SBERLE che fanno male

Non è una gran bella cosa vedersi appioppare una sonora sberla. Non solo provoca dolore, ma si fa fatica a rimanere in piedi, a volte si cade rovinosamente.

Siccome ci occupiamo in maniera specifica dei testimoni di Geova “inattivi” e degli anziani di congregazione, circoscriviamo questo articolo alle sberle morali, psicologiche e spirituali che si potrebbero ricevere in ambito congregazionale.

In particolare, ci riferiamo a quel rigurgito di rabbia o risentimento che si prova per un trattamento che si ritiene ingiusto o a quelle dolorose fitte di fallimento, delusione ed emarginazione. Queste non sono sberle che finiscono nel dimenticatoio, perché sono sberle che stordiscono, che fanno perdere i sensi e lasciano inebetiti per molto tempo.

Si tratta di sberle che uno non si aspetta e che più delle volte non si meritano. Schiaffoni che provocano delusione, shock, tristezza, rabbia, ansia, offesa, terrore, colpa, risentimento, forse perfino odio, disperazione o disgusto.

A volte per riprendersi da un ceffone si fa affidamento a certi pseudo consiglieri dello spirito, ai mercenari teocratici, agli spargitori di odio. Il risultato? Altri schiaffoni!

REAZIONI ALLE SBERLE

  • Fingere la realtà, mancanza di disponibilità a parlarne.
  • Si prova risentimento, indignazione, furia. Ci si sente indignati per il tradimento.
  • Stringere patti per modificare quanto successo. Sono pie realtà illusorie.
  • Si prova tristezza, dispiacere, rammarico, paura e ansia.
  • Si smette di lottare.

AIUTO PER SUPERARE IL PROBLEMA

  1. Essere empatici e gentili con noi stessi. Basta critiche e giudizi negativi verso se stessi.
  2. Cercare un punto fermo. Rimanere fermi in attesa che passi la tempesta. Non prendere decisioni in questo periodo burrascoso.
  3. Impegnarsi in qualcos’altro. Non si può tornare indietro e disfare tutto. Ma si può cambiare atteggiamento. Trovate uno scopo per andare avanti.
  4. Non perdete il contatto con le altre cose della vita. Ci sono cose straordinarie da fare nella vita di tutti i giorni. La vita offre sempre qualcosa di cui vale la pena vivere.

NON SEMPRE SI POSSONO RISOLVERE I PROBLEMI CON L’USO DELLA RAGIONE. A VOLTE SI DEVE VELEGGIARE TRA LE ONDATE DELLE EMOZIONI SENZA FARSI TRAVOLGERE.

Cerca i tre aspetti più importanti della vita: presenza, scopo e privilegio. Sii coinvolto e aperto verso le attività spirituali. Non farti “catturare” dal flusso dei pensieri nocivi della mente. Più sei “attivo” o presente e più diventi abile a padroneggiare la mente.

Essere impegnati costantemente nelle attività di congregazione ti dà uno scopo per andare avanti. Se non ci riesci, creati uno scopo personalizzato che ti dia un senso di appagamento. Ricorda che, prima o poi, il meglio arriverà. Se non in questa vita, nell’altra, nel nuovo mondo dove si vivrà in eterno.

Il privilegio è per pochi. Non prendere per scontato il privilegio della vita. Essa non è fatta di soli problemi da risolvere a ogni costo. Non permettere alla mente di “protestare” per ogni difetto e ingiustizia. Anche in mezzo alle peggiori avversità è possibile godersi la vita.

Uno dei momenti più belli per chi soffre è quello di aiutare chi soffre. Ci sono molte cose da assaporare, apprezzare e festeggiare, anche se ci troviamo in un momento di grande sofferenza. Aiuta gli altri e Dio farà sì che gli altri ti aiutino.

Non tutti i fratelli sono indifferenti alle tue sofferenze. Non dire che non hai nulla a chi ti siede accanto. Condividi con persone affidabili i tuoi sentimenti. Fratelli del genere ce ne sono in ogni congregazione, forse ti potrà aiutare chi meno te l’aspetti. Prima di ascoltare gli altri fai uno sforzo per ascoltare te stesso.

Il resto della congregazione non è impassibile al tuo dolore, forse non sanno come comportarsi. Forse temono una tua reazione negativa. Vorrebbero starti vicino ma non sanno come farlo. Non vedere tutto in negativo. I fratelli non sempre riescono a manifestare i propri sentimenti, ma sappi che ti vogliono bene comunque.

Certo, alcuni diranno cose inappropriate, useranno modi e parole sbagliate, ma tutto questo è solo un tentativo per aiutarti, per starti vicino. Pensa agli apostoli e a quanto di sbagliato dissero e fecero con Gesù. Nonostante ciò Gesù sapeva che lo amavano.

Quando Gesù fu schiaffeggiato dal sinedrio si seppe controllare. Perciò non irritarti, non offenderti e non sentirti ferito. Spesso non ci rendiamo conto del perché di certe cose.

I fratelli non sempre sanno di cosa effettivamente hai bisogno quando stai male. Il fatto che cercano di venirti incontro, pur sbagliando, è già di per sé una buona cosa. Vuol dire che loro ti “vedono”, nel loro cuore sei presente, capiscono che stai soffrendo, anche quando il loro approccio non è dei migliori.

Anche se non riescono nel loro intento, tu puoi farcela, tu sai di cosa hai effettivamente bisogno. Se vuoi una mano amorevole devi per primo essere amorevole con te stesso. Il primo a venire in tuo soccorso devi essere tu stesso. Non aspettare Godot.

Se vuoi compassione devi essere compassionevole con te stesso. Se vuoi misericordia sforzati di mostrarti misericordia. Se vuoi comprensione sii comprensivo con te stesso. Ti puoi aspettare queste e altre qualità dagli altri soltanto quando le manifesterai con te stesso.

Il dolore di una sberla non è per sempre. Non allungargli i tempi e non dargli spazio per ulteriore dolore. Dagli il tempo per esaurirsi.

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