Secondo l’Istat, il 70 per cento degli italiani è analfabeta

Sanno discutere, leggere, guardare la TV, ascoltare, MA NON CAPISCONO. Sono incapaci di ricostruire ciò che hanno ascoltato, letto, o guardato in tv e sul computer. Colgono barlumi, lampi di parole privi di significati e di logica e molto spesso neanche se ne accorgono.

È sconcertante, e si fa fatica ad accettare questi dati. Siamo capaci di fare a malapena un’analisi elementare degli eventi e abbiamo una capacità di afferrare e valutare appena basilare. I dati Istat si riferiscono agli “analfabeti funzionali”, gli italiani che si trovano sotto il livello minimo di comprensione nella lettura e nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Molti attribuiscono la colpa alle tecnologie elettroniche che stanno modificando un po’ dovunque il livello di comprensione. Altri, invece, l’attribuiscono alle élite culturali, decenni fa avevano gli strumenti per capire e per prevedere gli scenari futuri e non lo hanno fatto o lo hanno fatto male. Nel frattempo si è tolta linfa vitale alle scuole, agli istituti culturali, agli enti teatrali e lirici, alle orchestre.

(Vedi in pdf il censimento ISTAT)

Ormai sui social si ragiona in due modi: vero o falso. Non esiste più il ragionamento basato sul dubbio o sullo scetticismo. Chi dubita smette di pensare in termini di vero o falso, si pone domande che poi sono alla fonte della conoscenza. Ogni cambiamento importante si basa su una premessa: mettere in discussione ciò che si crede di sapere.

Nel nostro paese circa il 25 per cento della popolazione non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non è che la scuola renda intelligenti, però fornisce gli strumenti idonei per sviluppare le proprie qualità intellettive. La regione più analfabeta è la Basilicata, con il 13,8%, seguita dalla Calabria (13,2%). Sorprendentemente, alcune di queste regioni hanno un alto tasso di laureati: la Calabria, per esempio, ha più laureati della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia Romagna e del Veneto. Catania con l’8,4% è la grande città più analfabeta d’Italia seguita da Palermo (7,4), Bari (6,7) e Napoli (6,2).

Secondo questi dati il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non è mai andato al cinema, al teatro o a un concerto. L’unico legame con l’informazione è la televisione. Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate. Oppure sono giovanissimi che stanno a casa dei genitori senza lavorare né studiare. O, ancora, provengono da famiglie dove sono presenti meno di 25 libri. Si tratta di persone prive delle competenze richieste in varie situazioni della vita quotidiana. Pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riescono a elaborare e utilizzare le informazioni. (Vedi anche l’indagine Piaac, riportata dal sito L’Espresso)

C’è da mettersi le mani nei capelli. Siamo messi proprio male con la cultura e la comprensione perfino delle informazioni più semplici. Non siamo in grado di spiegare o di riassumere quanto abbiamo letto, sentito o guardato in TV. Figuriamoci poi la comprensione e la spiegazione della conoscenza biblica! Dai dati emersi, se non siamo capaci nemmeno di fare una sintesi corretta di una partita di calcio, immaginiamoci quale riflessione profonda sono in grado di fare della Parola di Dio la stragrande maggioranza degli italiani.

Una volta si combatteva il disagio sociale con l’istruzione. Evidentemente oggi l’istruzione non viene percepita come tale. L’istruzione è stata sostituita dal denaro, lo strumento con il quale si può raggiungere il successo. Più soldi e meno istruzione se vuoi riuscire nella vita. Il risultato di questo modo di ragionare ha creato una spaccatura fra chi è colto e chi no. I colti si arroccano nei pochi avamposti culturali sopravvissuti, gli altri denigrano e delegittimano la conoscenza. Siamo fra Cristo e Barabba.

L’ALFABETISMO BIBLICO NELL’ANTICHITA’

Nell’antichità fra il popolo di Dio c’era un alto grado di alfabetismo. Mosè scrisse i primi cinque libri della Bibbia. Il suo successore, Giosuè, ricevette il comando di leggere le Scritture “giorno e notte”. Inoltre, Dio ordinò che i re di Israele, una volta saliti al trono, scrivessero una copia della Legge per sé e la leggessero ogni giorno. — Giosuè 1:8; Deuteronomio 17:18, 19. Amos era un allevatore di pecore e Michea era un profeta di un villaggio rurale; eppure entrambi scrissero libri della Bibbia. Anche gli apostoli sapevano leggere e scrivere; infatti nei loro scritti citarono le Scritture Ebraiche e vi fecero riferimento centinaia di volte.

Il Creatore, Geova Dio, ha dotato l’uomo della capacità di leggere e scrivere. Ma questa capacità non si acquista senza sforzo. La più grande ricompensa è quella di prendere in mano la Parola di Dio, conoscerla, capirla, applicarla e spiegarla correttamente. Siamo sicuri che oggi noi tdG siamo in grado “di maneggiare rettamente la parola della verità”? (2 Timoteo 2:15) In che modo maneggiarla rettamente ci aiuta ad aiutare i fratelli “lontani”?

E che dire dell’analfabetismo emotivo che si riscontra nelle congregazioni? Quanto siamo capaci di insegnare ai fratelli a saper educare i loro sentimenti e a gestire le loro emozioni? Di questo ne parleremo in un prossimo articolo.

 

I nostri articoli sull’analfabetismo biblico contemporaneo:

 

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