Saper riconoscere gli errori propri e chiedere scusa

Quando si ha torto bisogna ammetterlo

Il conflitto è inevitabile, in particolare quando si presentano opinioni diverse. “Fare discepoli” o dare “testimonianza del Regno di Dio” implica una divergenza di opinioni, a volte molto forte. Pur non potendo evitare il conflitto, si può imparare a gestirlo bene.

La discussione deve rimanere sull’oggetto non sulla persona, non deve minacciare la relazione. Se la discussione diventa animata, si deve far comprendere all’interlocutore lo stato d’animo e le emozioni che la discussione ha provocato.

Non dobbiamo sferrare colpi bassi quando la conflittualità diventa tesa usando informazioni riservate per ferire l’altra persona. Pur non condividendo le idee, bisogna mostrare empatia, saper comprendere perché uno la pensa in quel modo. Se possibile cercare un punto in comune, tralasciando quelli discordanti.

Quando ci si rende conto che non si ha ragione è saggio fermarsi, abbiate il coraggio di ammettere il torto, di dire: “Ho sbagliato, scusa”.

Scusa: sono solo cinque lettere, di cui si fa una gran fatica a pronunciarle. Restano intrappolate in gola, le farfugliamo, proviamo più vergogna di quando diciamo una parolaccia. Pensiamo erroneamente che chiedere scusa rovini la nostra reputazione, sia segno di debolezza o che danneggi la nostra posizione.

Siamo protesi a voler sempre ragione. La riluttanza a chiedere scusa forse è dovuta al fatto che altri hanno commesso errori nei nostri confronti e non hanno sentito il bisogno di doversi scusare. Ci lasciamo condizionare e facciamo così anche noi quando sbagliamo.

Ammettere un torto significa scendere dal piedistallo dell’infallibilità. Riconoscere gli errori e chiedere scusa è un ottimo investimento. Impressiona la controparte, anche se questa, spiazzata, non lo fa capire subito. Inoltre aiuta a voltare pagina. Comunque, chiedere scusa non è facile nemmeno farlo bene.

Per prima cosa occorre evitare di aggiungere scusanti. Queste presentano il rischio che l’interlocutore scambi il gesto per un tentativo di giustificare l’errore o la colpa. Dire contemporaneamente scusa e giustificarsi può irritare.

Chiedere scusa è intelligente ed impressiona. Ciò non significa che le attenuanti debbano essere ignorate o taciute. Significa solo esporle in un secondo tempo, a mente fredda.

Nessuna litigata deve avere un approccio fisico troppo vicino, se non per un abbraccio dopo le scuse sincere

Inoltre, le scuse devono essere sincere badando anche alla forma. Ammettere gli errori può farci perdere nell’immediato punti; ma alla lunga è meno dannosa della difesa ad oltranza di posizioni errate. Nulla convince della nostra buona fede quanto un’onesta ammissione. Occorre peraltro evitare l’estremo opposto di chi si scusa continuamente: alla lunga diventa una lagna.

L’ostacolo più grande che impedisce di ammettere un errore è l’orgoglio.

Abigail, una donna saggia dell’antico Israele, è un esempio di quanto sia efficace chiedere scusa, anche se lei si scusò per un errore commesso dal marito (1 Samuele 25:2-35). Quando gli astanti lo accusarono di avere oltraggiato il sommo sacerdote, l’apostolo Paolo ammise subito il suo errore (Atti 23:1-5).

Le sincere espressioni di rammarico favoriscono il dialogo. Le scuse possono aiutarci a fare la pace e possiamo avere l’occasione di fare conversazioni costruttive. Anche quando riteniamo di avere ragione, il punto non è chi ha ragione o torto, ma chi prenderà l’iniziativa per fare la pace.

Se siamo sinceri le nostre scuse includeranno l’ammissione del torto, la richiesta di perdono e lo sforzo di compensare nei limiti del possibile il danno arrecato. A sua volta chi è stato offeso dovrebbe prontamente perdonare chi ha fatto il torto se questi è pentito.

È ovvio che i cristiani rispettano e onorano chi occupa posizioni di autorità. Tuttavia non devono scusarsi perché ubbidiscono a Dio e perché amano i propri fratelli. La scelta dell’inattività può essere dovuta a una mancanza di scuse da parte tua o di un fratello nei tuoi confronti?

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