Ritorna a Gesù

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Gli inattivi sono uno dei sintomi di una grave malattia dell’Organizzazione.

“Caro compagno di fede, come sai, la Bibbia è un libro che parla soprattutto di persone”. Inizia con queste parole la lettera del Corpo Direttivo che introduce la presentazione del nuovo opuscolo Ritorna a Geova. Nella sua parte conclusiva, la lettera ci informa che quest’opuscolo è nato dal confronto di due esperienze, quelle degli inattivi e quelle di uomini del passato. Nulla di nuovo.

Questo confronto dovrebbe essere la prassi da seguire da tutti i proclamatori, attivi e inattivi, anziani e sorveglianti. Le argomentazioni sviluppate all’interno dell’opuscolo, riguardano tre punti: “Perché e come ritornare a Geova e gli ostacoli che possono rendere difficile il ritorno”.

Molti fratelli si sono allontanati, non da Geova, che considerano ancora il loro Dio, ma da uomini che sostengono di adorare Dio. Riguardo a questi “uomini”, ci riferiamo a quei “finti pastori” che circolano ancora nelle congregazioni e che hanno espresso nei confronti degli inattivi il peggio della spiritualità e della fede. Uomini lupo che continuano a sbranare le pecore di Cristo.

Per un anno intero, Inattivo.info, dopo aver ascoltato diversi di questi fratelli, ha pubblicato più di centosettanta articoli che li riguardano. Abbiamo letto e riletto, riflettuto e analizzato in profondità, non solo le parole di Gesù al riguardo – cosa più importante – ma anche i molti articoli sugli inattivi pubblicati negli ultimi cinquant’anni.

Abbiamo cercato – non sappiamo quanto ci siamo riusciti, anche se ci interessa relativamente – di portare all’attenzione la situazione di persone che hanno una precisa identità cristiana e non persone con l’etichetta d’inattivo affibbiata dai testimoni di Geova. Abbiamo raccontato il loro stato d’animo e parte della loro vita personale e spirituale.

Sono tutte esperienze reali, che poco hanno a che vedere con quelle menzionate nell’opuscolo. L’opuscolo Ritorna a Geova, contiene alcuni punti incoraggianti, ma dopo un’attenta rilettura, abbiamo notato una notevole differenza: le “esperienze” dell’opuscolo sono trite e ritrite, semplicistiche e sempre dall’esito positivo. Quando un inattivo ritorna a Geova, non può che renderci felici, questo è ovvio. Ma, la maggior parte delle esperienze che coinvolgono gli inattivi sono tutt’altro che positive.

Ci riferiamo alle centinaia di migliaia di fratelli con realtà completamente diverse dalle esperienze riportate nell’opuscolo (ne abbiamo contate sei, molto brevi, più una frase, anch’essa sintetica, in un fascicoletto di sedici pagine). Definirle esperienze sarebbe improprio, tutt’al più possiamo considerarle come la brevità della sintesi. Raccontare un’esperienza è tutt’altra cosa.

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Siamo felici quando una persona “inattiva”ritorna a Geova

 

 

 

Anziani e inattivi: una condizione che li lega.

Questi “compagni di fede”, come li definisce nella lettera il Corpo Direttivo, hanno avuto esperienze diverse fra loro, ma abbiamo notato che esiste un punto in comune: i “pastori” delle congregazioni. Un inattivo non può scindere la sua situazione dalle responsabilità degli anziani. E’ vero che molti inattivi hanno scelto una via di fuga “onorevole” dai testimoni di Geova, per evitare l’ostracismo della disassociazione.

E’ vero anche, che a molti inattivi non interessano più i testimoni di Geova e nemmeno un ritorno nella loro casa. E’ altresì vero, che diversi di loro conducono una vita immorale, lontana dai principi cristiani da far accapponare la pelle persino al Grande Inquisitore di Dostoevskij, e a un loro ritorno non ci pensano neanche. In tutta onestà, si deve riconoscere che molti altri fratelli sono stati costretti a diventare inattivi per sfinimento o per logoramento da parte degli anziani.

