ricevono dallo Stato contributi per fini “caritatevoli” o di “volontariato sociale”. Essi, quando insegnano la Bibbia, operano sulla coscienza di ogni individuo, basandosi sull’amore di Cristo, quale esempio di altruismo.

Il risultato di questi sforzi ha indotto molti osservatori a una duplice conclusione. Da una parte c’è il giusto riconoscimento dei loro sforzi per migliorare l’uomo singolarmente e dall’altra, fra cui diversi accusatori, giudicano tali sforzi solo apparenza, in quanto mirano agli occhi del mondo ad offrire un’immagine di una religione affidabile e rispettabile. Senza reputazione non c’è morale, poiché è in essa che sorgono le norme sociali che regolano il buon vivere. Spesso è difficile capire il desiderio disinteressato di aiutare gli altri dal voler perseguire con tale aiuto una buona reputazione agli occhi degli altri.

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La reputazione agli occhi nostri e la reputazione agli occhi degli altri.

Molti detrattori affermano che l’altruismo dei tdG è ipocrita e invitano a guardare con attenzione tutto ciò che avviene all’interno delle loro congregazioni. Scopriranno che parecchi tdG non si trovano d’accordo con quanto espresso dal CD e dagli anziani. Scopriranno che molti proclamatori dissenzienti sono state vittime di ingiustizie e che sono stati stigmatizzati dalla congregazione e isolati da tutti, persino dai loro familiari. In sostanza costoro hanno perso la buona reputazione di cui godevano in passato. L’immagine che ciascuno ha di se stesso conta a tal punto da agire persino contro i propri interessi. Ognuno cerca di apparire disinteressato a modo suo, in realtà si combatte strenuamente pur di difendere la propria reputazione. La minaccia di entrambi (tdG e contestatori) di perdere ognuno la propria reputazione li spinge ad atti estremi. Piuttosto il rogo che dare alle fiamme la propria reputazione.

A volte la reputazione è un fardello pesante da portare e le attese create negli altri, diventano un obiettivo irraggiungibile che angoscia e schiaccia. In casi come questi, se il problema persiste e non si riesce a risolverlo, piuttosto che “scoppiare” è meglio cambiare ambiente. Questi segnali di insofferenza invece di affrontarli più liberamente e in maniera obiettiva, sono prontamente soffocati dai vertici in quanto visti come un segno di ribellione. In realtà si sta sottovalutando un problema di portata mondiale. Ciò è evidente dalle migliaia e migliaia di testimoni che diventano inattivi. Molti vivono e si nascondono nell’anonimato. Altri, invece, si sono rifatti una nuova vita e un’altra reputazione: buona o cattiva. Quello che ci chiediamo, è dove sta l’amore altruistico – segno dei veri cristiani – nei confronti degli inattivi. Che reputazione hanno gli inattivi all’interno delle congregazioni? Cosa stanno facendo i tdG nei confronti di queste persone, considerate  ancora loro fratelli? Che reputazione hanno gli anziani pastori agli occhi degli inattivi? Come sono visti gli inattivi dagli attivi? E gli inattivi come vedono gli attivi?

Salomone scrisse che una buona reputazione o un “buon nome” vale più di molte ricchezze. Di fronte al giudizio di Geova, cari attivi e cari inattivi, qual è in tutta onestà la vostra reputazione? “Dimmi cosa fai e cosa non fai e ti dirò che reputazione hai ai miei occhi e non ai tuoi”.

 (Reputazione – seconda parte)

Il dipinto in alto è di Autmn de Forest, una ragazzina di 14 anni.

 

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