«Rinuncio a Geova perché non lo amo, forse non l’ho mai amato»

Alcuni sono “cresciuti” nella verità perché i loro genitori o uno di essi sono diventati testimoni di Geova quando erano piccoli. Per anni sono andati regolarmente sia alle adunanze sia in predicazione pur non essendo battezzati. A un certo punto hanno smesso di frequentare i tdG, pur credendo ancora nei valori morali che hanno ricevuto e alle cose che hanno imparato dalla Bibbia. Alcuni si convincono che amare Dio sia impossibile.

È naturale che di tanto in tanto si affaccino alla mente delle perplessità su qualche insegnamento biblico, sulla congregazione e su Dio stesso. Purtroppo alcuni abbandonano prima i loro privilegi e in seguito anche il popolo di Dio. Quali aspetti hanno influito in queste decisioni?

Alcuni lo fanno perché non credono più che questa sia la verità. Per qualche motivo hanno ridotto la loro attività e perso lo zelo iniziale. Forse la loro fede non era così profonda da motivare il cuore.  È ragionevole pensare che il problema non sia mentale, in senso intelletivo, ma di cuore. (Ebrei 3:12)

Una sorella, che aveva abbandonato la verità, rispondeva ai fratelli che cercavano di aiutarla “Non posso tornare a Geova. Non lo amo!” Eppure era stato questo tipo di amore a spingerla a dedicarsi a lui. Ora, per qualche ragione non lo provava più. Senza amore, sapeva che sarebbe stato ipocrita tornare. Ma come si fa a perdere un amore, un tempo così intenso?

Forse non era così intenso come si credeva. Oppure, questa sorella ha permesso al cuore di desiderare ciò che Dio non vuole. A questo punto, rendendosi conto che la propria condotta non è approvata da Dio, il modo più semplice per evitare il confronto è stato quello di allontanarsi da Lui e dalla congregazione.

Quando si perde la fede si rinuncia alla verità.

In altri casi, si permette al cuore di indurre in maniera ingannevole a cercare una scappatoia mentale sollevando dubbi, criticando o persino divenendo ostili. Una volta che ci si convince che la propria fede è sbagliata, il cristiano non si sente più obbligato a vivere entro i principi cristiani (1 Timoteo 1:19).

Naturalmente, ci possono essere altri motivi per cui qualcuno lascia la verità. Ma qualunque sia il motivo, quasi sempre è implicato il cuore. “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita” (Proverbi 4:23).

Ci vuole coraggio per ammettere che se stiamo perdendo la fede è a causa delle nostre tendenze sbagliate. Un fratello pioniere, che ebbe questi sentimenti, non lasciò mai la verità, pur sentendosi vuoto e privo di convinzione. Quando predicava agli altri, le sue parole suonavano vuote a lui stesso. Quando stava insieme ai fratelli e alle sorelle spirituali, si sentiva a disagio, come se non fosse uno di loro.

Non commise l’errore di isolarsi, capì che doveva cercare nel suo cuore e sradicare i desideri che lo stavano allontanando dalla verità. Operò per ravvivare l’amore per Dio e la fede nella Sua Parola.

Non tutti sono in grado di vedere a fondo nel loro cuore. Spesso è proprio questo offuscamento spirituale a portare all’allontanamento. Se vogliamo aiutare questi fratelli, bisogna identificare gli ostacoli e rimuoverli.

Bisogna sforzarsi di raggiungere il cuore di chi è debole, “irregolare o inattivo”. Forse lo si può aiutare parlandogli col cuore in mano, in maniera schietta ma benevola. Con versetti scritturali appropriati e motivanti li possiamo indurre a investigare a fondo nel loro cuore per vedere cos’è che li fa allontanare da Geova.

Naturalmente ci vuole tempo e tanta pazienza, nonché una buona dose di empatia. Ogni vittoria in questa battaglia è un passo in più nel ricondurre il cuore a Geova. (Proverbi 23:26; 1 Pietro 2:1-3) Man mano che il cuore si rieduca si rafforza di più.

Per chiunque sente di non amare più Geova, la strada per tornare può essere lunga e difficile. Ma l’esito positivo di molte esperienze dimostra che il cuore si può cambiare. (Vedi Non temere il cuore si può cambiare).

Molti oggi crescono in famiglie senza affetti. Altri hanno continuamente a che fare con persone violente, egoiste e testarde. Altri ancora sono stati soggetti per anni a maltrattamenti violenti e si sono convinti di non meritare di essere apprezzati e amati.

Molti hanno la tendenza a essere duri con se stessi. Geova ci apprezza, vede con chiarezza anche una nostra piccolezza pregevole che non riusciamo a notare (1 Cronache 28:9). E quando la vede prende nota nel suo “libro di memorie” (Malachia 3:16). Ogni giorno di lealtà a Geova è un giorno di sconfitta per Satana. Geova apprezza e ricorda tutte le nostre lacrime e le nostre sofferenze per rimanergli leali. Anche queste sono preziose ai suoi occhi (Salmo 56:8).

Di fronte a un cuore che autocondanna, Geova non fa paragoni, non è insensibile, anzi apprezza quello che c’è di buono nel nostro cuore, anche se poco. Geova non dimentica le cose buone fatte da chi ora non lo serve più come prima. Le debolezze non impediscono mai a Geova di vedere quello che c’è di buono in noi.  Lui guarda oltre i nostri difetti e vede il nostro potenziale, vede in noi del buono anche quando noi vediamo cattiverie.

La morte di Cristo è la più grande dimostrazione dell’amore di Dio per l’umanità e ce lo dimostra attraendoci a lui (Geremia 31:3). Alcuni sottovalutano il dolore che Dio prova per noi (Isaia 63:9). Quando soffriamo, soffre anche lui.

Qualsiasi esperienza dolorosa abbiamo avuta, essa non è mai un ostacolo insormontabile per amare e farsi amare da Geova. “Sono convinto che né morte né vita né angeli né governi né cose presenti né cose avvenire né potenze né altezza né profondità né alcun’altra creazione potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore”. (Paolo in Romani 8:38, 39).

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