«Ritornerò da mio Padre»

A seguito di un incontro amorevole e fraterno decise di confessare i suoi peccati. Non si trattò di una decisione semplice, anzi la risoluzione fu un tormento. Aveva perso la fede e gli mancava il coraggio per porre fine a una vita di lussuria, di orgoglio e di ipocrisia religiosa. Dopo aver confessato ogni cosa, il suo volto era cambiato, il suo cuore non era più inquieto e la sua anima sembrava rifiorita. Era sereno, sorrideva pieno di grazia, era felice di una gioia interiore. Era diventato più tollerante e comprensivo verso i fratelli di un tempo. Non osava parlare per la troppa felicità che si sentiva addosso. Per troppo tempo era stato lontano. Ora ricordava quanto bella era stata la casa di suo Padre. Dopo aver a lungo avversato il ritorno a casa e vissuto in maniera deprimente l’abbandono di tutti i suoi compagni di baldoria, si rende conto quanto sia dolce l’incontro con il Padre e caloroso il suo abbraccio d’amore. (…)

Un Padre accogliente, disponibile a perdonarlo e a riceverlo come un figlio bisognoso del suo grande amore, a rinnovarlo e a liberarlo dai sensi di colpa, trasmettendogli la grazia necessaria affinché la personalità fosse rese pulita e splendente. Non poteva stare meglio lontano dal Padre. Di fronte alla sua determinazione e alla sordità delle parole affettuose e delle sue rassicurazioni, il Padre non poteva fare altro che lasciare quel figlio, libero di andarsene, di conoscere altro, di farsi nuove esperienze di vita. La vita dura dei campi lo soffocava. La fattoria gli sembrava una prigione. No, suo figlio non andava in cerca di niente, desiderava andarsene via da lui, essere indipendente, agire di testa sua anche a costo di ridursi in povertà, di diventare un figlio della trasandatezza e dei piaceri della carne. Voleva la libertà, non quella che libera, ma quella che degrada, infanga e rende sudicia la persona. L’amore del Padre si fece silenzio, dolore, pena.

Finalmente era libero di stordirsi in un’allegria illusoria, rumorosa e vuota, in un ambiente disinvolto e spregiudicato. Senza più gli ammonimenti paterni e gli sguardi apparentemente severi ma ricchi di benevolenza del Padre. Non c’era più nessun campanello che potesse risvegliare la sua coscienza. Quella sì che era vita! Una vita di crapula. La febbre del piacere era così accecante da non fargli vedere che la borsa con il denaro si assottigliava sempre di più. Il vento del piacere non soffia mai nella stessa direzione. E’ un vento ingannevole, che disorienta. Caduto nella tentazione; privato di ogni cosa; deluso dal nulla che, come un miraggio lo aveva affascinato; solo, disonorato, sfruttato allorché cerca di costruirsi un mondo tutto per sé, si trovò all’improvviso nella colpa e nel rimorso. Accucciato per terra come le bestie, a languire su una tavola spoglia, roso dalla fame, inghiottiva giorno dopo giorno le lacrime dell’umiliazione tra le cose disgustose di questo mondo.

Allora «rientrò in sé». Penosi ricordi di un tempo felice; lacerante vergogna per l’errore riconosciuto; scelta infelice quella di andarsene lontano da casa. C’è ancora tempo per la riconciliazione? Non pretendeva più, non contava niente. Una sola cosa avrebbe chiesto al Padre: un posto tra gli ultimi. Una umiliazione per tutto il resto dei suoi giorni. Un ritorno perché gli mancava il pane o per il dolore causato al Padre? Non ha importanza. Non è il motivo del figlio quello che preme al Padre, ma è l’amore per un figlio ritrovato ciò che conta di più.

La vita umana è un continuo ritorno alla casa del Padre. Si ritorna contriti di cuore e con il desiderio di cambiare, di migliorare, di operare in sacrificio e dedizione. Un ritorno dove si indossa l’abito più bello: il vestito di Cristo. Ridiventiamo suoi fratelli, membri approvati della casa del Padre. Dio ci aspetta sempre, da sempre a braccia aperte. Non gli importa l’entità del nostro debito, chi eravamo diventati e ciò che abbiamo fatto. Il Padre non è solo accoglienza, è perdono, è amore traboccante, è gioia incontenibile. Un Padre che ha sofferto la lontananza più del figlio stesso. No, Geova non ti farà garzone nella sua casa, ti verrà restituita la dignità di figlio di fronte alla servitù, in una clima di festa.

Fin quando vivremo in questa sistema dovremo convivere con l’imperfezione e la dedizione sincera a Dio. Ognuno è portatore di tale ambivalenza. Siamo fatti a strisce, con i colori bianchi della purezza e i colori neri del peccato. «Ho peccato contro di te, soprattutto contro di te, e ho fatto ciò che è male ai tuoi occhi», si affliggeva così il salmista pentito. (Salmo 51:4) Il peccato è soprattutto rottura filiale con il Padre. Soltanto ricomponendo questa unità si può ritornare nella casa del padre.

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