Il ritorno del rimosso

Quando si diventa inattivi o ci si dissocia dai tdG non tutti gli aspetti del passato vengono rimossi. Di tanto in tanto riaffiorano ricordi che giacevano nell’oblio della nostra mente. A volte ritornano con nostalgia, a volte senza nessun rimpianto e altre volte fanno infuriare o stare male.

In psicoanalisi, la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui considerati inaccettabili e intollerabili e la cui presenza provocherebbe vergogna e imbarazzo. Si tratta di un meccanismo di difesa con il quale la mente allontana determinate esperienze o emozioni disturbanti, conflittuali e contraddittori, che sono fonte di angoscia o di senso di colpa. Nel far questo, la rimozione diventa un meccanismo di difesa contro il riemergere consapevole di un passato che si credeva dimenticato per sempre.

Quando si è impotenti o incapaci di avere il controllo di certe situazioni angosciose e traumatizzanti, la persona coinvolta adotta la dissociazione tra i vari meccanismi di difesa comunemente riconosciuti. Rimozione e dissociazione non sono la stessa cosa.

La rimozione registra nella memoria questi fatti ma li esclude dalla coscienza. La dissociazione è una presa di distanza volontaria che fa di tutto per eliminare dalla memoria e dalla coscienza fatti ed emozioni riconducibili a un determinato passato.

La dissociazione è una scelta personale, una reazione difensiva a un flusso caotico di affetti non regolabili nella mente, che minaccia la stabilità mentale. Nella rimozione, alcuni fatti possono riaffiorare ed essere presi di nuovo in considerazione, anche se sotto punti di vista differenti rispetto a prima. La dissociazione è una forma di difesa che opera in situazioni fortemente stressanti. Queste esperienze così traumatizzanti vengono espulse dalla memoria con scarse possibilità che possano riaffiorare, che inducano a ripensamenti o a un possibile passo indietro. Anzi, alcuni dissociati reagiscono ad un approccio di cambiamento o a un ritorno al passato con una forte ostilità. Con alcuni non si può nemmeno discutere, il solo pensiero di parlarne li fa diventare furenti.

Per i dissociati i vantaggi, in condizioni insopportabili, sono chiari: ci si distacca totalmente da qualsiasi cosa provochi dolore e sofferenza. Preferiscono essere fuori che stare dentro e vivere una condizione pessima e scioccante in un posto dove non si sentono più parte attiva, né si trovano d’accordo su dottrine e modi di fare. Una tale decisione può avere risvolti sia positivi sia negativi. Spesso si paga un prezzo alto sul piano interpersonale. La comunità dove prima si associava ora lo considera instabile, malvagio, bugiardo, apostata.

Bisogna riconoscere che non tutti i dissociati sono ostili con i loro ex compagni di fede. Ne conosciamo alcuni che sono persone per bene. Hanno scelto di dissociarsi perché non se la sentivano psicologicamente e spiritualmente di affrontare un comitato giudiziario. Oppure non volevano parlare dei loro fatti privati o dei motivi che li hanno spinto a prendere certe decisioni con persone che non riconoscono più come autorità sulla loro vita. Queste persone, pur dissociandosi, non sempre parlano male della congregazione, anzi ci sono casi in cui hanno difeso la verità e i fratelli. Al contrario, ci sono tdG che continuano a parlare male e a mettere in cattiva luce alcuni di questi dissociati.

Per alcuni inattivi la rimozione del loro passato come tdG non è definitiva. Possono esserci tutta una serie di circostanze che potrebbero ricordare loro con nostalgia il vissuto nella congregazione. Forse, si rendono conto che una tale scelta fa soffrire le persone vicine, a loro care. Continuano a vivere con sacrifici e sperano che un giorno le cose cambino. I pastori devono capire che questi fratelli, anche se lontani dalla congregazione, continuano ad avere una condotta morale degna di qualsiasi altro cristiano attivo. Paradossalmente, pur desiderando rientrare, oppongono resistenza a chi cercasse di soccorrerle, in particolare ad  alcuni anziani che non vedono in modo positivo.

Si deve tenere in considerazione che chi ritorna non è mai com’era prima. Molte cose sono cambiate in questi anni di lontananza. Quando rientreranno non vedranno più le cose come un tempo. Devono perciò riadattarsi ai tanti cambiamenti e questo potrebbe comportare altre ricadute. E’ importante che in questa fase la congregazione mostri molta comprensione.

Se c’é una cosa che l’uomo non potrà mai rimuovere dalla sua memoria è la sua dimensione spirituale. Siamo fatti a immagine di Dio. Questa immagine morale e spirituale, più è assente, tanto più esercita una potenza maggiore a livello conscio.

Un bellissimo articolo della Torre di Guardia del 15-8-2014 incoraggiava coloro che un tempo erano anziani di congregazione a ritornare e a rafforzare i propri fratelli.

 Spesso i fratelli che tornano a servire come anziani diventano pastori anche migliori di quanto non fossero prima. “Ora capisco meglio come aiutare chi commette un errore”, ha detto uno di questi anziani. Qualunque sia stato il motivo, ricorda che come anziano eri in grado di aiutare maggiormente gli altri: li rafforzavi con i tuoi discorsi, li incoraggiavi con il tuo esempio e li aiutavi a perseverare nelle prove con le tue visite pastorali. Quello che facevi come fedele anziano rallegrava il cuore di Geova, e senza dubbio anche il tuo (Prov. 27:11). Provi il desiderio di ritornare e rafforzare i tuoi fratelli? Geova sarà sempre al tuo fianco per sostenerti in questa decisione.

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