«Scuse anticipate» per non tornare

Alcuni che si sono allontanati provano ansia solo a pensare a un loro ritorno nella congregazione. Credono di non riuscirci, perché si convincono che un tale passo li condurrà a un nuovo fallimento, con tutte le conseguenze psicofisiche che ne deriverebbero.

Questo timore rende ancor più probabile la sconfitta. Vediamo tutto nero: anziani oppressivi, fratelli che ci compatiscono, parti e commenti alle adunanze che ci prendono di mira, difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti strutturali, scarsa disponibilità ad aiutarci dei fratelli, predicazione difficile. Ci rassegniamo a una ipotetica sconfitta ancor prima che avvenga.

Questo succede quando siamo stati già delusi in passato. Oppure, non siamo in grado di affrontare lo stress che un eventuale ritorno comporterebbe. Non è facile riprendere ciò che avevamo lasciato. Molte cose sono cambiate. Però, provate a riflettere: quando abbiamo conosciuto la verità abbiamo fatto enormi cambiamenti senza esperienza e con poca conoscenza. Non ci riusciremmo ancor di più oggi con tutta l’esperienza e la conoscenza accumulata in tutti questi anni? Come allora, Geova ci darà il suo spirito per riuscirci. Allora, perché alcuni si preoccupano già in anticipo?

Perché questa preoccupazione fa da misura cautelativa. Ci proteggiamo dal giudizio degli altri e da un’eventuale delusione. Aspettandoci il peggio pensiamo di evitare una nuova dolorosa ferita. Questa strategia non funziona. Ci mettiamo in una condizione talmente negativa, che come la Legge di Murphy (“Se qualcosa può andar male, lo farà”), probabilmente influirà negativamente sul nostro futuro. Si parte male per finire peggio. C’è il rischio che non sfruttiamo appieno le nostre potenzialità. Chi pensa di fallire, ha già fallito.

Se ci convinciamo che dopo una rottura con alcuni della fratellanza, non riusciremo più a riallacciare rapporti fraterni con altri, chiuderemo in anticipo le porte della disponibilità. I fratelli quando percepiranno la nostra ritrosia e i nostri dubbi, reagiranno con riluttanza a venirci incontro. Difficilmente si faranno carico di noi.

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Il meglio arriva quando smettiamo di remargli contro.

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Le strategie di evitamento per paura di essere di nuovo delusi creano solo ansia anticipata, che non ha motivo di esistere. Inoltre, l’ansia da fallimento anticipato, reca confusione e induce con azioni inefficaci a fare scelte sbagliate, che accentuano la sensazione di disordine interiore.

Le congregazioni e soprattutto gli anziani devono sapere in anticipo dell’ansia anticipata di un fratello che vorrebbe ritornare. Devono essere preparati a superare questa difficoltà, rafforzando e rassicurando l’animo e il cuore di questi fratelli. Un atteggiamento positivo favorirà senza alcun dubbio l’inserimento, evitando quell’ansia da fallimento che potrebbe condizionare già in anticipo la scelta di questi fratelli. Gli anziani devono manifestare lo stesso spirito di Paolo: “Voglio che siate liberi da ansietà”. (1 Cor 7:32).

Per prevenire l’ansia anticipata, Geova ha dato la garanzia che chi spera in lui ci riuscirà, perché “la speranza non conduce alla delusione; poiché l’amore di Dio è stato versato [in anticipo] nei nostri cuori, mediante lo spirito santo, che ci è stato dato”. (Rom 5:5). 

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