Scappati di casa

Scappato di casa indica chi si dà alla fuga per paura, per evitare un pericolo, una punizione, oppure chi fugge dal luogo in cui ci vive, sottraendosi ai propri doveri civili, morali e sociali. La Bibbia parla di uno scappato di casa.

Un tempo inutile, ora è diventato utile. Per pagarsi il viaggio di 1.400 chilometri, ruba i soldi al suo padrone. Da schiavo letterale diventa uno schiavo spirituale. Scappato dalla casa d’origine si trova in una casa prigione, dove conosce un prigioniero speciale che gli garantisce una libertà eterna. Cambia condotta e diventa libero in senso spirituale, ma non in senso carnale. Ci sono delle leggi in materia di schiavitù molto severe che vanno rispettate. Chi scappava di casa veniva marchiato a fuoco sulla fronte con la F di fugitivus. Per questo motivo, chi lo ama come un figlio lo rimanda al suo legittimo proprietario. Lo scappato si convince e ritorna a casa.

Lo scappato di casa è lo schiavo Onesimo e Filemone è il suo padrone. Onesimo accettò la fede cristiana grazie a Paolo che lo ospitò nella sua casa di prigionia. Ora scrive una lettera accorata a Filemone, suo grande amico fraterno: “Ti esorto riguardo a mio figlio, del quale sono divenuto padre durante la mia prigionia: Onèsimo, che un tempo non ti era utile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi è così caro. Comunque non voglio fare nulla senza il tuo consenso, affinché il bene che farai non sia fatto per forza, ma volontariamente. Forse in realtà è per questo che lui è rimasto lontano da te per breve tempo: perché tu potessi riaverlo per sempre, non più come schiavo ma come qualcosa di più, come un caro fratello, particolarmente caro a me ma ancora di più a te, sia nella carne che nel Signore”. (Lettera a Filemone)

Uno scappato di casa moderno. A Hong Kong un pioniere avvicinò un ragazzo sulla trentina e gli offrì un volantino. Il ragazzo si commosse. Spiegò che era cresciuto in una famiglia di testimoni di Geova, ma che all’età di 16 anni era scappato di casa. Per cinque anni aveva vissuto per strada e aveva fatto uso di droghe, fino a quando era stato aiutato da un’organizzazione di volontariato.

Quella mattina aveva chiesto a Dio in preghiera: “Se la religione che seguivo da piccolo è quella vera, ti prego di darmi un segno oggi”. Quando incontrò il fratello pensò che la sua preghiera fosse stata ascoltata. Entrarono in un bar che si trovava lì vicino e considerarono delle informazioni tratte dall’opuscolo Ritorna a Geova. Tornato in Francia, dopo qualche tempo, il ragazzo scrisse al pioniere: “Mio caro fratello, Geova ha risposto alle mie preghiere. Domenica andrò nella Sala del Regno più vicina”. Dopo aver preso contatti con i fratelli del posto, iniziò a studiare la Bibbia e a frequentare le adunanze.

Non è vero che tutti gli scappati non tornano più a casa.

A volte alcuni di loro ritornano.

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