Altri per amore del quieto vivere e per non rinunciare alla loro pace interiore hanno preferito la solitudine alla compagnia molesta e sfibrante degli anziani. Sono i “pastori” il vero problema delle pecore inattive, e l’opuscolo neanche accenna ai loro modi di fare. Non si accenna nemmeno a quanto siano negligenti e pigri nel cercare le pecore smarrite. Come di consueto e in maniera sottile, le colpe descritte nell’opuscolo sono attribuite agli inattivi e mai ai responsabili delle congregazioni. E’ a loro, caro Corpo Direttivo, che ti devi rivolgere.

Gli inattivi sono uno dei sintomi di una grave malattia dell’Organizzazione.

Se gli inattivi devono ritornare a Geova, allora anche gli attivi devono ritornare a Gesù. Gli inattivi sono solo uno dei tanti sintomi della grave malattia cui versa l’organizzazione dei testimoni di Geova. Siamo diventati Testimoni ciechi e muti di Geova, cristiani senza Cristo, studenti svogliati della Bibbia.

Pubblicizziamo più le cose dell’uomo che quelle del Creatore e di Gesù. Il grido di dolore che si leva da più parti nasce dalla differenza tra ciò che Gesù ci ha insegnato, predicato, combattuto e vissuto e ciò che oggi i testimoni di Geova con le loro gerarchie rappresentano. Questa discrepanza, ha raggiunto limiti insopportabili. Abbiamo trascurato la cosa più importante della nostra spiritualità: Cristo.

Non sappiamo più parlare un linguaggio chiaro, originale, evangelico. Parliamo più di cose che di Gesù. Siamo alieni alla misericordia, alla bontà, all’amore che Cristo ci ha insegnato. Longanimità, magnanimità, benignità, sono divenute parole semisconosciute e per capirne il senso biblico bisogna consultare il libro Perspicacia.

Ci stiamo emancipando alla modernità nel modo sbagliato. Viviamo in modo irreale la realtà e spesso in modo ambiguo. Ogni apertura deve essere il frutto di un’espressione di Cristo, nel senso che è la sua figura a determinare le nostre scelte.

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Quel tanfo di cemento.

Geova ama il donatore allegro. Ognuno è libero, come meglio crede, di sostenere con i suoi doni le spese dell’Organizzazione. Ogni anno i contribuenti Testimoni di Geova versano volontariamente centinaia di milioni di dollari. Sono cifre impressionanti che fanno riflettere sull’uso che ne viene fatto, specialmente in questi ultimi anni, da quando il Corpo Direttivo ha istituito il Reparto Mondiale Progetti e Costruzioni.

Bisogna prestare molta attenzione a queste grosse somme di denaro che girano nelle mani di pochi, e che riguardano la compravendita d’immobili. L’amore per il denaro è la radice avvelenata da cui hanno origine le cose dannose (1 Tim. 6:10). Attenzione allo sterco del Diavolo.

Oggi, nelle congregazioni, si respirano esalazioni di tanfo insopportabile riguardo alla pecunia (denaro) che in lingua latina deriva da “pecora”, la “banconota” di un tempo (il bestiame era il mezzo di pagamento di allora). L’odore soave della generosità di molti fratelli si sta mischiando con quell’odore puzzolente dello sterco del diavolo e il cattivo odore del cemento, così nauseabondi da far vomitare chi ha uno spirito altruista e munifico.

Come mai tanta attenzione alle cose materiali, con l’impiego di migliaia di uomini in questa ricerca e scarso interesse a quello degli inattivi? Non disse Gesù agli apostoli di cercare “prima” le pecore smarrite della casa di Israele? (Matteo 10:6). Non disse Gesù che “è venuto a cercare i malati” e che avrebbe voluto “misericordia e non sacrifici?”

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Se la motivazione a questi progetti, come riportato nell’Annuario del 2015, a pagina 6, è dovuta all’incremento del numero dei proclamatori e quindi al bisogno di ampliare o ristrutturare molte filiali e più Sale del Regno e più uffici di traduzione decentrati, viene da chiedersi quanto sia enorme il numero di nuovi  proclamatori, da richiedere un dispendio di migliaia di uomini, mezzi e tanti, tanti soldi.

