Rinunciate a pensare di essere i detentori della verità

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Guai se osi mettere in discussione il loro diritto di detenere la verità. Se lo fai sei fuori da tutto e da tutti.

Quando i membri di una religione sono persuasi di essere i detentori della verità di Dio, accettano ogni cosa che i loro leader dicono e scrivono. In fondo, è grazie a questi uomini e ai loro rappresentanti che hanno conosciuto la verità e sono diventati portatori di luce nel mondo. Si sottomettono volontariamente a queste guide perché le identificano come l’unico canale di comunicazione con Dio. Sono sempre d’accordo con ogni direttiva loro impartita, anche quando va contro i loro interessi e ogni logica. Sono addestrati a ubbidire senza discutere. Privi di un’analisi critica respingono ogni pensiero e sospettano di ogni ragionamento che non sia in armonia con quanto approvato dai vertici. Discutere chi dirige equivale a mettere in discussione Dio e la sua volontà, di cui credono di esserne gli unici possessori. Insistere con le idee personali può avere conseguenze disastrose dal punto di vista sociale. Se non abiuri e non rientri tra le fila dei gregari e non ti accodi a essi, vieni emarginato e sei fuori da tutto e da tutti. Guai a chi osa mettere in discussione il loro diritto di detenere la verità. Se lo fai, il passo è breve: da detentore a detenuto della verità.

Dio si interessa dell’uomo ancor prima che l’uomo si interessi di Dio. Quando l’uomo lo cerca, Dio gli rivela la sua conoscenza affinché egli lo riconosca e lo trovi. I detentori della verità non hanno il potere di obbligare Dio e di servirsene a loro piacimento. Si detiene la verità non Dio. E’Dio che stabilisce come e quando sia meglio procedere e non viceversa. Dio ha dato alla vita umana un senso, scrivendo nella coscienza dell’uomo le risposte alle domande sul suo significato, in modo che uomo e Dio siano in armonia quando si cercano. Dio ha scritto le sue parole nella Bibbia. La Bibbia è quindi la Parola di Dio. Dio ci parla per mezzo della Bibbia. L’ha fatta scrivere agli uomini per gli uomini. Nessun uomo e nessuna religione sono sopra le Sacre Scritture. La verità è sempre esistita sin da quando Dio esiste, prima dell’uomo e di ogni religione e l’ha resa accessibile a tutti. La confusione religiosa è colpa degli uomini, invece il messaggio di Dio è chiaro per la mente sincera, aperta e obiettiva. Dio non ha bisogna di interpreti. Egli ha creato la mente, ci ha dotato dell’intelligenza e della capacità di comprendere le cose dello spirito. L’uomo non può fare a meno di Dio. Dio invece ha fatto a meno dell’uomo per un tempo incalcolabile. Egli non ha bisogno dell’uomo per essere Dio o il Creatore. Lo era ancor prima della creazione dell’uomo.

Non si possiede mai Dio anche quando si conosce abbastanza, perché egli non è un oggetto ma un soggetto. Non è la conoscenza di Dio a legittimare il possesso della verità. L’uomo non troverà mai la conoscenza completa dell’opera di Dio. (Ecclesiaste 3:11) E’ da presuntuosi vantarsi o esaltarsi ritenendosi i detentori di una verità così incommensurabile per uomini imperfetti.

Quando viene chiesto a una religione se la loro sia l’unica giusta , rispondono: “C’è un solo Signore e una sola fede” oppure citano le parole di Gesù: “Stretta è la porta e angusta la strada che conduce alla vita e pochi la trovano”. ( Matteo 7:14) “Siccome basiamo sulla Bibbia tutto il nostro credo, norme morali e procedure organizzative, la nostra fede nella Parola di Dio dà noi la convinzione di possedere veramente la verità”. Si tratta quindi di una questione di fede e di convinzioni personali a farli ritenere i possessori della verità. Fede e convinzioni, che ovviamente tutte le religioni pretendono di avere. “Non siamo egoisti – aggiungono – e non ci teniamo la verità solo per noi ma siamo desiderosi di condividerla con chiunque lo desideri”. Sì, come no! La condividi se accettano di lasciare la loro religione e abbracciare la tua, altrimenti il loro credo è per te una menzogna. Dicono tutti così. La convinzione deve essere sempre accompagnata dall’umiltà e mai dall’esaltazione e dal vanto, altrimenti c’è il rischio di diventare fanatici e intolleranti, soprattutto all’interno della stessa organizzazione. Se si pensasse a vivere di più la verità e a vantarsi meno di esserne i detentori, forse staremmo tutti meglio risparmiandoci un sacco di problemi.

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Commenti (1)

  • Bezalel

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    Pensare in modo analitico tende a minare, almeno temporaneamente, le convinzioni religiose. Chi è analitico è meno propenso ad accettare a scatola chiusa le idee altrui rispetto a chi di solito non lo è. C’è una serie di fattori complessi che influenza la spiritualità di ogni credente, così come ci sono milioni di persone razionali che credono in Dio e nella religione. Adottare un pensiero analitico, per alcuni può essere scioccante. Hanno paura di un indebolimento della propria fede e delle proprie convinzioni. Finché discuti con una persona di un’altra religione, non ti poni il problema perché sai che ci sono differenze di credo. E’ diverso quando il pensiero critico nasce da membri della stessa religione. Non te lo aspetti. Il timore che sia messo in discussione un intero sistema di vita da chi professa la tua stessa fede può essere traumatizzante, perciò molti preferiscono che nessuno dubiti delle loro certezze. Voltaire, scrisse nei Quaderni: “Se Dio ci ha fatti a sua immagine, noi gli abbiamo reso il favore”. Molti si sono fatti Dio a loro immagine e sono convinti che Dio la pensa come loro e orientano la loro bussola morale sulla base degli “standard” della loro religione e quindi del “Dio” che si sono creati. Discutere questo “Dio” (non il vero Dio) significa mettere in discussione loro stessi. Sono pochi quelli che accettano la sfida. Devi essere più che preparato e molto persuasivo. Siccome non tutti hanno una tale preparazione e convincenti argomenti per dibattere in maniera ragionevole, considerano il pensiero critico con sospetto e come un male da evitare.
    Quando si è convinti che ciò che credi è la verità, è più semplice e appagante detenerla che discuterla.

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