SALMO 107

Il salmo della speranza

In occasione dello Yom Ha-Azmaut (festa dell’indipendenza di Israele) molti ebrei recitano di sera una preghiera che si apre con la lettura del Salmo 107. Generalmente questo Salmo viene letto come un inno alla gioia l’ultima sera di Pesach (Pasqua ebraica).

Secondo Rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova, in un articolo pubblicato su Moked, il portale dell’ebraismo italiano, è sorprendente questo testo della Bibbia per le parole iniziali di ringraziamento sulla bontà del Signore.

Per il rabbino capo di Genova, il Salmo 107 riporta quattro pericoli: 1- i viaggi nel deserto; 2- le tempeste in mare; 3- le gravi malattie; 4- la prigionia.

Questa mizvah (comandamento) di apprezzamento a Dio è un dovere religioso per gli ebrei. Diversi commentatori ritengono che il contesto del Salmo riguardi ogni uomo scampato a un pericolo di morte. Si tratta dunque di un Salmo universale. Altri, invece applicano le situazioni descritte nel Salmo 107 esclusivamente alla storia del popolo ebraico.

In esso vedono un riferimento alle esperienze storiche dell’antico Israele. Un rabbino vissuto a Toledo nel 14° secolo, applica questo Salmo al tempo della “riunificazione dei dispersi”. Alcuni hanno una visione moderna di questo Salmo, vedono un riferimento ai sopravvissuti della Shoah che hanno raggiunto l’agognata Terra d’Israele, superando i pericoli incontrati nei lunghi viaggi affrontati sia per mare che per terra.

Alcuni si sentono come prigionieri tra le mura di questo sistema di cose e vi girano intorno come automi senza speranza, con lo sguardo perso nel vuoto.

Perché noi di inattivo.info siamo particolarmente interessati al Salmo 107? Innanzitutto, preferiamo non addentrarci in campi teologici o esegetici del Salmo. Ci interessa, perché le parole di questo Salmo si riflettono in quei cristiani che stanno soffrendo in questo mondo, ma che sono lontani da Dio o che sono tornati da lui recentemente.

  • Chiunque può comportarsi slealmente e farci inciampare, ma non Geova il cui amore leale è per sempre. Possono confermarlo quelli che Geova ha strappato da una condizione oppressiva. (vs.1,2)
  • La lontananza non è un problema per Geova, possono anche viaggiare, in senso spirituale, nel deserto di questo mondo, provare fame e sete, essere così sfiniti da venir meno. In qualsiasi luogo vagano, lui li cerca e poi li raduna col suo popolo. (vs.3-5)
  • Angosciati nella più profonda oscurità, prigionieri delle afflizioni, questi cari fratelli lontani, hanno pregato Geova e lui li ha indirizzati dalle persone giuste nei posti giusti al momento giusto per essere ristorati e saziati col cibo spirituale. (vs.6-10)
  • Per essersi comportati in maniera non gradita a Geova, si sono allontanati trovandosi in mezzo a tante difficoltà. Nella loro caduta non c’era nessuno per aiutarli. Implorarono Dio di salvarli. Così Geova ha tolto le loro sbarre di ferro e spezzato le porte di rame in cui si trovavano rinchiusi simbolicamente. Per mezzo della sua Parola li liberò dalle trappole in cui erano caduti. Ora è il tempo di ringraziarlo e di glorificare sia le sue potenti opere creative che gli atti di liberazione. (vs.11-24)
  • Alcuni di questi fratelli lontani hanno constatato personalmente la furia delle tempeste che si sono abbattute nella loro vita. Nonostante le loro abilità e la loro esperienza nulla hanno potuto, vacillavano come ubriachi, spinti qua e là dalle onde di questo mondo. Si rendano le grazie a Geova per aver acquietato il mare, i venti tempestosi e le difficoltà di questo sistema di cose e per averli guidati in porti sicuri, come le congregazioni. (vs.25-31)
  • Ora che si trovano al sicuro, radunati con il suo popolo e in mezzo al consiglio degli anziani, possono raccontare le vicissitudini che hanno affrontato e le benedizioni ricevute che hanno trasformato la loro personalità: deserti in fiumi, luoghi aridi in sorgenti, terre desolate in paesi fertili, la terra arsa in sorgenti di acqua. Com’è cambiata la condizione di questi fratelli lontani ora che sono tornati a Geova. (vs. 32- 38)
  • Ora che vivono in sicurtà, Geova getta nel disprezzo chi li disprezza, chi li osteggia, chi li opprime. No, non sarà più come prima, ora questi fratelli non più lontani, ma vicini a Geova e al suo popolo sono benedetti da lui che li ha recuperati e riabilitati. Se ne rallegrano e hanno motivi per esultare e per riflettere attentamente quanto sia stato buono Geova con loro, di una bontà amorevole, di un amore grande e leale (vs.39-43)

“Rendete grazie a Geova perché è buono”. (Salmo 107:1)

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