Bene, da un massimo di 7.965.954 del 2013 siamo passati a un nuovo massimo di 8.201.545 nel 2014 (235.591 proclamatori in più; il 2,2 per cento d’aumento). Vale la pena fare tutti questi sacrifici spirituali e materiali per un due per cento di aumento? C’è qualcosa che non quadra in questa enorme disparità.

Anche perché non si conoscono quante centinaia di milioni di dollari, sono state stanziate per più di 270 grandi progetti in corso (90 uffici decentrati; 35 Sale Assemblee; 130 Filiali; 14.000 Sale del Regno in costruzione o ristrutturazione). Si conosce, però, la cifra esatta delle spese per provvedere alle necessità dei pionieri speciali, missionari e sorveglianti: circa 224 milioni di dollari soltanto nel 2014 (vedi Annuario del 2015, pagina 176).

Ciò che facciamo lo fanno anche gli altri.

Essere buoni, belli e umani non basta per essere veri cristiani. Anche al di fuori del Cristianesimo ci sono la bontà, la bellezza e l’umanità. Cristiano non è ogni uomo sincero, di fede e di buona volontà. Queste qualità ce l’hanno anche i membri delle altre religioni. Comunità o Chiesa cristiana non riguarda soltanto coloro che tendono alla salvezza mediante una vita onesta. Anche altri gruppi religiosi e non, conducono una vita onesta.

Cristianesimo non è soltanto combattere le ingiustizie sociali di questo mondo malvagio. Lo fanno anche le altre religioni non cristiane e persino gli atei. Il vero cristianesimo dei cristiani deve rimanere cristiano. Deve essere legato a Cristo, una persona ben determinata, inconfondibile, con un nome ben preciso e non un cristianesimo anonimo.

I Vangeli sono più che una biografia di Gesù, sono storia vivente. Gesù non era un sacerdote, un teologo, un militante di partito. Non stava nemmeno con una classe dirigente, né aveva in mente di fondarne una. Si distingueva dagli altri, per il suo messaggio di un Regno dalla sconfinata bontà e amore.

Gesù relativizzava tradizioni, istituzioni e gerarchie. Esse devono essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Le direttive di Dio si propongono di aiutare e servire l’uomo. E’ l’umanità di Dio stesso a esigere quella dell’uomo. Il samaritano della parabola presta soccorso senza avere motivazioni religiose.

Le condizioni pietose di quello sventurato sono più che sufficienti a divenire il centro dei suoi pensieri. Cercare e soccorrere le pecore smarrite non è un comando di Dio che ci obbliga a farlo. Gesù ci insegnò a motivare il nostro cuore all’azione attraverso l’amore per il prossimo. Il samaritano ci insegna ad avere un comportamento attivo, che si adegua caso per caso alle varie situazioni. L’amore annulla gli obblighi tranne l’obbligo dell’amore.

Non siamo più presi sul serio.

Oggi pochi ci prendono sul serio. Manchiamo di umanità. Essere cristiano non deve essere un danno, ma un vantaggio per l’uomo, serve a valorizzarlo. Gesù era una persona concreta, non un principio astratto.  I suoi insegnamenti sono realizzabili e praticabili.

Oggi ha illuminato le coscienze di innumerevoli persone di tutti i continenti. Sono loro a formare il vero cristianesimo, uomini e donne sconosciuti che hanno scelto di tornare a seguire Gesù non per scrivere la storia della loro religione, ma quella dei veri cristiani. Essi sono il vero umanesimo di Cristo, legati solo a lui e a nessun’altra religione “cristiana”.

Se oggi, l’inattivo deve ritornare a Geova, allora anche l’attivo deve ritornare a Gesù. Entrambi si sono allontanati: chi da Geova, chi da Gesù, chi da tutt’e due. In confronto a questi, sono pochi i leali rimasti vicino a Geova e Gesù.

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    Stupendo questo articolo arriva dritto al cuore dice la verità

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